In spiaggia

di Susanna Mattiangeli e Vessela Nikolova

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È davvero una storia sospesa e intrigante quella de In spiaggia: possiamo seguire minuziosamente i ragionamenti e le descrizioni della bambina («Sotto la sabbia c’è altra sabbia. Dopo un po’ che si scava, si trovano anche legnetti, carte di gelato e qualche tappo. Sotto l’altra sabbia c’è ancora altra sabbia, però bagnata. Alla fine arriva un laghetto…») oppure perderci tra gli schizzi silenziosi che circondano il testo, immaginando, ricostruendo e godendo di ogni attimo che la bravissima Vessela Nikolova ha impresso e fissato del mondo intorno (alla prima frase fa da corollario, ad esempio, un campionario di gesti e umanità estiva davvero godibile: la stesura dei teli da mare, la ricerca del giornale, l’incrematura, la fase di gonfiamento di palle e salvagenti, la distribuzione delle maschere e anche l’attesa concentrata che accarezza la sabbia come a riconoscere una vecchia amica). Le due storie, quella testuale e quella visiva, scorrono, intrecciandosi (davvero incantevoli le gallerie di piedi, sederi, facce di bambini, barche…) e allontanandosi, ma come al rintocco di un argentino campanello, all’alzarsi dello sguardo della bambina si uniscono: «non mi devo allontanare. Non è difficile, basta ricordare che il nostro ombrellone è rosso e proprio di fronte al mare». L’ombrellone rosso è il punto l’ancoraggio della piccola viaggiatrice che sembra sempre ferma, ma è poi realmente così?

Tavole fittamente accalcate di dettagli schizzati e organizzati per affinità logiche o per somiglianza, per categoria o similarità e probabilmente ritratte dal vero in giornate estive, si alternano a tavole di ampio respiro collettivo in cui ci si confonde e non ci si riconosce, tavole stranianti come può esserlo una spiaggia affollata: «Mi giro, il dietro diventa davanti, il di qua diventa di là». Seguiamo lo sguardo della protagonista e poi la sua sensazione di spaesamento: ci accompagnano disegni precisi con colori, ombreggiature, espressioni e posture che hanno l’esattezza della fotografia e il calore pastoso del disegno. Poi tra i frammenti di vita e di persone da cui è circondata la piccola, emerge una voce: «ad un certo punto, tra le voci ci sono dei nomi e tra tanti nomi c’è il mio».

La giornata è trascorsa e la sensazione è di non essersi allontanati troppo dall’ombrellone e che in fondo non sia successo niente di particolare, ma è veramente così? 

Il viaggio di una bambina, la scoperta senza filtri di uno spazio attraverso l’esperienza, un quaderno di appunti visivi e di pensieri, un’avventura ricchissima che vi farà venire nostalgia del mare e del caldo.

Belli, belli, belli - non si può dire in altro modo - i risguardi con le «cose belle da fare in spiaggia» e le «cose non tanto belle da fare in spiaggia».

Il libro è stato uno dei più apprezzati, tra le novità, nei miei gruppi di lettura alla scuola primaria: i bambini si sono persi tra le pieghe e i particolari delle immagini, hanno naturalmente riso di fronte alla galleria di sederi e poi hanno voluto leggere la storia ancora e ancora.

Da In spiaggia, di Maria Polita, in Scaffale Basso, 24.04.2018.