Un'estate a Talipù

Illustratrice e atelierista esperta del Metodo Bruno Munari®, collaboratrice con scuole dell’infanzia e associazioni, progettista di giochi didattici, Cecilia Ramieri ha maturato una approfondita esperienza insieme ai bambini. Sono loro, si direbbe ascoltandola parlare, leggendo le sue riflessioni sul suo blog A un centimetro da me, l’oggetto maggiore del suo interesse: il loro modo di guardare, pensare, parlare, giocare, muoversi. E dalla sua iniziativa, infatti, insieme a un gruppo di genitori e di educatori è nata l’idea di una scuola per l’infanzia: Talipù, un asilo nel bosco, nato ufficialmente nel 2017, a Piacenza, che quest’estate debutta anche come centro estivo. Il nostro blog segue con interesse lo sviluppo di  modi nuovi di pensare esperienze educative, modi che si stanno manifestando in diverse parti d’Italia. Per conoscere meglio Talipù, il modo in cui funziona e le ragioni che lo hanno fatto nascere, abbiamo rivolto a Cecilia alcune domande. La ringraziamo per avere risposto.

Il logo di Talipù, elaborato da Cecilia Ramieri.

Qual è la tua formazione?

Ho studiato illustrazione per l’infanzia, e ho cominciato a fare laboratori per i bambini. Dopo le prime esperienze, mi sono accorta che mancava qualcosa. Volevo offrire ai bambini qualcosa di vero, non un mero apprendimento del disegno o un assemblaggio di esempi bellissimi.

È stato allora che mi è arrivato in soccorso Bruno Munari: ho cominciato a studiare i suoi laboratori e quando nel 2009 si sono aperti i Percorsi di Formazione Specialistica dell’Associazione Bruno Munari, mi ci sono lanciata a capofitto, frequentandone più che ho potuto. Ho poi concorso alla selezione per il secondo master, che ho concluso nel 2012, con grandissima soddisfazione.

Che ruolo ha avuto l’incontro con il pensiero e il metodo di Bruno Munari nel tuo approccio al lavoro con e senza i bambini?

A livello personale mi ha travolto. Il Metodo mi diceva “fare senza pensare”: io ero abituata a lavorare con la testa, a pensare un’immagine molto prima di cominciare a disegnarla con la matita. Qua si stravolgeva tutto!

Con i bambini ho imparato a stare davvero dalla loro parte, con i giusti strumenti e i giusti tempi. Creatività è un termine contenitore, quasi logoro. Tutti ne parlano, ma cosa vuol dire veramente? Come si sviluppa realmente? Spesso diventa un abbandonarsi in nome di una libertà 'fantasiosa', o si limita a comparire come titolo di un laboratorio: con il metodo io ho trovato un modo per stare davvero vicino al bambino. Offrire qualcosa che può ampliare le sue conoscenze, allenare la sua manualità, arricchire il suo vocabolario, renderlo curioso e sensibile osservatore del mondo che lo circonda. Insomma, offrire un’esperienza, non un prodotto.

Ora, ringraziando Topipittori per questa possibilità che mi hanno offerto di parlare del Metodo Munari e della mia professione, cedo la parola all’Associazione Talipù per rispondere alle prossime domande.

Cos’è Talipù?

Talipù è un’Associazione di Promozione Sociale fondata da un gruppo di educatori professionisti (Benedetta Toscani, Valentina Forlini, Cecilia Ramieri e Francesca Vanello) e di genitori (Ilaria Viappiani, Barbara Cavalli, Monica Bardi, Silvia Ferrari, Lorenza Formica, Francesca Ludovico, Bettina Block) con alle spalle un’esperienza di Scuola nel Bosco e di Educazione Libertaria. Nata ufficialmente nel marzo 2017, è attiva però già da molti mesi nella campagna di Pontenure, dalla quale si sposterà a luglio per la nuova sede di San Giorgio Piacentino.

Il progetto cardine dell’Associazione Talipù è Talipù asilo nel bosco, un luogo che accoglie bambini dai 12 mesi ai 6 anni e che vuole rappresentare una realtà educativa che ponga al centro la naturale crescita, il benessere e l’innata propensione all’apprendere del bambino.

Come è nata l’idea di Talipù e da quali esigenze?

Talipù nasce da uno sguardo sensibile verso l’infanzia. Senza voler fare polemiche, nasce anche perché qualcosa nella proposta formativa tradizionale e locale non ci corrispondeva in tutto e per tutto.  Chi come genitore, chi come educatore: chi voleva più possibilità di contatto con la natura, chi desiderava ritmi più lenti per il bambino, chi cercava meno imposizione della figura adulta sul bambino. 

