Essere bambini era... ciclamini, peli ascellari e sangue dal naso!

[di Lisa Topi]

Sangue dal naso e altre avventure è l'ultimo volume della collana Gli Anni in Tasca Graphic, tradotto dal tedesco da Soledad Ugolinelli e appena uscito in libreria. Si tratta di un'autobiografia a fumetti della talentuosissima Nadia Budde, cresciuta nella Berlino Est degli anni settanta. Quando finii di leggerlo la prima volta, mi dispiacque moltissimo che non ci fossero altri capitoli; avrei voluto ascoltare dall'autrice tutti i particolari che si nascondono tra le pieghe del libro e del suo formidabile registro comico. Ecco perché invece di una classica intervista, vi presentiamo delle immagini tratte da ognuno dei primi otto capitoli (lasciando da parte l'intermezzo e gli ultimi due che avrebbero rovinato la sorpresa del finale), sulle quali abbiamo chiesto a Nadia di raccontarci aneddoti che amplifichino la narrazione e si sommino al quadro vivido della sua esperienza umana e storica. Il post, quindi, non si legge a partire dalle domande ma dalle doppie pagine.   

FORZA NONNI!

Tu scrivi: A essere sinceri, quella dei miei nonni era una normalissima vita di campagna in una casa di campagna. Ma era davvero così? Tuo nonno aveva un proiettile dentro il braccio dai tempi della guerra e la nonna sembrava saperla molto lunga. Dai tuoi esiliranti racconti si direbbe il contrario...

Credo che ognuno di noi percepisca le persone in modo diverso. I miei nonni a me sembravano persone ordinarie, con un lavoro e una vita normale. Da bambina, trascorrevo l’estate in campagna e, siccome non c’erano altri bambini lì intorno, mi appiccicavo a loro, mi piaceva molto osservarli. La loro vita in campagna era molto diversa dalla mia in città, un po’ antiquata, molto semplice ma anche divertente perché mi permettevano di fare cose che i miei amici in città non avrebbero potuto nemmeno immaginare. A volte, quando ci penso, mi viene da ridere.

CICLAMINI E PELI ASCELLARI

Durante il socialismo, però, le donne erano così indipendenti che se lo ricordavano benissimo da sé che era la loro festa. Ingrid, Renate, Monika, Anneliese, Petra, Gertrude, Hertha… Mi affascinano tantissimo. Come appaiono questi personaggi ai tuoi occhi adesso?

Da adulta mi sono chiesta spesso che tipo di vita conducessero e se pensassero a se stesse come donne, oltre che come esseri dediti al lavoro. Durante il regime socialista le donne lavoravano tanto quanto gli uomini, ricoprendo anche mansioni fisiche tipicamente maschili. Raramente apparivano in pubblico eleganti o semplicemente dignitose. Anche a casa, la tenuta da lavoro dominava sul loro aspetto. Siccome lavoravano tantissimo ed erano capaci di qualsiasi fatica, davano l’impressione di essere forti e indipendenti. La mia percezione da adulta non è cambiata, quello che sospetto, però, è che non avessero mai occasioni per sentirsi belle e desiderabili. Giacché molte di loro sono ancora vive, dovevano sembrare molto più vecchie di quello che erano al tempo in cui io le guardavo da bambina.  

MORTE DI CITTÀ E MORTE DI CAMPAGNA

Da dove viene la storia della morte di città e della morte di campagna? Mi pare una tipica ossessione infantile. C’è un punto in cui realmente si incontrano?

La morte di città e la morte di campagna si incontrano alla fine del capitolo, quando è chiaro che, sia che tu nasca in città o in campagna, è la morte a vincere sempre. Ecco perché le due si stringono la mano e ritorneranno più avanti nel libro. Da bambina mi resi conto che la morte è vissuta in modo molto diverso in città e in campagna. Quando andavo dai miei nonni in campagna, la morte era sempre intorno a noi: parlare dei defunti era normale e uccidere gli animali faceva parte delle abitudini quotidiane. La morte in città era molto più lontana, era percepita come qualcosa di drammatico, sconvolgente e spaventoso. Nel libro ho voluto mostrare un continuum tra vita e morte, da cui la sequenza onirica finale.

È USCITA LA DONNA!

