Lo sguardo di un altro

[di Giovanna Zoboli]

Professione coccodrillo è un’idea di parecchi anni fa, nata quasi all’inizio della storia di Topipittori. Viene da una immagine di una grande fumettista: un elefante in braghe lunghe, una figura che mi parve rappresentare una ambiguità perfetta. Il soggetto riusciva infatti a essere perfettamente animale e insieme umano. Quando la vidi pensai che sarebbe stato interessante scrivere una storia con un protagonista con quelle caratteristiche. Venne fuori Professione coccodrillo, anche se all’epoca non si intitolava così, anzi, non si intitolava in nessun modo.

Il titolo è nato da poco, quando si è trattato di fare la copertina, a libro quasi terminato. Ho già scritto una storia con un coccodrillo: Dovunque tu sia caro coccodrillo, illustrato da Francesca Bazzurro. In questo libro, però, il protagonista incarna il mistero animale ovvero l'enigma dell'alterità: per esempio comunica con la bambina che lo trova nella lavatrice solo attraverso la telepatia. Qui invece pensai a un animale che stava in mezzo agli uomini come uno di loro.

Questa storia nacque fin dall’inizio senza parole, la vidi come fossi stata al cinema, come una lunga sequenza, e poi la scrissi così come l'avevo immaginata, come si fa con un soggetto cinematografico. Né mai mi è venuta, in seguito, la tentazione di aggiungerle (nemmeno quando mi fu proposto per un'edizione straniera): era chiaro che così  era e così avrebbe dovuto restare. Mi era già capitato una volta di scrivere un soggetto per una storia senza parole uscita nel 2006: Chiuso per ferie, illustrato da Maja Celija. In questa occasione, misi il mio nome nel colophon, accanto alla dicitura "da un'idea di...". E per questo ricevetti una critica: mi fu fatto notare che il libro è di chi l’ha illustrato, io in quanto editor avevo il compito di avere buone idee e rimanere dietro le quinte. Non fui d’accordo allora e non lo sono ancora oggi. Infatti questa volta ho addirittura aggiunto il mio nome in copertina, come autrice: colmo della vanità e della superbia. Quel libro lì, Chiuso per ferie, provocò più di un malumore, chissà poi perché. Certo allora i libri senza parole non sollevavano l'entusiasmo generale come oggi.

La ragione per cui questo libro è uscito ora anziché quando è nata l’idea su cui si basa, è che è passato attraverso alcune mani, prima di finire in quelle di Mariachiara Di Giorgio. Nessuno degli illustratori a cui lo affidammo lo portò a termine; anzi a essere sinceri nessuno di loro fece nemmeno una tavola, uno schizzo, uno scarabocchio. Capita, ed è il segnale che il progetto non ha trovato la propria strada. L’idea che Mariachiara avesse la mano giusta, la ebbi quando vidi la deliziosa illustrazione che fece per Animali in viaggio, la mostra organizzata da Anna Castagnoli e Stefania Camilli presso Zoo, a Bologna, nel 2013: una mostra di cartoline illustrate da 40 illustratori italiani e 15 giapponesi, organizzata da Vànvere Edizioni e LeFiguredeiLibri e ispirata a Libretto postale di Franco Matticchio.

In quell’illustrazione, intorno alla scritta Welcome to Rome, alcuni coccodrilli erano rappresentati in diverse situazioni, intenti in pose da turisti. Riguardandola oggi, posso dire che in questa immagine sono presenti entrambi i libri che Mariachiara ha poi fatto per noi.

Mariachiara Di Giorgio, illustrazione per Animali in viaggio, 2013.

Fu da quel disegno, infatti, che cominciò la nostra collaborazione con lei a cui affidammo prima Due ali, scritto da Cristina Bellemo, poi Professione coccodrillo. Due libri che richiedevano una mano simile, cioè quella di qualcuno in grado di raccontare. E Mariachiara, oltre a disegnare con la stessa facilità con cui respira, è capace di farlo. Ha un talento autentico di narratrice, dono non molto diffuso a ben vedere, pur fra tanti illustratori eccelsi. Per un libro senza parole, poi, si può quasi dire sia l’unico talento davvero necessario. Mariachiara ama raccontare perché ama osservare e descrivere: case, oggetti, persone, situazioni, ore del giorno, luoghi, momenti, atmosfere, animali, piante, facce, gesti, città, architetture. Guardando le sue illustrazioni, si capisce che nulla sfugge alla tenerezza e all’ironia del suo sguardo che è molto acuto e preciso. Insomma, Professione coccodrillo ha atteso parecchio tempo, ma è stato tempo giusto, necessario a far sì che quella trama alla fine incontrasse la sua regista.

Se è vero, infatti, che il soggetto che le ho passato per mettersi all’opera era esplicativo, dettagliato, pignolo persino, la concretezza delle immagini che lei ha realizzato fa sì che oggi, guardando il libro, io abbia la netta sensazione che quella storia potesse essere raccontata solo in quel modo, con quelle luci, quelle ombre, quei tagli, quelle inquadrature, quel talento di scenografa, trovarobe, costumista che lei racchiude in un unico segno. Insomma, sono contenta di avere firmato questo libro in cui quello che c’è di mio non si vede, o meglio lo si vede solo in quel modo che poi è lo sguardo di un altro.