Ci accomuna il desiderio di offrire al bambino una crescita naturale, libera, spontanea, indirizzata alla selvatichezza, sostenuta e contenuta nel giusto modo, soprattutto osservata e mai indirizzata o giudicata. Ci interessa il bosco, la natura, come luogo d’elezione del sentire, dell’essere e dello stare in relazione.

Attraverso quali passi avete trasformato l’idea di Talipù in realtà?

Il primo passo è stato l’incontro con una persona che per noi è stata molto importante e che per prima ha avviato questo sogno. Lei ci ha messo in contatto, ci ha dato occasione per conoscerci e misurarci e ci ha permesso di credere e di osare. Il secondo passo importante per la nascita di Talipù è stato guardarci davvero dentro e capire esattamente cosa volevamo. Inizialmente, curiosamente, ci siamo accorti di sapere soprattutto cosa non volevamo; Talipù nasce anche da un gruppo di genitori: sapevamo di non volere una scuola per i nostri figli, fatta su misura per loro, per proporre loro una realtà nostra, chiusa e autoreferenziale.

Abbiamo iniziato a organizzarci, riunendoci regolarmente per discutere del progetto che, a ogni incontro, diventava più reale. Abbiamo cercato e trovato una sede, immaginato una quotidianità per i bambini, pensato a come soddisfare tutte le loro necessità, da quelle educative a quelle più semplici e pratiche. Ci siamo confrontati in modo aperto e sincero sulla nostra partecipazione al progetto, sulla disponibilità delle famiglie e degli educatori. Ognuno ha indicato come e quanto avrebbe partecipato e una volta unite le risorse (economiche, ma anche pratiche, creative e progettuali), abbiamo proseguito passo passo verso la realizzazione di Talipù.

Come definiresti il vostro asilo nel bosco?

Un rispettoso spazio di relazione e collaborazione. Un luogo di fiducia e di lentezza. Una sensibilità accesa, in costante ricerca e movimento.

Quante persone lavorano a Talipù?

Attualmente due educatrici per la fascia 3/6 anni (tre per il centro estivo), una tagesmutter per la fascia 12 mesi/3 anni (che sarà attiva dal centro estivo di luglio), un cuoco (due per il centro estivo) e atelieristi che si occupano di laboratori esterni, strutturando la settimana e arricchendo la proposta formativa (Laboratori Munari®, falegnameria, cucina, ceramica…).

Anche i genitori hanno un ruolo quasi lavorativo. A turno si occupano delle pulizie, del bucato settimanale, di fare la spesa, di cucinare qualche piccola proposta. Collaborano con noi anche una pedagogista e una nutrizionista.

In base a quali criteri selezionate gli educatori?

Sicuramente la formazione è un punto molto importante; vogliamo educatori professionisti. La motivazione è l’altro criterio; la capacità di stare con i bambini in un sentimento vero, senza imposizione né giudizio.

Quanti bambini accoglie Talipù e per quante ore della giornata?

Talipù al momento accoglie 9 bambini. Lo spostamento nella nuova sede, che avverrà a luglio, ci permetterà finalmente di allargare l’offerta. La cosa importante per noi è il rapporto numerico educatore/bambino: 1:5 per la fascia piccoli, 1:8 per la fascia dei più grandi. I bambini arrivano la mattina alle 8.30 (orario che verrà presto anticipato) fino alle 16.30. Ma spesso l’orario si prolunga e Talipù diventa un luogo per festeggiare un compleanno o per restare a giocare ancora.

Che tipo di attività mettete al centro del percorso educativo che proponete?

La scoperta è sempre al centro delle nostre giornate, grazie alla possibilità di esplorazione del territorio, dei materiali naturali e non, della grande relazione con la natura, ovviamente al centro del nostro percorso educativo. L’ offerta formativa è ricca: passeggiate lunghissime, contatto e cura degli animali, Laboratori Munari®, Laboratori di ceramica, di falegnameria e di cucina.

Tutte le attività sono discusse e decise con i bambini nel momento che chiamiamo circle time o, nel caso di attività organizzate e prestabilite (ad esempio i laboratori settimanali), presentate dall’adulto come invito e proposta,  modulate a seconda delle esigenze e senza imposizione.

Ci sentiamo di sottolineare anche l’ampio spazio che lasciamo al gioco libero, in quanto espressione spontanea dell’elaborazione della realtà e principale fonte di piacere per i bambini; ci è molto cara l’espressione di Bruno Tognolini Fammi giocare solo per gioco, presente anche sui muri di Talipù.

Come e da chi è stato progettato lo spazio di Talipù?

