Il grande gioco dell'arte (tipografica)

[di Michela Gasparini]

L’avventura di questo libro è iniziata un giorno di luglio alla Tipoteca Italiana Fondazione di Cornuda, quando una copia della mia tesi è stata messa nelle mani di Paolo Canton, quel giorno in visita al museo con gli allievi del suo corso “Progettare libri”, da Sandro Berra.

Tipi alla mano, il nuovo libro della collana PiPPo, ha origine proprio da quella tesi magistrale, è una sua sintesi ed evoluzione che ne conserva fedelmente lo spirito e gli intenti. Nato come manuale per insegnanti delle scuole medie, per la collana è stato riarrangiato da me e Anna Martinucci in modo da renderlo accessibile direttamente da un pubblico di ragazzi. Tipi alla mano è una raccolta ragionata di attività e giochi volta ad avvicinare i più piccoli all’arte tipografica (ma anche i grandi che desiderino apprenderne i rudimenti), in modo che possano usare più consapevolmente – quindi con risultati esteticamente più apprezzabili e funzionalmente più efficaci – gli strumenti digitali con i quali producono quotidianamente i testi.

La copertina della mia tesi di laurea, dalla quale è nato il libro.

Per sviluppare i giochi del libro, ma soprattutto per dare una base e filo conduttore al progetto, sono partita dai caratteri mobili. Potrebbe sembrare una scelta anacronistica, visto che oggi la quasi totalità degli scriventi utilizza il computer (o un altro strumento digitale) per produrre testi, ma si giustifica con il fatto che i caratteri mobili sono all’origine della tipografia: la riproduzione a stampa dei testi si è strutturata proprio a partire da questi oggetti fisici dei quali si può avere esperienza diretta, manipolandoli, pensando alla forma delle lettere, agli spazi che separano le parole e le righe, alla ragione per la quale i testi che leggiamo hanno la forma a cui siamo abituati. I caratteri mobili, oggi, sono strumenti straordinari, nel senso che sono assolutamente familiari nella loro funzione ma desueti, se non completamente sconosciuti, nel loro utilizzo per la maggior parte delle persone. Per questa ragione possono essere ottimi strumenti di apprendimento, stimolando la curiosità e la memoria, soprattutto se proposti come soggetto di attività ludiche.

La struttura dei contenuti elaborata per la tesi di laurea..

La scintilla iniziale di questa scelta ha però una motivazione più personale. Da anni, infatti, frequento con assiduità la Tipoteca Italiana, Museo della stampa e del design tipografico, e per me è stato naturale trovare lì lo spunto di partenza. Ma per mettere in atto questo desiderio è stato necessario scontrarsi con un problema progettuale: la scelta dei contenuti intorno ai quali costruire una didattica della tipografia. L’arte tipografica è, infatti, estremamente sofisticata: è fatta di dettagli, regole minuziose, calcoli complessi, discipline disparate che non possono essere dimenticati, anche se non devono essere approfonditi, nel momento in cui si vuole strutturare un percorso didattico-divulgativo, soprattutto se destinato ai bambini e ragazzi. Per me, in questo lavoro di selezione e approfondimento, hanno avuto molta importanza alcuni testi, fra i quali Architettura tipografica (1940) di Carlo Frassinelli, la collana scolastica Tipocomposizione di Giacomo Pellitteri (1950-58) e Thinking with type (2010) di Ellen Lupton.

Da questi testi, ma anche dal confronto con amici, docenti, esperti, teorici e pratici della tipografia delle diverse ipotesi e strutture che andavo costruendo e smontando, cercando di dare la giusta priorità agli argomenti senza farmi influenzare troppo dalla mia specifica formazione di grafica, è nata l’ossatura intorno alla quale ho costruito prima la mia tesi di laurea e successivamente il libro.

Tipi alla mano però non aspira a essere un vero manuale per piccoli aspiranti tipografi, che impartisce regole attraverso la divulgazione dei fondamenti dell’arte. Ho sempre voluto che si limitasse a offrire un’occasione per avvicinarsi con spensieratezza, attraverso il gioco, alla tipografia, senza alcuna presunzione di completezza, autorevolezza ed esaustività. La determinazione a non voler scrivere un trattato dell’arte tipografica – per quanto in miniatura –mi ha tranquillizzata durante la progettazione, mi ha permesso di giocare, di non aver paura di essere irriverente anche nei confronti di una disciplina che considero serissima e ferrea.

Nella costruzione sia della tesi sia del libro è stata decisiva la progettazione delle attività da proporre ai ragazzi. In questo mi è servito particolarmente ricercare e analizzare i giochi e gli esercizi tipografici per ragazzi già elaborati da altri autori in libri, giochi, laboratori, ecc. A questa si è aggiunta una attenta valutazione degli aspetti pratici che gli esercizi dovevano soddisfare: obiettivi, tempi, difficoltà, divertimento, materiali da utilizzare. Ma soprattutto è stato importante il lavoro di confronto tra tipografia digitale e analogica, per capire le potenzialità dei caratteri mobili, quello che possono spiegare ed esprimere più facilmente, per sfruttarle poi negli esercizi. In questa fase ho riempito molti quaderni con appunti, schizzi, giochi, sui quali mi sono poi confrontata a lungo con Daniele e Lucio, i tipografi della Tipoteca: grazie alla loro esperienza ho potuto rielaborare le mie idee, per renderle più concrete.

Uno degli esercizi del libro, sviluppato nella forma destinata ala tesi di laurea

Di grande aiuto durante la fase di progettazione dei contenuti e della loro forma grafica sono stati anche il mio relatore Gianluigi Pescolderung e il mio professore di tipografia, Giorgio Cedolin, al quale sono debitrice della passione per l’arte tipografica, proprio durante le sue lezioni, frequentate anni fa.

Ecco spiegata la differenza fra testo tipografico e testo digitale.

Tutto questo lavoro è ora riassunto un uno snello fascicolo di quarantotto pagine: Tipi alla mano. È il mio primo libro. Mi riempie di emozione immaginare che questo lungo lavoro possa ora arrivare nelle mani di ragazzi a me sconosciuti, per farli giocare con la tipografia, nella speranza che affrontino con più consapevolezza e competenza la schermata bianca di un programma di composizione di testi e le quasi infinite opportunità espressive che offre.

E se vi trovaste dalle parti della Tipoteca, giovedì 25 maggio, alle 18:00, ci potremo trovare con Michela Gasparini e Sandro Berra per parlare di questo libro e di come e perché trasmettere la passione per l'arte tipografica a bambini e ragazzi. Vi aspettiamo lì.

 

 

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