Andare alla radice

Il 3 febbraio sulla pagina Facebook di Scuola Radice. Piccola scuola di campagna è uscito un post di Alessia Napolitano in merito alla scuola che a settembre aprirà a Carpi, Scuola Radice, appunto, fortemente voluta e progettata dalle sue fondatrici: Alessia, Chiara Franzil, Silvia Bertoncelli. Ilaria Zannoni. Di questa scuola, del suo progetto su questo blog abbiamo già parlato lo scorso anno, in due post che trovate qui e qui. Il tema delle scuole alternative ci interessa molto, da una parte perché il tema della didattica riguarda una larga parte del nostro pubblico, bambini, ragazzi, insegnanti, famiglie; dall'altra perché sempre più i temi della scuola, della didattica, dell'istruzione, dell'educazione sono diventati centrali per le persone nella riflessione sociale e politica sul futuro del Paese. La riflessione di Alessia Napilitano ci è parsa rispettare tutta la complessità del discorso sulle scuole parentali, del loro rapporto con la didattica e con la scuola pubblica. Per questo abbiamo chiesto il permesso di poterla pubblicare sul nostro blog, convinti che travalichi il caso della singola esperienza per offrire spunti a tutti coloro che sono interessati a questi temi. Ringraziamo Scuola radice per avercelo accordato.

[di Alessia Napolitano]

In questi giorni c'è un gran fermento intorno alle scuole: è per molti giunto il tempo di iscrivere i propri figli alla primaria e ogni istituto apre le porte ai genitori e ai bambini per presentarsi al meglio come è giusto che sia.
 Anche Scuola Radice, pronta a decollare a settembre 2017, riscuote l'attenzione e l'interesse non solo di molte famiglie, ma anche dei giornali locali.

È di oggi l'articolo de Il resto del
Carlino di Modena che fa seguito a un pezzo pubblicato su La Voce e Il Tempo di Carpi qualche settimana fa. 
Ora noi siamo ben felici di un simile interesse, ma riteniamo sia doveroso fare alcune precisazioni e alcune riflessioni in merito a quanto
scritto dalle giornaliste fino a ora.

Il resto del
Carlino di Modena, 3 febbraio 2017.

Comprendiamo le ragioni che muovono lo spirito giornalistico di alcune piccole testate: in un periodo storico dove si legge poco e quindi poco si è allenata l'attenzione alla parola scritta, un articolo di portata minore come quelli dedicati, in genere, alla scuola deve essere breve e solleticare la curiosità del lettore ( mica come queste mie pappardelle!). 
Risulta quindi difficile esaurire in poche righe il complesso e articolato progetto pedagogico che anima scuola Radice.
 L'impressione però è che in quelle poche righe si tenda, in generale, a puntare l'attenzione su tematiche di minore importanza che tuttavia più di altre, hanno alimentato le polemiche sulla Scuola Pubblica (chi frequenta le piattaforme virtuali lo sa bene) come per esempio l'assegnazione o meno dei compiti a casa (come se il discorso si articolasse poi sul tutto o niente), sugli orari delle lezioni, sulla "centralità" del bambino nei processi di apprendimento (ma qui mi viene da domandare: come può un bambino non essere al centro anche nella Scuola Pubblica in quanto soggetto agente e pensante nella costruzione del proprio sapere? Come abbiamo appreso noi a leggere e a scrivere se non per mezzo dell'esercizio della nostra volontà? Non sarebbe più corretto parlare invece di ascolto e di apprendimento cooperativo, o di maestre che tornano ad essere "al 
centro" o "centrate" in quanto guide ispirate e competenti?).

Essendo dunque questi i punti infuocati di una discussone - lasciatemelo dire - piuttosto superficiale, che schiera molte famiglie contro la Scuola Pubblica, si tende a parlare delle "esperienze d'istruzione parentale" (questo il termine corretto) puntando il focus su aspetti come compiti, orari flessibili ecc, tralasciando invece, nel caso specifico di Scuola Radice, quelli che sono i punti davvero salienti e rilevanti di un progetto pedagogico che non oserei nemmeno chiamare innovativo, ma piuttosto sperimentale, dove cioè la ricerca di nuove possibilità in ambito educativo sono praticate con coraggio e determinazione a causa - e proprio a favore - di una maggiore libertà da alcuni vincoli burocratici ( sappiamo bene infatti quanto le ultime riforme cosiddette della Buona Scuola non vertano tanto su istanze pedagogiche, ma piuttosto organizzative ed economiche),

Il logo di Scuola Radice, disegnato da Anna Walker.