A differenza forse di molte altre realtà “nel bosco” abbiamo scelto di dare molta importanza anche allo spazio interno, che ha un suo ruolo ben definito nel progetto educativo. Tante le ispirazioni: il Reggio Approach, il Metodo Montessori, le scuole nordiche, il Metodo Munari. Ci ha aiutati la struttura: grandi vetri che assicurano una significativa continuità fra dentro e fuori.

Lo spazio interno è stato voluto con colori neutri, che accolgano l’occhio e favoriscano la concentrazione su ciò che si vuole fare.

Ci si trova in un salone ampio, che è la nostra 'piazza', dove giocare e dove mangiare. Ci è piaciuto pensarlo per entrambe le cose: volevamo dare ai bambini il messaggio di cura e di preparazione. Prima di mangiare, quando si svolgeranno attività all’interno, saranno quindi invitati a riordinare e a preparare tutto per il pranzo. Un grande mobile a misura e ben ordinato permetterà loro di apparecchiare la tavola in ogni sua esigenza e in modo completamente indipendente.  Anche in questo c’è un progetto sottinteso: rendere il bambino attivo, responsabile, indipendente all’interno di uno spazio che è suo. Esiste un modo migliore, per appropriarsi di qualcosa, che viverlo intensamente?

Ci sono poi stanze raccolte, tematiche. Una stanza è un luogo di studio e di osservazione: un semplice scaffale dove i bambini troveranno materiali non strutturati, una collezione da poter osservare, comporre, arricchire; strumenti di osservazione quali un tavolo luminoso, un tavolo specchio, un banchetto da botanico con lenti d’ingrandimento e altro.

Una stanza laboratorio, la stanza più “artistica”. Un’ultima stanza, che noi chiamiamo “ di tutto e di niente”, per proposte e inviti. Libera di qualsiasi cosa: solo una mensola ad altezza bambino che accoglie materiali, prevalentemente non strutturati, per la libera costruzione, e una mensola ad altezza adulti per tenere riserve e proposte.  Una grande vasca per la manipolazione potrà accogliere materiali diversi: dalla sabbia ai sassi, dai cereali all’acqua. Tutte le stanze sono in divenire, cambiano nelle proposte e nell’allestimento.

Anche i giochi per noi sono importanti. Li consideriamo non oggetti, ma strumenti e possibilità. Ognuno di questi è passato attraverso una rigida selezione; alcuni sono autoprodotti, grandissimo rilievo ce l’hanno i materiali non strutturati, che aprono infinite possibilità.

Infine i libri. Abbiamo scelto di averne tanti, belli. Titoli scelti con rigore, lasciati a completa disposizione dei bambini in più punti della struttura. Lo spazio fuori lo ha fatto la natura, e anche la fortuna di questo posto: Talipù ha al suo interno un boschetto tutto nostro e un piccolo fiume dove entrarci con i piedi.  E nei prossimi mesi, insieme ai bambini, costruiremo giochi e percorsi con pezzi di legno e di qualsiasi altra cosa.

Lo spazio fuori lo ha fatto la natura, ed è anche la fortuna di questo posto: Talipù ha al suo interno un boschetto tutto nostro e un piccolo fiume dove entrarci con i piedi.  E nei prossimi mesi, insieme ai bambini, costruiremo giochi e percorsi con pezzi di legno e di qualsiasi altra cosa.

Come è organizzata la giornata?

Accoglienza, spuntino del mattino, attività su proposta –più o meno strutturate-  preparazione al pranzo e pranzo, riposo, merenda e gioco libero in attesa del congedo.

Di per sé la routine non è diversa da strutture tradizionali: cambiano le modalità e le attività proposte. Tutti i giorni si passa moltissimo tempo fuori, con qualsiasi condizione climatica. Salvo attività di laboratorio, la giornata viene decisa dai bambini, nel circle time, cioè nel momento in cui viene chiesto loro cosa desiderano fare. Desiderano uscire? Preferiscono giocare all'interno? Si va fino al Bosco Incantato o si gioca nel frutteto?

Come è organizzata la mensa?

La mensa è gestita da Simone, un giovanissimo ragazzo diplomato operatore alimentare. All’insegna di una realtà autogestita e parentale, una mamma fa la spesa settimanale.Il menù offerto è vegetariano: non per affrancare qualcuno ad un’ideologia (le famiglie di Talipù sono prevalentemente onnivore) ma per motivi educativi e progettuali che a noi appaiono molto importanti.  Il primo è quello di poter accogliere più persone senza creare differenze fra i bambini. Il secondo è quello di fornire alla famiglia la possibilità di organizzarsi come preferisce: sapendo che il bambino non consumerà proteine animali a pranzo, la famiglia è libera di organizzarsi per la cena, comprando carne e pesce dove preferisce, della qualità che vuole, nella quantità/frequenza che desidera. Infine vorremmo fornire una possibilità educativa ai bambini: scoprire sapori semplici, forse dimenticati o poco conosciuti.

