L'amore non è cieco

Si dice che l'amore sia cieco,senza pensare che alla cecità corrisponde una fra le forme più altedi veggenza: la capacità di vedere, con un occhio interiore, quelche gli altri non percepiscono, perché celato, rimosso, proibito,oscuro, negato. I due adolescenti, protagonisti di Moonrise Kingdom di WesAnderson (2012), accecati dall'amore, al punto diorganizzare una fuga, sembrano gli unici dotati di sguardonella comunità di cui fanno parte, insediata in una stranaisola del New England, a metà fra Eden e campo vacanze (qui e qui due schede del film).

Sam, orfanoin affido, ripudiato dai genitori affidatari imbarazzati dalle sue“stranezze”, una notte scappa dal campeggio scout per raggiungereSuzy, figlia maggiore di una benestante famiglia di avvocati, incontrataper caso un anno prima durante la rappresentazione scolastica dell'operaNoye's Fludd, di BenjaminBritten.

I due dopo essererimasti folgorati e aver trascorso un intero anno a scriversi lettere,raccontandosi con lucidità e verità la propria condizione diestranei fra adulti non si capisce se privi di cervello o storditi damenage depressivi, finiscono per architettare una fuga d'amore, vera epropria ricerca di una armonia originaria perduta condotta, non a caso,lungo un primitivo sentiero tracciato da antichi abitanti indianidell'isola (e qui il surreale berretto da Davy Crockett sfoggiatoda Sam, passa da marchio di ignominiosa stranezza, a fulgentesimbolo di autentica avventura).

La fuga di Suzy eSam (interpretati dai bravissimi Kara Hayward e Jared Gilman), portascompiglio nella comunità, atterrita e impreparata più che davantialla ribellione dei ragazzi, siamo nel 1965, dalla propria incapacità difarvi fronte. Genitori, capi scout, polizia: tutti brancolano nel buio,resi ciechi da una stolta disposizione a non vedere se non quel che sivuole o rientra nella propria idea delle cose. Una forma di stupiditàcomica, surreale, portentosa, che, a fronte della vivida intelligenzadei due ragazzini, dotati di vista straordinaria, costituisce ilnocciolo più autentico di questo film davvero bellissimo.

Del resto,sono gli occhi di Suzy a rapire Sam, al primo incontro. Nell'opera diBritten, Suzy interpreta il corvo, uccello della notte e della morte,simbolicamente legato alla preveggenza: nel costume nero, gli occhi enormie splendenti di lei sono a un tempo finestre sulla propria anima e sulmondo. Sam grazie a quegli occhi vede ed è visto: e da questa esperienzafolgorante di riconoscimento, che è l'amore, è tratto in salvo dallasolitudine della propria invisibilità.

Nelle primeimmagini del film, del resto, vediamo i panorami dell'isola e ipersonaggi che la abitano inquadrati dall'ottica di un binocolo. Chilo impugna, scopriamo subito, è Suzy, legata a doppio filo a questostrumento di visione, che costituisce, come lei stessa spiega a Sam,il proprio potere magico: la capacità di vedere le cose prendendoda esse una distanza, ma al contempo, avendo la possibilitàdi osservarle più da vicino.

Ci sarebbe molto dadire su questo film ricchissimo di spunti, dettagli, finissimo nellasceneggiatura (i dialoghi sono magnifici; cosceneggiatore è RomanCoppola, della nota famiglia di cineasti), nelle immagini (di unnitore surreale, astratto, quasi metafisico) e con un cast stellare(Bruce Willis, Harvey Keitel, Edward Norton, Bill Murray, FrancesMcDormand, Tilda Swinton). Il suo regista, attento storicamenteal mondo dell'infanzia e dell'adolescenza (basti pensare a Fantastic Mr. Foxe a I Tenenbaum), si muove conleggerezza, rapidità, destrezza, in equilibrio fra registri che senzaincorerenze o cadute alternano ironia, dramma, comicità, lirismo,profondità psicologica.
Un discorso a parte merita la colonnasonora di Alexandre Desplat, incentrata su due operefamosissime di Benjamin Britten,il più celebre compositore inglese del Novecento:Young Person's Guide tothe Orchestra e Noye'sFludd, mescolate a canzoni come Long GoneLonesome Blues, di Hank Williams, o Le tempde l'amour di Françoise Hardy.


Come Anderson, Britten ha dedicato grandeattenzione ai ragazzi nella sua opera: sia facendonespesso i protagonisti delle sue opere, come in Morte aVenezia o in Il giro di vite, siascrivendo opere loro dedicate (come The Young Person'sGuide to the Orchestra) o partiture pensate per le lorovoci.  Noye's Fludd non èun'opera per bambini, ma è costruita in gran parte sulle loro voci. Sitratta di una rappresentazione musicale che racconta in chiave comica lavicenda di Noè che, aiutato da una squadra di animali e di ragazzi,i figli e le nuore, in vista dell'annunciato diluvio, costruiscel'arca, sbeffeggiato malamente da un coro di pettegole capitanato dallamoglie, incredula della profezia (che saranno poi i ragazzi a portarein salvo, al momento del diluvio).

L'operadi Britten, molto più che un sottofondo sonoro,costituisce l'impalcatura stessa del film,la sua vita segreta sia dal punto di vista dello stile, giocato fraumorismo, innocenza e raffinatezza, sia per i ruoli che vi giocanoadulti e bambini. Il film, non per nulla, si conclude con un'epocaletempesta, che muta i connotati stessi dell'isola dove la comunitàabita. Catastrofe naturale che in modo imprevisto risolve anchele vite dei suoi membri. Insomma, davvero è una sorta di diluviopurificatore, salvifico, quello che si abbatte su questa vicenda. Eanche in questo caso la conclusione positiva del racconto si deve allaserietà, alla fiducia, al coraggio, all'intelligenza dei ragazzi nelfarsi carico della follia, dei limiti e dell'ottusità adulta.


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