Un libro che passa il confine

[di Silvia Vecchini]

Quest’anno, nel mezzo delle vacanze, ho consigliato ai miei figli più grandi di andare a dare una mano al Festival della solidarietà che si tiene da sette anni a Città di Castello, in provincia di Perugia.

È un festival giovane, voluto e guidato dai ragazzi di Altotevere senza frontiere, un’associazione indipendente, ispirata ai valori di solidarietà, libertà, uguaglianza e nonviolenza, attiva con diversi progetti durante tutto l’anno. In estate sono due gli appuntamenti più importanti: il soggiorno in Kosovo presso una casa di accoglienza per bambini all’interno del progetto di sostegno alla popolazione e la realizzazione del Festival della solidarietà.

Questo festival, organizzato grazie al lavoro di tanti volontari, viene ogni anno costruito a partire da una parola. Attorno a questa si cuce punto per punto il programma con dibattiti, conferenze, concerti gratuiti, mostre e tutto l’allestimento del parco dove il festival si svolge. Negli anni scorsi le parole chiave sono state empatia, lentezza, condivisione.... Nelle ultime edizioni Sualzo e io abbiamo avuto il piacere di contribuire in modi diversi e abbiamo trovato un clima particolarmente accogliente, positivo, pieno di energia.

Quest’anno il tema da indagare è stato Abitare i confini. Il desiderio era quello di riscoprire i confini come spazio di incontro. Per fare questo tuttavia si è dovuto per forza attraversare parole come muro, divisione, limite.

Il festival è stato inaugurato con la proiezione del documentario Binxet. Sotto il confine di Luigi D’Alife e con la voce di Elio Germano, un viaggio che scorre attraverso i 911 kilometri del confine tra Siria e Turchia.

Binxêt – Sotto il confine [Trailer] from Luigi D'Alife on Vimeo.

Il confine come muro e barriera era anche al centro della mostra fotografica allestita nel parco, il reportage Non più muri. Apartheid in Palestina. Un muro lungo tredici anni a cura di Ruggero Da Ros.

Nelle recenti edizioni del festival i ragazzi dell’associazione Altotevere senza frontiere hanno iniziato ad affiancare alle mostre fotografiche un’installazione dedicata ai bambini in modo che il tema principale potesse in qualche modo toccare anche loro.

Sì, perché al festival di bambini ne passano parecchi. È estate, ci si trova in un parco provvisto di giochi, si suona, si mangia all’aperto tutti insieme ed è intelligente coinvolgere anche i bambini con laboratori e animazione. Ma soprattutto con una proposta fatta apposta per loro.

Per questo, quando Marco, il presidente della onlus, mi ha chiesto un consiglio per ampliare l’offerta del festival rivolgendosi ai più piccoli, mi sono sentita di suggerirgli il geniale Di qui non si passa di Isabel Minhos Martins e Bernardo Carvalho, edito in Italia da Topipittori (per leggere o rileggere un’intervista a Isabel Minhos Martins, qui; per vedere un modo per utilizzarlo con i bambini, qui).

Un libro dove la linea che separa la pagina sinistra dalla destra diventa un confine invalicabile perché così ha deciso un arrogante generale. Non c’è un motivo particolare, è un abuso di potere. Via via tante persone si trovano bloccate e la situazione innesca domande, pensieri, reazioni fino alla conclusione a sorpresa che chiama in causa proprio i bambini.

In concreto, grazie alla generosità e all’intelligenza degli editori Planeta Tangerina e Topipittori, si è potuta realizzare una mostra a cielo aperto delle tavole del libro recuperando in modo intelligente una brutta struttura in metallo che campeggia al centro del parco.

Ne è venuta fuori una mostra colorata, semplice, allegra, leggibilissima da tutti. Dove grandi e piccini si sono soffermati insieme per osservare, interpretare, domandare perché Di qui non si passa. I bambini erano anche invitati a scrivere o disegnare la barriera, il confine che avrebbero voluto imparare a superare con coraggio.

Io non ho fatto altro che mettere in contatto i ragazzi dell’associazione con gli editori. Eppure sono molto contenta di aver contribuito per questo piccolo pezzetto.  Mi sembra sempre più importante creare opportunità in cui i libri escano dal circuito di appassionati e arrivino dove non magari non ci si aspetta di trovarli incontrando così tanti altri lettori, adulti e bambini. Quando un libro oltrepassa il confine dello spazio che gli viene assegnato abitualmente, rappresenta una possibilità in più per tutti.

Abbiamo proprio bisogno di imbatterci nelle figure e nelle parole degli albi in quegli spazi di confronto e amicizia dove si pensa, si riflette e si cerca insieme.



E insieme può voler dire anche bambini e adulti dove non è detto che siano gli adulti i maestri. Su temi importanti, vitali, sarebbe bene imparare dai bambini, mettersi alla loro scuola che è soprattutto una scuola di domande.

Mi piace concludere con una poesia di Choman Hardi, poetessa curda nata nel 1974 e a cinque anni già in fuga dall’Iraq verso l’Iran, che racconta in modo magnifico e straziante come una bambina guarda, sente e non comprende il confine e al contrario vede esattamente come tutti stiamo sotto lo stesso cielo.

Alla frontiera, 1979

“È l’ultimo posto di controllo di questo paese!”

Prendemmo qualcosa da bere –

presto tutto avrebbe avuto un altro sapore.

La terra sotto i piedi continuava

separata da una spessa catena di ferro.

Mia sorella vi si mise a cavalcioni

“Guardate qua” disse rivolta a noi,

“ho la gamba destra in questo paese

e la sinistra nell’altro”.

Le guardie di frontiera la sgridarono.

Mia madre mi informò: Stiamo andando a casa.

Disse che le strade erano molto più pulite

il paesaggio più bello


le persone molto più gentili.

Dozzine di famiglie aspettavano sotto la pioggia.

“Sento l’odore di casa”, disse qualcuno.

Ora le nostre madri piangevano. Avevo cinque anni

ferma al posto di controllo

paragonavo i due lati della frontiera.

La terra d’autunno continuava dall’altra parte

con lo stesso colore, la stessa consistenza.

Pioveva da tutti e due i lati della catena.

Aspettammo il controllo dei documenti,

l’ispezione accurata dei nostri volti.

Poi tolsero la catena per lasciarci passare.

Un uomo si chinò e baciò la sua patria fangosa.

La stessa catena di monti ci abbracciava tutti.


Tratta da La crudeltà ci colse di sorpresa. Poesie dal Kurdistan, a cura di Paola Splendore, Edizioni dell’asino.

 

Aggiungi un commento