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Ho fatto a pezzi i fiori di Cisneros

[di Elena Iodice]

Avere il privilegio di poter lavorare sulle opere della Mostra Internazionale d’Illustrazione per l’Infanzia “Le Immagini della Fantasia” implica, quando si inizia a progettarne i laboratori per le scuole, una scelta complessa. Come fare a scegliere su quale degli artisti-ospiti concentrare il proprio sguardo? Quale delle opere esposte accogliere come compagna del viaggio che percorrerai per 3 o 4 mesi?

È una domanda che pongo sempre ai ragazzi che incontro nello spazio del laboratorio prima di iniziare a lavorare. Gli sguardi sono perplessi, capiscono che ci deve essere una ragione profonda alla base di quella scelta. Ed è lì, in quel momento, che in realtà iniziamo a parlare di arte. Perché, come quando ci si innamora, non c’è una ragione per cui un’opera ti conquista più di un’altra. Non è necessariamente la più bella o la più importante: è un misterioso e bellissimo legame che si stabilisce tra l’opera esposta e chi la guarda, tra l’autore, di cui quell’opera è a tutti gli effetti un autoritratto, e chi vi riconosce qualcosa di sé.

I fiori di Cisneros mi hanno conquistata così, in un attimo, tra decine di altre immagini bellissime ed evocative.

Figura 1. I taccuini di Jesús Cisneros, fonte: web

Figura 2. I taccuini di Jesús Cisneros, fonte: web

Ho capito che mi stavano chiamando, che avrei dovuto trovare un modo per portare bambini e ragazzi “per i suoi giardini e le sue foreste”.

Sì, perché i giardini e le foreste di Jesús Cisneros sono luoghi da attraversare: tutto parla di uno spazio in continuo, impercettibile movimento. Nel libro The art of Jesús Cisneros. Illustrating from memory di Miguel Angel Perez Arteaga (Hoaki, 2024) si racconta dell’abitudine dell’artista di appendere i suoi bozzetti alle pareti con una piccola puntina. Immagino il vento che entra dalle finestre del suo studio e fa muovere quei fogli disegnati, proprio come fossero fili d’erba o foglie o steli fioriti.

Figura 3. Jesús Cisneros al lavoro nel suo studio, fonte: Instagram

E allora so che il prodotto di quello che farò, che ancora non vedo, dovrà essere esposto così, in modo vagamente instabile, pronto a farsi muovere dall’aria che entra. Sembra strano far partire una progettazione dalla fine, dall’allestimento di qualcosa che ancora non si sa, ma i processi creativi hanno direzioni proprie, un po’ anarchiche e dissidenti.

Ma come lavorare sull’illustrazione? Come portare gli adolescenti che avrei incontrato a confrontarsi con il tocco fluido di Jesús Cisneros?

Per giorni ho guardato quei fiori al computer: li ho ingranditi, ricalcati, ridisegnati. Mi sono sentita come quegli illustratori botanici che fanno a pezzi ogni fiore per poterne raccontare la vita. Forse proprio quella era la strada.

E così, ho fatto a pezzi i fiori di Cisneros.

Figura 4. I fiori di Jesús Cisneros, da The art of Jesús Cisneros. Illustrating from memory, Miguel Angel Perez Arteaga, Hoaki, 2024

Figura 5. I fiori di Jesús Cisneros, da The art of Jesús Cisneros. Illustrating from memory, Miguel Angel Perez Arteaga, Hoaki, 2024

Li ho tagliati in quelli che mi pareva potessero essere elementi ricorrenti: stelo, corolla e pistillo. E poi mi sono messa a giocare.

Figura 6. Le carte ricavate dallo smembramento dei fiori di Cisneros

Figura 7. Le carte ricavate dallo smembramento dei fiori di Cisneros

Figura 8. Le carte ricavate dallo smembramento dei fiori di Cisneros

E se mescolassi questi pezzi? Se provassi a innestarne uno nell’altro fino a formare un nuovo fiore, composto dai pezzi disegnati da Cisneros? In fondo, non è quello che si fa in botanica quando si creano talee, frammenti di piante appositamente tagliate e sistemate nel terreno o nell’acqua per rigenerare parti mancanti, dando così vita a un nuovo esemplare?

La Treccani definisce così la talèa: talèa (alla lat. tàlea) s. f. [dal lat. talĕa]. – In agraria, parte di una pianta capace di emettere radici, adoperata perciò per rigenerare un nuovo individuo nella cosiddetta riproduzione per talea o semplicemente talea: è una forma di moltiplicazione vegetativa, che permette di conservare le caratteristiche della pianta da cui deriva.

