Accudire i pensieri

Nel nostro lavoro di editori, gli incontri a cui partecipiamo per le più diverse ragioni si trasformano spesso in interessanti e inattese occasioni di conoscenza di attività e persone legate a luoghi e contesti diversi. Situazioni che spesso ci fanno riflettere su come in realtà piccole, che secondo gli schemi si direbbero un po’ isolate e chiuse, nascano e si sviluppino esperienze straordinarie e innovative, figlie di progettualità raffinate e complesse, che possono funzionare da modello per realtà più grandi. Il 24 marzo siamo stati a Breno, invitati da Elena Turetti per partecipare alla rassegna di formazione sui libri illustrati La grammatica delle figure. Segni di Primavera 2017. Elena Turetti, oltre a occuparsi di formazione, è impegnata su tanti altri fronti: si occupa di territorio, ambiente, cultura materiale, progetti editoriali e bambini. Da alcuni mesi, dalla sua iniziativa, è nata Spicca, un collettivo da lei fondato che si occupa di esperienze educative rivolte a più piccoli. Così lo racconta Elena: "Spicca è un laboratorio per bambini e bambine, non è una bottega artigiana ma ci si avvicina perché le mani, l'accuratezza del fare, la specificità del pensare facendo ci sono cari. Molte delle nostre storie nascono dal fare, diamo adito a dei procedimenti che mettono a dura prova le mani dei bambini e così facendo le invitano a trovare un modo solo loro di fare. Nel tentare si scoprono un sacco di soluzioni intermedie, nell'errare gli orizzonti si fanno più larghi e si aprono nuove vie". Su questa attività, che troviamo molto interessante, le abbiamo rivolto alcune domande alle quali Elena ha risposto in questa intervista. La ringraziamo.

Che tipo di formazione hai e qual è stato il tuo percorso professionale?

Mi sono laureata in Architettura a Milano nel lontano 1998 e ho poi proseguito il mio percorso di studi con un dottorato di tre anni sulle cose, la loro natura, la loro presenza nella nostra vita, dal titolo Costellazioni di oggetti, cartografie d'interni. Ho insegnato in Facoltà per dieci anni e poi ho deciso di ritornare in Valle Camonica, dove ora vivo con tre figli, dividendomi tra educazione e  narrazione del patrimonio culturale immateriale. Da ormai otto anni curo e realizzo progetti di educazione informale, mostre, laboratori e libri illustrati per musei, scuole e biblioteche dedicati ai bambini e ai ragazzi tra i 4 e i 14 anni.  

Ho sviluppato laboratori di educazione ambientale, di educazione alimentare, di educazione visiva, di percezione del tempo e dello spazio, di promozione della lettura.  Credo nella capacità di pensiero dei bambini, nella loro capacità di esplorazione alla cieca, e lavoro ogni giorno per trovare nuove strade per dare corpo e espressione ai loro pensieri e desideri.

Quando è nata Spicca e per andare incontro a quali esigenze, personali e collettive?

Spicca è nata la scorsa estate, dalla voglia di dare un nome a tutte le sperimentazioni fatte sino a quel momento, in solitaria o con altri autori, sul pensiero dei bambini e il loro modo di guardare il mondo. Da una sorta di idea onnipresente che rende l'educazione un dovere oltre che un piacere, una priorità assoluta, e per me, un modo di essere.

Perché questo nome, Spicca?

Spicca, è una parola scelta e dice tre cose insieme e molto diverse: perché si spicca una parola, si spicca un frutto dal ramo, si spicca il volo. Spicca sceglie accuratamente le parole con cui rivolgersi ai bambini, preferisce lavorare all'aria aperta, nel paesaggio, e vorrebbe, che ogni sua attività dia la possibilità a grandi e piccini di immaginare il mondo con occhi sempre diversi.

Quali obiettivi ha Spicca?

Spicca si mette tra i bambini di ogni età e il mondo, quel mondo che tutti i giorni vedono e non si spiegano. Si mette accanto a loro a immaginare e figurare il mondo con e per loro. Ha una particolare predilezione per il mondo naturale, le piace accompagnare i bambini alla scoperta di un bosco, di un fiume, di un prato per apprenderne le regole, assorbirne il ritmo e provare a farne parte e permetter loro di costruirsi un'idea di quel mondo. Spicca si mette tra i bambini e i libri, per riportare le storie dei libri nella loro vita di ogni giorno e viceversa accompagnare i bambini dentro le storie.

In quali ambiti si muove e che tipo di attività organizza?

Spicca raduna attorno a sé una rete di autori, di illustratori, di grafici, di fotografi, di cineasti, di filosofi con cui concepisce laboratori per bambini, di un giorno, di due ore, di una settimana intera. Cura la scelta dei luoghi in cui questi laboratori avvengono, l'equipaggiamento necessario, l'ospitalità e la realizzazione. I luoghi e le stagioni sono spesso elementi scatenanti e diventano esperienze educative cucite su misura per i bambini, quali: laboratori di libera espressione, laboratori di auto-costruzione, laboratori di esplorazione. Talvolta i laboratori costruiscono storie con e per i bambini, che diventano libri, giochi, tappeti.

Che spazio hanno i libri e la lettura in Spicca?

