Alle dieci e mezza, alla campanella del richiamo della messa granda, sguscio fuori e solco la neve con bianche scarpine di cuoio e bianche calzette traforate, il golfino incrociato sul vestito di cotone celeste. Ho il cuore in gola e le dita rattrappite, per trattenere le scarpe e non scivolare. Ma sono esultante, e ammirata. Ammirata di me stessa. Sto facendo esattamente quello che voglio. In chiesa, ascolto composta la messa, nessuno mi tira le trecce, nessuno mi dice niente. Solo mi guardano, è tutta ammirazione, me la merito. A messa finita, sono un baccalà, azzurro e felice. Esco da chiesa, non mi fermo a parlare con nessuno, che si accontentino di guardarmi oggi. Sulla strada dalla chiesa a casa incrocio una vicina che mi dice: «La tua mamma è ancora dalla nonna, vero?» Non le rispondo neanche. Io oggi sono il cielo che nevica azzurro e ghiaccio. Se solo potessi camminare con i piedi in mano. Ma oggi io sono la regina, faccio quello che voglio, e il cielo è con me.