Quali sono dunque per noi i punti da mettere in evidenza di Scuola Radice? 
In primis, che il nostro modello pedagogico di riferimento è quello descritto ne Le indicazioni nazionali per il curriculum ( scaricabile dal sito del MIUR) , ovvero quel testo a cui tutte le scuole pubbliche devono fare riferimento.
 In secondo luogo, che Scuola Radice aspira a diventare una Scuola Paritaria. 
Questo punto è molto importante non solo perché delinea un cammino preciso di una scuola che nasce come "esperienza di educazione parentale" (perché non può fare altrimenti), ma che ambisce a diventare poi una scuola sotto una giurisdizione statale; ma diventa un'aspirazione fondamentale anche nell'alleggerire le parole di preoccupazione che l'Assessore all'istruzione del Comune di Carpi esprime nell'articolo di oggi.
 Per due motivi: il primo è che Scuola Radice vuole fortemente costruire un ponte con la Scuola Pubblica perché ha assoluta necessità di instaurare un
 dialogo con le maestre e i Dirigenti scolastici che operano negli istituti statali; un dialogo che noi speriamo sia arricchente per entrambe le parti. E perché vuole capire se, sia possibile, laddove la nostra sperimentazione riuscirà a migliorare le condizioni di felicità dei bambini a scuola, ispirare le maestre interessate con un seme del nostro lavoro.
 In secondo luogo aspirare a diventare una scuola paritaria vuol dire per noi muoversi né "contro
la scuola pubblica" né diventare un "oasi nel deserto".

Perché non vogliamo dunque essere definite un movimento, come spesso si sente dire, di "Contro Scuola" se nasciamo fuori dall'ambito pubblico? 
Lo diciamo qui subito con tutta l'umiltà possibile: noi non saremo
 la scuola migliore di Carpi. Non esiste per noi una scuola migliore, ma esiste una scuola che si interroga e che interrogandosi trova soluzioni ai problemi e può metterle in atto. Oggi la scuola pubblica è cristallizzata, bloccata, statica. E non parlo della vita che scorre ogni giorno in tutte le classi della nostra città, vita fatta di bambini che chiedono e maestre che, quando competenti e appassionate, rispondono e si formano, vita di pensieri, di riflessioni e di guizzi di creatività; parlo dell'immobilità data da una certa resistenza al cambiamento che blocca ormai da troppi anni il pensiero pedagogico di chi a livello politico dovrebbe occuparsi della Scuola, un pensiero pedagogico capace di accettare la crisi come elemento fondante di ogni sapere e in grado di portare aria nuova laddove necessario. 
Scuola Radice è una scuola che vuole accettare la crisi come istanza necessaria al cambiamento e alla contemporaneità, una scuola imperfetta perché costantemente in dialogo e autocritica, una scuola in movimento. Per fare questo ci serve libertà, quella libertà che oggi nella scuola pubblica è così negata. E con questa libertà che con con forza ci stiamo costruendo, vogliamo scoprire come poter portare respiro anche nella scuola pubblica. Sappiamo che è una grande ambizione, ma noi ci vogliamo provare.

La Voce di Carpi, 26 gennaio 2017.

Per quanto riguarda i compiti, i tempi flessibili, l'interdisciplinarietà, il giardino ( che non insegnerà solo la matematica e la geometria), gli
 spazi... sono tutti punti che discendono non solo automaticamente dalla parola "crisi" (in quanto un sapere che si mette in discussione ha bisogno di tempi, di spazi e di modi il più possibile permeabili ), ma sono già presenti ne Le indicazioni nazionali per il curriculum, basta applicarli.

Ma un'ultima cosa teniamo a sottolineare, perché ci sembra uno di quei punti rilevanti di cui parlavamo prima e che i giornali tralasciano a favore di un certo
 sensazionalismo: a Scuola Radice ci saranno i libri. Aboliamo il sussidiario e le fotocopie; i bambini studieranno, ricercheranno e leggeranno su libri in edizione integrale, su libri accuratamente selezionati per la bellezza della scrittura, delle storie e delle illustrazioni. Questa pratica si chiama "adozione alternativa" e, guarda un po', anche questa è una pratica suggerita dal Ministero dell'istruzione. Come vedete non siamo così alternativi e nemmeno così temibili.

 

Aggiungi un commento