Che rapporto avete con le famiglie?

Il rapporto con la famiglia per noi è importantissimo. La nostra idea è quella di continuità fra scuola e famiglia: Talipù non è un posto dove il bambino viene portato, quel luogo dove il bambino passa tante ore e di cui poco si sa, se non attraverso comunicazioni appese e veloci frasi scambiate.

Vogliamo un luogo di vita vissuta insieme, una responsabilità alleata e condivisa. Ci piace che il bambino veda i propri genitori coinvolti in un ambiente che per lui è così importante. La collaborazione è secondo i tempi e la disponibilità della famiglia. Questo può voler dire: fare una torta, costruire dei giochi, montare dei mobili, offrirsi per la spesa settimanale o per il bucato, partecipare alle riunioni.

Al momento tutte le famiglie che partecipano al progetto sono molto coinvolte: Talipù è anche un luogo fisico, un posto dove passare tempo anche al di fuori dell’orario scolastico, con feste o gite o giochi nei fine settimana. Ciò crea inevitabilmente un clima di affettuosa collaborazione e fiducia, un sostegno reciproco in una genitorialità condivisa e serena

Come funzionerà Talipù come centro estivo?

Talipù Centro Estivo aprirà le porte il primo lunedì di luglio. Sarà organizzato a settimane, ognuno potrà scegliere quella che preferisce oppure tutto il mese. Lo spazio fuori sarà importantissimo: gite, esplorazioni, giochi liberi o su proposta. Tanta natura da osservare, scoprire, rispettare, vivere.

Che tipo di attività proporrete?

La mattina sarà il momento delle attività su proposta. Una volta a settimana si alterneranno il Laboratorio Metodo Munari ®, la gita con pic-nic nel bosco, giochi con l’acqua, e un grande gioco di caccia ai tesori della natura. Un ultimo giorno sarà occupato da attività manuali: si alterneranno due laboratori di ceramica a due di falegnameria.

Pranzo rigorosamente apparecchiato e servito dai bambini, momento di riposo, per i più piccoli di nanna, per i più grandi di attività tranquille. Poi gioco libero in natura e congedo. In mezzo a questi momenti: il circle time, dove ognuno esprime liberamente desideri e opinioni, e il giro delle emozioni, dove si racconta come ci si è sentiti.

Qual è l’esperienza educativa irrinunciabile, a vostro avviso, oggi, che non si può fare mancare a un bambino?

Dare al bambino spazio, tempo e fiducia. Spazio per muoversi, per scoprire, per osservare, per sperimentare, per annusare, per sentire. Spazio da curare. Tempo per crescere, sbocciare. Tempo per ascoltarlo e ascoltarsi. Offrire tutto questo non quanto basta, ma in misura abbondante, enorme, immensa.

Quali sono state le maggiori difficoltà che avete incontrato nel realizzare questo progetto?

La maggiore difficoltà è stata forse credere che potesse davvero prendere vita, dalle nostre forze, questo progetto. Ma la tenacia e la speranza di vederlo realizzato e vissuto dai bimbi ci ha accompagnato fino a qui. Anche l'aspetto economico/pratico ci ha messi a dura prova: trovare la sede giusta ci ha richiesto molta fatica e alcuni mesi di sconforto. Talipù è una realtà non a scopo di lucro e totalmente autofinanziata: anche questo ha richiesto un notevole sforzo iniziale e quotidiano, che a oggi perdura, per far tornare tutti i conti.

Come è stato accolto il vostro progetto dal territorio e come state pensando di modificarlo o svilupparlo per il futuro?

Il progetto è stato accolto con moltissimi interesse e curiosità, sia dalle famiglie che dalle istituzioni che ci hanno contattato. Senza ombra di dubbio riscontriamo in tante persone il desiderio di accogliere maggiormente la natura all’interno di progetti educativi e la voglia di trovare posti più significativamente a misura di bambino.

In questi ultimi anni sono sorte molte iniziative di educazione per così dire alternativa. Voi, all’interno di questa tendenza come pensate Talipù?

Talipù vuole porsi come un ponte tra un’educazione diversa, possibile, e l’educazione tradizionale. È per noi un punto importante e primario che chi si occupa dei bambini sia un educatore debitamente formato e altamente motivato. Talipù si pone in totale apertura verso ogni realtà simile o diversa. Ci interessano tutte le iniziative alternative, ma anche la scuola tradizionale.

Non pensiamo che una cosa nuova o alternativa sia per forza buona, così come non crediamo che la scuola tradizionale sia tutta da buttare. Ci interessa proporci come una possibilità, e restare in totale dialogo con la scuola pubblica e tradizionale.

 

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