La Chicca, cioè la sorella del Mugi, era la mia amica-amica. Tutte nel cortile avevamo un’amica-amica che periodicamente cambiavamo. Le simpatie procedevano un po’ come le stagioni: era naturale cambiarle, rinnovarle, lasciarle e riprenderle. Io, la Chicca e il Mugi formavamo un trio autonomo al di là delle amiche-amiche. Non dovevamo sforzarci per divertirci o inventare cose particolari. Ci bastava stare insieme. Soprattutto col brutto tempo. Mossi da un misterioso istinto comune, quando si scatenava il temporale correvamo in casa a fare scorte di pane: con la pioggia ci piaceva soprattutto quello raffermo. Poi andavamo sotto il pruno del prato e masticando quel pane gommoso, cominciavamo a parlare dei “vecchi tempi”. Avevamo tra i cinque e i sette anni, e i vecchi tempi erano tutte le nostre memorie: i giochi che avevamo fatto e le cose viste. Era come se stessimo più che raccontando, rivivendo una storia, e la storia era la nostra.