Per gli amanti del dietro le quinte, e per dare una risposta a tutte le curiosità che stanno nascendo e nasceranno intorno al fatto che si firmino parole di un libro in cui poi sono scomparse, ho deciso di pubblicare qui il soggetto della storia che ho scritto così come lo ha letto Mariachiara. Se avete voglia, fate questo esperimento: leggete prima il libro senza parole e poi il soggetto. È un esercizio utile per riflettere su quanto accade in un libro illustrato fra parole e immagini: cosa facciano esattamente le une e cosa le altre. Sarà interessante. Non vi dico nient'altro, perché il colpo di scena finale è una sorpresa.

Mariachiara Di Giorgio, Professione coccodrillo, schizzi preparatori.

È l'alba, e in una grande città la vita pian piano riprende. In un piccolo appartamento di un condominio come tanti, suona la sveglia e il protagonista di questa storia apre gli occhi alla luce e comincia, coi gesti di sempre, la nuova giornata. Ciabatte, bagno, cucina, colazione, doccia, accappatoio, armadio, vestiti... i suoi gesti sono quelli di tutti i giorni. Un po' abitudinari, un po' annoiati e distratti, ma anche affettuosi per le cose che appartengono e si ritrovano.

Una volta pronto, e vestito di tutto punto, viene il momento di uscire. Chiavi da scovare, chiudere la porta, imbarazzo nell'ascensore con qualche inquilino incontrato, sguardo alla casella della posta, e poi, fuori, per la strada. Si alza il bavero perché fa un po' freddo. La via è abbastanza animata. Ci sono persone di vario genere. Bambini che vanno a scuola, negozianti che tirano su la serranda, spazzini, signori anziani, ragazze che corrono a prendere l'autobus, automobilisti, ciclisti, motociclisti. Insomma, il consueto panorama urbano. Il protagonista procede per la strada, un po' nelle nuvole, si ferma davanti a una vetrina a guardare qualcosa che è in saldo e gli serve: uno spazzolino elettrico da denti. Un'auto lo schizza passando in una pozzanghera. Proteste. Intanto arriva alla stazione della metropolitana. Scale, discesa, edicola, biglietto, acquisto del giornale, sosta sulla banchina, attesa. Il treno arriva. La carrozza è affollata.

Anche qui la folla è interessante e quanto mai varia. Il protagonista che è un tipo un po' solitario e riservato, si guarda intorno, poi trova da sedersi e si immerge nella lettura del giornale. All'apparire di una signora anziana si alza e lascia il posto. Alla sua fermata, discesa dalla carrozza, scale. Appare e scompare nel flusso di gente che come una corrente si avvia verso l'uscita. Risalita e ritorno alla superficie: di nuovo la città col traffico, dal panorama circostante si capisce che siamo in una zona più centrale. Le case sono più eleganti, i negozi più raffinati e seducenti. Di nuovo, fermata davanti a una vetrina: quella di un macellaio che ha esposti una serie di polli, anatre, insaccati... Sguardo goloso del protagonista. Accanto c'è anche la vetrina di un pasticcere, con accattivanti dolci in esposizione, ma il protagonista non li degna di uno sguardo. Entra dal macellaio, acquista una bel pollo allo spiedo. Esce col sacchetto, in cui mette anche il giornale, procede lungo il suo percorso che si intuisce abituale anche perché ogni tanto saluta qualcuno. Davanti a un chiosco di fiori si ferma e compra un mazzolino di violette, poi avanti.

Imbocca l'ingresso di un giardino pubblico, percorre un viale alberato, cani che si rincorrono, studenti a gruppi che ciondolano qua e là, impiegati di fretta, qualche coppia di innamorati, un barbone sdraiato su una panchina.

E finalmente il protagonista arriva alla meta. È l'ingresso dello zoo, come si capisce dalla grande scritta che lo annuncia. Entra, ma senza fare il biglietto, saluta la signora della biglietteria a cui vengono regalate le violette, e poi entra in un edificio, poi in uno stanzino che si rivela uno spogliatoio. I vestiti vengono tolti, ripiegati ordinatamente e riposti in un armadietto. Il pollo viene riposto con cura in un ripiano a parte. Le scarpe sotto l'armadietto. Il protagonista rimane nudo ed entra in una gabbia. Ed ecco, comincia la sua giornata di lavoro.

Il protagonista di questa storia è un coccodrillo.

ps

Gli altri personaggi che sono intorno a lui sono umani. Di tanto in tanto, però, mescolati fra la folla per la strada e sui mezzi pubblici, appaiono altri animali: un elefante, uno struzzo, una zebra... anche loro vestiti di tutto punto e diretti al lavoro.

Mariachiara Di Giorgio, Professione coccodrillo, storyboard.

 

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