gli anni in tasca
Tre fratelli Piumini
«Guardavo i castagni, e il movimento delle loro foglie. Guardavo il profilo boscoso del monte Mancinello a ovest. Guardavo il cielo attraversato dagli aerei. Guardavo le farfalle, che anni più tardi, quando l’amico Giuseppe, appassionato entomologo, venne in vacanza con me, imparai a riconoscere: Antocharis Cardamines, Papylio Macaonis, i vari Sathyrus, la Vanessa Ortica, la Vanessa Io […] Ascoltavo le voci delle donne, giù nell’aia, e il gallo che strillava da qualche parte. Seduto contro quel masso, appena dopo l’adolescenza, scrivevo le mie poesie.»
Una cosa che ti scoppia nel cuore
Sudare - cioè correre finché si rimane senza fiato, divertirsi molto e sentirsi liberi- è una cosa che non va bene, nel mondo di Anna. Perché? Perché se no, poi arriva il lupo, o il diavolo, oppure una malattia, e se non arriva una malattia allora è il turno di qualche disgrazia, o di un maleficio. E se non è un maleficio, ecco presentarsi la Madonna e alla fine persino Dio, che vede tutto, a metterti addosso una paura pazzesca se non ti comporti bene. Non comportarsi bene comprende praticamente tutto quello che si fa o si può immaginare di fare.
Conigli bianchi
Un'infanzia fra il Veneto e Londra, fra palazzi nobiliari e concerti rock, tate caratteriali e ragazze au pair dalle abitudini esotiche, incubi notturni e cotte frastornanti, voglia di crescere e desiderio di rimanere bambini. Un racconto coinvolgente e diretto, capace di divertire e commuovere. Una voce limpida e profonda nel cogliere l'essenza di luoghi, personaggi, situazioni. È Conigli bianchi l'irresistibile, delicato romanzo d'esordio di Margherita Emo.
La città è una nave
Il mare. Quel mare cui la città si affaccia. E che si vede sempre. Dappertutto. Che accompagna col suo rumore, i suoi colori. La bambina lo guarda dalla finestra, dalle strade, lo solca insieme al padre sui traghetti. Lo ascolta. Anche quando tutto si ferma, per poi cominciare a tremare con violenza, seminando paura e caos. Entra nei suoi pensieri, li forma, li ritma. Insieme alla città. Il ritratto di un’infanzia che è anche il ritratto di luoghi straordinari e difficili.
Piccolo grande Uruguay
Anni Settanta. Uruguay. La situazione è drammatica: la dittatura ha preso il potere, seminando il terrore con abusi e violenze di ogni tipo, portando l’economia, la società e la vita civile sull’orlo della catastrofe. Alicia vive in prima persona queste vicende. Suo padre, oppositore del regime, è in carcere. E la famiglia è fatta oggetto di continue visite da parte dei militari. Tuttavia, grazie a una madre coraggiosa e alla solidarietà di amici e parenti, le sarà possibile condurre una vita magari non normale, ma intensa e ricca di affetti, giochi, scoperte.
Doppio Blu
Che relazione c’è fra il bambino che si è stati e l’adulto che si è diventati? Cosa fa di noi quello che siamo? Chi siamo quando siamo bambini? E chi, quando diventiamo adulti? È possibile che fra questi due momenti della vita passi uno sguardo?
Un altro me
Cosa significa diventare se stessi? Affrontare la distanza dal mondo fuori di casa, lasciarsi sconvolgere dal rapporto con gli altri e dalla possibilità di essere rifiutati, guardare la propria famiglia senza paura e falsi sentimenti, vivere la propria interiorità nudi ed esposti, senza nascondersi il dolore di voler essere altro da sé. In un romanzo coraggioso e anticonvenzionale, Bernard Friot racconta l’adolescenza di un ragazzo invisibile, studioso e “normale”.
Senza TV
Il giovane Guillaume vive a Bordeaux in un quartiere operaio dove la vita è dura e non fa sconti a nessuno. Non ha il papà e, quel che è peggio, non ha la televisione, di cui a scuola tutti parlano ininterrottamente. Però ha una mamma cinefila e uno zio sindacalista. Così, non ha proprio di che annoiarsi: dimenticate le insipide fiction del piccolo schermo, fra cortei di protesta e pomeriggi in cineteca, incontra l’avventura con il suo sapore seducente e aspro.
Autobiografia della mia infanzia
Alle quattro meno cinque eravamo già in cortile tutti silenziosi, praticamente senza parlare, oltre a Ghetti e me, c’era anche sempre Gianni Pecchini, Luigi Mattioli, e anche un nostro amico soprannominato Gallo, che ha sempre tirato delle belle gheghe (in gergo: tiro molto forte) e anche degli altri, e allora Gallo preparava la palla davanti al garage centrale, come se dovesse tirare un rigore, e a un certo punto Ghetti faceva il segnale che erano le quattro e Gallo tirava quattro spallonate sul garage, sbam, sbam, sbam, sbam, e mentre tutti urlavamo sono le quattro, si i
Io sono il cielo che nevica azzurro
Alle dieci e mezza, alla campanella del richiamo della messa granda, sguscio fuori e solco la neve con bianche scarpine di cuoio e bianche calzette traforate, il golfino incrociato sul vestito di cotone celeste. Ho il cuore in gola e le dita rattrappite, per trattenere le scarpe e non scivolare. Ma sono esultante, e ammirata. Ammirata di me stessa. Sto facendo esattamente quello che voglio. In chiesa, ascolto composta la messa, nessuno mi tira le trecce, nessuno mi dice niente.
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