Questo è l’unico riferimento esplicito al confine tra Est e Ovest in tutto il libro. Altrove parli del muro e della separazione, ma non del desiderio di fuga, dalla paura, del malessere - sempre che tu li provassi. Vorresti condividere dei ricordi su questo?

Ho molti ricordi al riguardo, ma da bambini si tende sempre ad adattarsi all’ambiente e ad andare avanti con quello che si ha, senza farsi troppe domande. Se le circostanze sono problematiche o sinistre, puoi sempre scappare e rifugiarti nel tuo piccolo mondo infantile. Mia madre è sempre stata molto aperta a condividere i suoi pensieri sui problemi dell’Est. A volte quando era al telefono, commentava ad alta voce di aver sentito un click sulla linea telefonica. Accadeva molto spesso che la polizia intercettasse le conversazioni delle persone. Io mi preoccupavo sempre e supplicavo mia madre di interrompere la telefonata. Lei, invece, continuava a prendere in giro le spie in modo ironico e provocatorio. Ero terrorizzata che finisse in prigione, lasciandomi sola.

ESSERE BAMBINI ERA...

Essere bambini era essere quel bambino, quello che erano stati tutti, una volta, quello che doveva attraversare il bosco da solo o quello che nessuno conosceva. Più avanti, poi, Tutte le estati dell’infanzia sono uguali a un’estate.

I due esempi che hai scelto dimostrano come l’immagine che ho della mia infanzia sia simile a quella di molte altre infanzie. Quando si è bambini, da una parte, c’è il mondo interiore, nel quale ci si immagina come questo o quello, come personaggi di una fiaba, del passato o del futuro. Poi c’è il mondo esterno che scandisce i giorni, il tempo, le responsabilità. Quando ci troviamo a guardare indietro, accade spesso che i nostri ricordi non riguardino dei fatti emozionanti o delle avventure, quanto la routine, le cose normali di tutti i giorni, anche noiose. A me piace particolarmente tirare fuori quei ricordi che sono molto difficili da raccontare perché non contengono niente di eccezionale. Quello che rimane è un odore, una luce, uno stato d’animo.

ASCENSORE SALI!

Questa immagine può essere tanto squallida - spazi angusti e malta -quanto fantastica - penso, per esempio, all’edificio come una torre di salotti e al teleriscaldamento dal suono così futuristico per un bambino. Com’era vivere in un Modulor? C’era un vero senso di comunità?

Sì, c’era. Il fatto che tutti avessero lo stesso stile di vita e le stesse condizioni avvicinava le persone. Era immediatamente chiaro chi osservava chi, quali persone erano da evitare e da disprezzare. La gente desiderava molte cose, spesso per il semplice fatto che non le conosceva, il che era bello da condividere. Ma, francamente, vivere in quelle case non era piacevole. Immaginate uno spazio di cemento fresco che mostra già segni di decadenza. Gli adulti, poi, ci trasmettevano un senso di infelicità e di miseria.

La vista dalla finestra cambiava di continuo e ci chiedevamo dove saremmo arrivati. Al di là del corso della storia che conosciamo, sei riuscita a dare una tua risposta a questa domanda?

Molto tempo dopo mi sono resa conto che allora, mentre si stava costruendo la follia di “abitazioni uniformi per persone uniformi”, la fine era già in vista. Anzi, è stata proprio questa una delle ragioni fondamentali per la caduta.

SANGUE DAL NASO

Le differenze tra le edizioni di uno stesso libro in diversi paesi sono sempre intriganti, soprattutto quando si riferiscono a titoli e copertine. Il titolo tedesco Such dir was aus, aber beeil dich! (Scegli qualcosa, ma fai in fretta!) in italiano è diventato Sangue dal naso e altre avventure, entrambi tratti dagli omonimi capitoli del libro. Di quei perturbanti dettagli sui nasi parlano e ridono spesso tutti i bambini! Ti ha sorpreso la nostra scelta? 

Non mi ha sorpreso affatto. Parlando del libro con un pubblico molto diverso in altri paesi del mondo, mi sono accorta che Sangue dal naso è un capitolo che rimane impresso ai lettori. Il titolo tedesco è molto più lungo e, in qualche modo, più difficile da spiegare, credo che sia una caratteristica tipicamente tedesca! Mi piace Sangue dal naso, ha in sottofondo una connotazione tragica che funziona.

Nadia Budde, schizzi preparatori per Sangue dal naso e altre avventure.

 

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