Conservare, rigenerare, moltiplicare, dare nuova vita.

Mi rendo conto che metaforicamente è esattamente quello che mi propongo di fare ogni volta che lavoro con l’arte. Conservare nella memoria ciò che quell’artista ha fatto; rigenerarlo attraverso uno sguardo nuovo; moltiplicarlo attraverso la moltitudine di persone diverse che, attraverso di me, lo incontreranno; e, infine, dargli nuova vita.

I pezzi dei fiori di Cisneros, così smembrati, sono raccolti in tre mazzi di carte distribuite a caso ai ragazzi che stanno con me in quell’ora di laboratorio. Un mazzo di peduncoli, uno di corolle e uno di pistilli. Ogni ragazzo si ritrova tra le mani tre pezzi che difficilmente provengono dallo stesso fiore. Non c’è una logica apparente, quella verrà attraverso le mani al lavoro.

Figura 9. I mazzi di carte coi fiori di Cisneros

Figura 10. Tre parti per ogni ragazzo

Si parte disegnando. Qualcuno rimane fedele al disegno originario; altri capiscono di poter deviare ulteriormente e girano le carte, riportando il disegno al contrario; altri ancora aggiungono pezzi per connettere o semplicemente per aggiungere il proprio, di autoritratto.

Figura 11. Si comincia a comporre il nuovo fiore, ottenuto per assemblaggio dei tre pezzi rappresentati sulle carte

Figura 12. Si comincia a comporre il nuovo fiore, ottenuto per assemblaggio dei tre pezzi rappresentati sulle carte

Poi si procede ritagliando pezzi da carte precedentemente dipinte. Il colore è steso con la stessa libertà: la mano corre veloce, sovrapponendo strati di campiture a matita ad altre rese pastose dal pastello ad olio. Le mani si sporcano ma i colori prendono vita. Cos’è quello? Un rosso? O un blu? Come in natura, tutto cambia perché nel gioco entra la luce.

Figura 13. Coloriture a pastello ad olio e matite colorate

Figura 14. Si provano le composizioni

Lo spaesamento iniziale lascia il passo a uno sguardo più sicuro: i ragazzi capiscono che su quella via, apparentemente incerta, si può camminare. Che da qualche parte si arriverà.

Figura 15. Nuove fioriture

Figura 16. Nuove fioriture

Figura 17. Nuove fioriture

Figura 18. Nuove fioriture

E si arriva proprio lì, al giardino di Cisneros, composto da fogli leggeri attaccati al vetro delle finestre dello spazio-laboratorio. I sassi, il cielo che si intravedono al di là del vetro entrano nel gioco e danno per un attimo la sensazione di essere davvero in un giardino. Ci divertiamo a soffiare per far muovere i fogli che svolazzano, spinti da quel vento improvvisato, facendo vibrare forme e colori.

Figura 19. I fiori vengono appesi alle finestre

Non è un’esposizione statica: non è uno stare immobile. È un’attraversare, un percorrere, un andare. Esattamente come avviene quando si cammina per giardini e per foreste.

Figura 20. I fiori vengono appesi alle finestre

Figura 21. I fiori vengono appesi alle finestre

Come i semi volano trasportati dal vento, anche questo laboratorio è arrivato ai margini della laguna, in occasione della collaborazione che la Fondazione Zavřel da anni intesse con la Biennale di Venezia. E anche lì, sui terreni paludosi, tra le sterpaglie che muovono gli argini, abbiamo fatto a pezzi i fiori di Cisneros. È una fioritura nuova, in cui assieme ai pezzetti colorati ad olio finiscono davvero pezzi delle opere dell’artista ridotti a foglie, petali, stami.

Figura 22. Cartoline realizzate per il laboratorio alla Biennale mescolando ritagli delle opere di Cisneros

Figura 23. Nuove fioriture che mescolano ritagli colorati a pezzetti dei quadri di Cisneros

A laboratorio finito, sul pavimento restano gli scarti di tutto questo innestare e ricreare.

Chissà se, un giorno, improvvisamente, nelle connessioni tra due piastrelle, qualcuno vedrà sbucare un fragilissimo fiore di Jesús Cisneros…

Figura 24. Abbiamo fatto a pezzi i fiori di Cisneros