I versi tra le dita. Braille e Lis lingue sorelle della poesia

[di Silvia Vecchini]

Lo scorso anno ho lavorato diverse volte sulla poesia dedicata ad Hansel e Gretel contenuta nel libro In mezzo alla fiaba. Il tema dei fratelli attraversa anche il libro Poesie della notte, del giorno, di ogni cosa intorno, ma nei testi nati dall’ascolto profondo delle fiabe si è condensata in pochi versi. Sono questi.

A tutti servirebbe un fratello

che nel momento più scuro

esca di nascosto

e riempia le tasche,

che nel bosco resti al tuo fianco

e lasci cadere a ogni passo

un sassolino bianco.


Più volte ho fatto notare ai bambini l’immagine densa e precisa di Arianna Vairo. Il bosco reso con poche linee nere, quasi le sbarre di una gabbia. I profili, l’occhio dello stesso colore.

Hansel più alto. A fianco, ma più avanti.

- Per vedere che succede, propone un bambino.

- Per capire se è la strada giusta, dice un altro.

- Per proteggere, aggiunge un altro ancora.

Hansel è bianco. Anche qui i bambini interpretano:

- È la luce.

- Perché lui vede nel buio.

- È bianco come il sasso che fa cadere.

Su questa poesia i bambini ed io abbiamo pensato, immaginato, scritto insieme durante gli incontri che mi capitava di fare a scuola o libreria. Poi nel mezzo dell’estate è arrivata una notizia. In mezzo alla fiaba ha vinto la sezione Poesia per ragazzi nel premio “Oreste Pelagatti" indetto dall’Associazione Le Lunarie di Civitella del Tronto (TE). Felicità nello scoprire alla premiazione che la stessa giuria avrebbe dato un importante riconoscimento a un libro fuori concorso, un libro che amo tanto e spesso propongo: Ma dove sono le parole (Effigie) di Chandra Livia Candiani.

Ma le sorprese non erano finite. Il bando infatti prevedeva che le opere edite vincitrici fossero tradotte in braille a cura dell’Unione italiana ciechi e ipovedenti di Teramo e le copie messe a disposizione di tutte le biblioteche delle città italiane dove è presente una sezione. Un gesto a richiamare l’attenzione sull’accessibilità e fare sì che la poesia sia sempre più vicina. La lettura in braille, ha ribadito il presidente della sezione consegnandomi una copia tradotta del mio libro, permette un rapporto diretto con il testo e non mediato dalla voce, una fruizione più personale e intima. Mi ha assicurato che prepareranno anche delle stampe con immagini di Arianna ingrandite per i bambini e i ragazzi ipovedenti.

Ed ecco qua. Per il momento questi puntini preziosi. Riconosco una sorta di fratellanza tra la poesia e questo sistema che per scrivere imprime e per leggere sfiora. Questa luce bianca nel buio.

E la notizia mi ha fatto pensare a due fratelli che conosco da qualche tempo. Carlo e Emma che vivono in Sardegna. Ho avuto la fortuna di conoscere Sonia, la loro mamma appassionata di libri illustrati, durante un corso organizzato a Roma dalla casa editrice Sinnos.

Carlo è un bambino affetto da una malattia rara chiamata sindrome di Charge. Ha superato momenti drammatici. È sordo e cieco parziale. Sonia e suo marito Pietro quando hanno capito che Carlo aveva un piccolo residuo visivo, seppur minimo, si sono subito mossi. Prima la Lega del Filo d’oro a Roma dove hanno potuto aprire con lui un canale comunicativo importantissimo attraverso alcuni segni. Poi un insegnante madrelingua a casa, corsi su corsi a Sassari, a Nuoro poi di nuovo a Roma per la didattica italiana per sordi, logopedia, Lis tattile e altro. Ora Carlo ha undici anni, è pieno di voglia di entusiasmo e sta facendo tutti i passi per i prerequisiti al braille che nel prossimo futuro imparerà.