Gli albi illustrati hanno una posizione privilegiata, sui tavoli da laboratorio di Spicca,  ci sono sempre, innanzitutto, due storie. Due, diverse, talvolta affini, talvolta divergenti, che ci aprono l'orizzonte. Gli albi illustrati  divengono gli strumenti del fare educazione, sono scelti poiché espressione di un pensiero affilato e di un punto di vista spesso nitido sul tema che vogliamo esplorare e una sorta di anticamera da cui trarre forza. Possono arrivare dopo un'esplorazione o esserne l'abbrivio.  Non sono né manuali d'istruzioni né enciclopedie, ma libri che ci fanno pensare.

In che modo il libro si lega alle esperienze sensoriali e manuali che promuovi?

Siamo fatti di storie, attraverso le storie  bambini si raccontano ai genitori quotidianamente e questi a loro. Allora non si capisce perché quando un bambino prende in mano un libro questa confidenza con la narrazione debba venir meno, debba cedere il passo all'obbligo scolastico della lettura. Spicca cerca, in fondo, di distrarre il bambino dal supporto e lo accompagna dentro la storia, a partire da una figura o da una parola o dalle due cose insieme mettendo il bambino nelle condizioni di entrarvi costruendo una sorta di oggetto fatico, di oggetto poetico, talvolta un lascito di quella storia, che ne allunga l'effetto, talvolta un lasciapassare per la storia che viene dopo e che si lega alla prima per molti e diversi motivi.

Qual è l’esperienza che ritieni fondamentale i bambini facciano oggi?

La possibilità di costruirsi con le loro mani un sapere, la possibilità di fare una scoperta e di dedurne un pensiero. La possibilità di confrontare il loro piccolo percorso con quello di altri bambini e capire che grande dono è la diversità. La possibilità di rallentare, di fare attenzione, di accudire i propri strumenti e i propri pensieri insieme.

Come imposti il lavoro con i bambini?

Ci sono cinque passi essenziali che stanno alla base di tutti i miei laboratori: 1. la scelta e delimitazione del campo di osservazione: qual è il fenomeno o il concetto che vogliamo sondare? 2.la definizione dell'equipaggiamento necessario - materiali e strumenti - che danno il la all'attività manuale  3. l'incipit, la scelta delle parole giuste per dare avvio all'attività 4. la scelta degli albi illustrati adatti all'attività  5. la progettazione delle condizioni più idonee per raccogliere i risultati in una mostra istantanea, in un'opera collettiva, con una cronaca in diretta o tenendo un diario. 

Tutte le attività di Spicca si svolgono alla Casa Museo di Cerveno. Di che luogo si tratta?

È una casa di pietra, somma di tante case, un tempo abitate. E oggi un'unica grande casa con tante stanze tutte diverse e tante finestre tutte diverse e una grande collezione di strumenti, macchine e oggetti. Educa l'occhio a saper scegliere un punto di vista, ci culla con le sue pareti curve e prive di angoli retti, ci sollecita ad essere all'altezza dell'eredità di cui è testimonianza. È uno spazio pubblico.

Quando è nata la Casa Museo di Cerveno?

È nata nel 2006 per volere di Anna Bonfadini, allora sindaco, e della comunità di Cerveno. Sta in un piccolo borgo sulle pendici della Concarena, a 500 m di altezza, in Valle Camonica, in provincia di Brescia.

Per opera e su progetto di chi è stata allestita?

L’edificio, che risale alla fine del Cinquecento, ha mantenuto nel tempo la sua funzione originaria di casa rurale abitativa e conserva intatte le caratteristiche costruttive dell’epoca, visibili nei locali a volta, nell’uso della pietra calcarea e nell'organizzazione degli spazi. È stato dapprima restaurato nel pieno rispetto della sua storia e poi riconosciuto come Raccolta Museale dalla Regione Lombardia, nel 2006.

Che attività svolge?

È un luogo di incontri culturali, di convegni, di approfondimenti e di dibattiti, stimolo alla ricerca e alla conoscenza del territorio nelle sue espressioni di oggi e di ieri. Infatti è sede del Ecomuseo Montagna di Luce attorno al quale le comunità che abitano sul conoide della Concarena si riuniscono e lavorano per salvaguardare la loro cultura materiale e immateriale.

Che rapporto ha il territorio con la Casa Museo di Cerveno?

È un rapporto che va molto oltre quello della fruizione, la Casa Museo è un luogo in cui la comunità si riconosce, da cui pretende attenzione, da cui attinge per sapere chi è, a chi ha affidato le proprie cose. Guardando avanti, potrebbe diventare il luogo ideale per osservare e raccontare le nuove dinamiche socio-economiche a cui una società ancora agro-silvo-pastorale come quella camuna cerca di rispondere.

Come è stata accolta Spicca?

Spicca era in cerca di un luogo che fosse di per sé un manifesto, uno spazio che avrebbe insegnato di per sé a tutti quelli che lo avessero attraversato. Ho incontrato questo casa per la prima volta molti anni fa e come spesso succede quando si mettono in fila le idee e le cose si fanno più chiare, ho scoperto che lo spazio che cercavo era proprio lì, sotto i miei occhi, e quella strana facilità nel fare i primi laboratori tra quelle mura, non era casuale. Ora questa casa è una parte essenziale di Spicca e il lavoro quotidiano con e per la comunità di Cerveno è quanto di più naturale ci possa essere.

Cos’hai in programma per il futuro?

Una grande cerchia di autori che trovano giusto passare da qui, da questa casa, tanti bambini che si divertono quasi auto-formandosi, e una vecchia signora che li spinge ora di lì e ora di là.

 

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