Non l'avevo capito

[di Diletta Colombo]

Non avevo capito che Segno libero di Ferro Piludu, recentemente ripubblicato da Elèuthera e curato da Stefano Vittori, fosse un libro così bello. Chissà perché certi libri iniziano a rivelarsi solo dopo un po' di tempo. Prima rimangono chiusi, anche se avverto che mi appartengono.

Forse era arrivato il momento di ascoltare Piludu quando, il 10 febbraio 2017, alla libreria Verso, Riccardo Falcinelli e Giacomo Giossi sono venuti a presentarlo.

Un'immagine dell'incontro alla libreria Verso, a Milano, su Segno libero.

Colazione con Ferro Piludu, tavola promozionale in collaborazione con Petunia Ollister. Foto di Stefano Vittori.

La copertina della nuova edizione di Segno Libero. Elaborazione grafica dalla prima edizione del 1981, copertina di Stefano Vittori.

«Il mito della creatività è pericoloso. La creatività diceva Ferro Piludu, ha a che fare col pensiero, non tanto con l'esprimere se stessi. La grafica ha senso se c'è qualcosa da raccontare” ha spiegato Falcinelli. “Segno libero è un manuale di grafica povera per insegnare gli strumenti essenziali della comunicazione visiva a tutti, non solo agli addetti ai lavori. Il paradosso è che, quando c'era qualcosa di forte da raccontare l'esigenza era diffondere gli strumenti per comunicarlo, ora che tutti hanno i mezzi invece è così difficile trovare chi ha qualcosa da dire».

Ecco perchè il segno è “libero”: la grafica non è un sistema di conoscenze esclusive, ognuno può raccontare quello che ha di significativo da dire anche con poco, se si impegna a studiare o inventare i linguaggi e le tecniche più adatti. Un discorso scivoloso che apre ancora oggi molte domande sul sistema educativo e sui limiti tra il far da sé e l'affidarsi a professionisti, ma che in Piludu tocca corde personali e politiche molto interessanti: «Non mi ricordo bene quando ho smesso di avere paura. È accaduto certamente pian piano, un po' alla volta. Una volta perché ho scoperto che il buio è, di fatto, l'altra faccia della luce e ha dentro, di terribile, soltanto quello che noi vogliamo metterci. Un'altra volta perché mi sono reso conto che l'acqua tiene benissimo a galla se fai tanto di avere un po' di fiducia e ti lasci semplicemente andare. Un 'altra volta ancora, forse la più importante, perché mi sono accorto che sbagliare non è sicuramente colpa (né peccato) ma, piuttosto la maniera più rapida per conoscere e scoprire che solo una divinità cieca e idiota e i suoi rappresentati terreni (preti, maestri, vecchie signore) possono condannare chi sbaglia», recitava la presentazione alla prima edizione.

Un nuovo sedicesimo a colori arricchisce l’edizione originale con inediti materiali d’archivio che raccontano
la vita e l’opera di Ferro Piludu: pagine interne dedicate alla sigla di RAI “Lunedìfilm”.
 

Pagine interne che illustrano i lavori per i grandi committenti: da Olivetti alla Pfizer, dall'Alitalia alla Benelli, dalla RAI a Battistoni, il salotto delle cravatte di via dei Condotti.

La guida di Piludu esce nel 1981 dopo anni di lavoro e ricerca con il Gruppo Artigiano Ricerche Visive, lo studio di comunicazione nato a Roma nel 1970 da cui sono passati non solo grafici, copywriter, fotografi e registi, ma anche pittori, scenografi e poeti che condividevano uno spirito artigianale della progettazione. In particolare il libro nasce dai corsi e seminari didattici della seconda metà degli anni Settanta in realtà libertarie e gruppi di base per insegnare gli strumenti per comunicare e autostamparsi manifesti e pubblicazioni.

Pagine interne con la riproduzione semi-anastatica dell’edizione originale.

Al di là di questo preciso contesto politico, economico ed educativo, Segno libero rappresenta un incoraggiamento a dar vita in autonomia ai propri progetti, senza necessariamente aver bisogno di committenze della grande industria. Non è però un'esaltazione dell'autoproduzione narcisista fine a se stessa, è soprattutto un “antidoto alla comunicazione come esercizio di stile” insistendo sul valore, l'eleganza, la qualità e la lungimiranza dei progetti e sulla capacità di lavorare in gruppo. Infatti libertà del segno (e dal segno) significa anche uscire dalla solitudine per sperimentare insieme, avere fiducia nel contributo degli altri, trovare collettivamente soluzioni ai problemi, condividere saperi senza paura, unirsi per la curiosità e la passione di costruire un risultato più grande e imprevisto, non per avere più opportunità di far emergere se stessi. Il manuale diventa strumento di vita e sfida al tempo, perché fare ricerca e lavorare in gruppo richiede molta pazienza.

Gli anni Settanta sono stati fertili di esperienze grafiche ed editoriali di questo genere, mirate all'educazione visiva, che intrecciavano il pensiero politico alla ricerca di nuove pratiche grafiche e di comunicazione. È interessante osservare che oggi, non solo in Italia con Segno libero, si senta l'esigenza di riprendere queste esperienze e di rinnovarle con nuove edizioni mirate a diffonderne la conoscenza, come è accaduto per Blueprint for Counter Education, uscito nel 1970, e oggi riedito da Inventory Press, o per See Red Women's Workshop che raccoglie la produzione grafica di calendari e poster, dal 1974 al 1990, di un gruppo di studentesse inglesi formatosi con l'obiettivo di combattere i pregiudizi e gli stereotipi sessisti nei confronti delle donne sui media, lavorando alla costruzione di nuove immagini del femminile inerenti alla sessaulità, all'identità e alla liberazione.

Blueprint for Counter Education.

See Red Women's Workshop.

 

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