Attualmente studia a casa e i suoi genitori si attrezzano di volta in volta con strumenti, risorse, invenzioni. E alleanze. Come quella con Elisa, insegnante Montessori, assistente alla comunicazione, interprete di lingua dei segni e due educatrici sorde (Valeria Giura e Gabriella Grioli) che ogni due mesi volano da loro per un fine settimana di studio e pratica.

Ma Carlo, oltre a Sonia e Pietro, ha al suo fianco Emma. La sorella più piccola che ha nove anni e che oltre ad essere una specie di sole sole acceso, aiuta Carlo nella sua esplorazione del mondo in mille modi. L’ho vista più volte con il fratello. La cosa che più colpisce di questi due bambini è la vivacità e l’allegria, la loro curiosità e complicità. Sonia e Pietro lavorano ogni giorno per sensibilizzare chi si occupa di eventi, incontri, laboratori perché sia possibile a tutti partecipare. Perché, dice Sonia, “se mettere uno scivolo è ormai quasi scontato, assicurare l’accessibilità a un disabile sensoriale invece non lo è”.

Così, quando ho saputo della traduzione in braille, ho pensato a Carlo che un giorno leggerà questi segni. E a tutto il lavoro che lui e Emma stanno facendo sulla Lis, la lingua italiana dei segni. E mi sono detta che questi due fratelli mi avrebbero potuta aiutare ad aprire ancora una porta alla poesia. La poesia è suono, voce, d’accordo. E in Lis? Il suono dei gesti nel silenzio come sarà? E perché non ascoltare anche questa voce? Ho chiesto a Sonia e a Pietro se avevano voglia di tradurre e leggere un paio di poesie a scelta. Proprio in quei giorni avevano a casa il loro team. Hanno studiato, tradotto in Lis, provato, registrato e montato un video.

Le poesie le hanno scelte loro. Carlo vi leggerà I vestiti nuovi dell’imperatore. Emma, non ci crederete, Hansel e Gretel.

Perché Emma è Hansel che va avanti ed esplora per tutti e due, sta a fianco, getta sassolini perché Carlo non si perda nelle difficoltà ma anche nel bosco nero dell’ottusità e della mancanza di sensibilità che tante volte gli tocca d’incontrare. Ma anche Carlo è Hansel, bianco e luminoso, vede nel buio, brilla nell’oscurità, difende il cuore di Emma perché resti generoso in un bosco dove si viene sbranati per un niente e crescono forti tanti alberi indifferenti. Tutto questo per dire che è stato bello ricevere il premio, bello sapere che gli organizzatori avevano in qualche modo pensato anche a loro. Ma ancora più bello scoprire nel braille e nella Lis le lingue sorelle della poesia e poter passeggiare nel bosco con Carlo e Emma, i miei fratelli maggiori.

Perché le fiabe sono vere.




Nota
Sarebbe bello se l’alfabeto braille e quello della Lis fossero insegnati o almeno presentati ai bambini e ai ragazzi nelle nostre scuole. Un’attività perfetta per ogni classe, che sia presente o no un alunno con disabilità. Perché ritengo che più che con progetti preconfezionati che dovrebbero andare a stimolare atteggiamenti di accoglienza, favorire l’integrazione, combattere il bullismo e via dicendo la vera educazione alle emozioni, ai sentimenti, all’uso della ragione e del dialogo si faccia semplicemente attraverso “buoni incontri”. 
 
Scrive Massimo Recalcati che un “buon incontro” è quello che apre, moltiplica i mondi. E l’incontro con l’alfabeto braille e quello della Lis moltiplica il nostro mondo perché lo apre a modi differenti di leggere e comunicare, alla bellezza e all’intelligenza di questi strumenti e alla forza di quanti ogni giorno superano barriere per mettersi in contatto con la realtà, con le parole e il pensiero degli altri.
 

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