Ho scoperto una parola nuova

Oggi riportiamo un articolo pubblicato sul Quarantotto N.4 del febbraio 2023, scritto da Thomas Pololi, responsabile dei progetti dellArchivio dei Qaderni di Scuola, e dedicato al concetto di ‘bambinismo’ (childism), in contrasto con quello di ‘adultismo’, ovvero la presunzione di superiorità degli adulti. Vi riproponiamo la lettura di questo testo perché proprio qualche giorno fa è apparso, nella traduzione inglese di Tanu Biswas, sul blog del Childism Insitutenientepopodimeno che la culla del ‘bambinismo’.

[di Thomas Pololi]

‘Bambinismo’ (childism) è un termine utilizzato nell’ambito dei childhood studies per indicare l’“empowerment dei bambini come gruppo sottomesso”, in contrasto all’‘adultismo’, che indica il “pregiudizio e la sistematica discriminazione nei confronti dei giovani”.

Il ‘bambinismo’ è il corrispettivo bambino del ‘femminismo’ ed è una parola secondo me meravigliosa. L’ho scoperta solo di recente e penso che bisognerebbe utilizzarla e diffonderla il più possibile, anche per evitare che faccia la fine di ‘infantilismo’ (altra possibile traduzione di childism), sottraendola a chi ne fa un uso dispregiativo per definire atteggiamenti o azioni “infantili” o ingenue, o una tendenza negativa della società ad assecondare qualsiasi “capriccio” dei più piccoli e l’“infantilizzazione” degli adulti. Questa dell’infanzia che resta “attaccata addosso” a un adulto, per qualche motivo, è considerata da alcuni alla stregua di una malattia, ma al contempo si dice spesso che le persone più geniali siano quelle rimaste un po’ bambine: uno strano controsenso.

A volte sparisco, Francesco Chiacchio, Topipittori 2022.

Il termine ‘bambinismo’, in ogni caso, già in ambito accademico nasce con una connotazione ambigua. Il primo uso ne è stato fatto nel 1975 in campo psichiatrico, per indicare “la presunzione di superiorità di un adulto rispetto a un bambino”, qualcosa di molto simile, cioè, a quello che nel campo dei childhood studies è invece il suo opposto, l’‘adultismo’.

Senza entrare troppo nel merito del dibattito sull’uso specialistico del termine, dico solo che, da profano, preferisco l’uso positivo della parola ‘bambinismo’: lo trovo più logico e naturale, anche perché, per analogia, non riesco proprio a immaginare un’inversione di significato della parola ‘femminismo’, cioè che ‘femminismo’ possa, al pari di ‘maschilismo’, indicare una presunzione di superiorità.

E poi la parola ‘bambinismo’ non è solo bella e costruttiva, ma è anche nuova. E serve davvero un suono nuovo per farsi spazio nel rumore di fondo che ci circonda: quello dell’‘adultismo’ che permea la nostra società.

Venti buone ragioni per ascoltare un bambino, Giovanna Zoboli, Yoshiko Hada, Topipittori 2026.

Che il nostro mondo sia incredibilmente e profondamente adultista, non vi è dubbio. Basta pensare a come sono progettati gli spazi in cui viviamo, o, più banalmente, all’uso offensivo che spesso viene fatto della parola ‘bambino’ senza che nessuno si scandalizzi. Cosa può provare un bambino o una bambina che sente una persona dare del ‘bambino’ o della ‘bambina’ a qualcuno che ha fatto qualcosa di incredibilmente stupido? Credo che non vi sia esempio più lampante della discriminazione che gli adulti praticano, o tollerano, nei confronti dei più piccoli.

Una discriminazione che spesso è difficile da inquadrare e contrastare, anche perché mancano le parole per farlo. Se concetti come ‘adultismo’ e ‘bambinismo’ diventassero di uso comune, penso, sarebbe tutto più semplice.

Il principale promotore della popolarizzazione del ‘bambinismo’ (inteso in senso positivo) è indubbiamente John Wall, Professore di Filosofia, Religione e Childhood Studies alla Rutgers University, negli Stati Uniti.

Wall ha scritto numerosi libri: si è occupato di diritti dell’infanzia, di bambini coinvolti in conflitti armati, di pensiero etico e morale. Nel 2010, nel suo Ethics in Light of Childhood, ha introdotto proprio l’uso del concetto di childism inteso come “valorizzazione delle esperienze dei bambini per trasformare le norme sociali”.

 

L’impegno di Wall non è solo di tipo accademico e divulgativo: all’interno della sua università ha creato un’organizzazione, il Childism Institute, che riunisce una rete globale di ricercatori e attivisti e il cui motto è “Empowering children by critiquing norms and structures”.

Attraverso il suo lavoro, e in particolare la pubblicazione del libro Give Children the Vote: On Democratizing Democracy, inoltre, Wall è riuscito a innescare il dibattito sul diritto di voto ai bambini, arrivato di recente anche in Italia grazie a un articolo del «Guardian» ripreso da «Internazionale». Anche in quest’ambito, Wall non si è limitato a diffondere idee: ha contribuito a fondare il Children’s Voting Colloquium, “un consorzio internazionale di studiosi e attivisti che lavorano per eliminare l’età del voto a livello locale, nazionale e globale”.

 

Ho ascoltato alcune, interessantissime, interviste a Wall (i link si possono trovare sul sito del Childism Institute). 

Wall spiega con passione e conoscenza, ma anche con la precisione logica del filosofo, le tante motivazioni per cui il diritto di voto, e più in generale il diritto dei bambini di avere il potere e le “strutture” per incidere sulle scelte della collettività, sarebbero auspicabili per migliorare le vite non solo dei più giovani, ma quelle di tutti.

Nei suoi discorsi, tesse un lungo filo che va dalla Convenzione sui diritti per l’infanzia del 1989, al movimento Fridays for future, ai Parlamenti dei bambini, che esistono ormai in circa 30 Paesi (purtroppo l’Italia non è tra questi) e in alcuni casi hanno anche un certo potere. Questi casi, spiega Wall, non sono quelli dei parlamenti europei come si potrebbe immaginare, ma paradossalmente quelli di Paesi poveri o in via di sviluppo, dove per costituzione sociale i bambini sono più concretamente coinvolti nella vita della comunità, ad esempio attraverso il loro lavoro: succede in India, ma anche in Bolivia e Perù, dove esistono persino movimenti di “bambini lavoratori” che difendono le loro istanze (un po’ come accadeva a New York nel 1899 con lo sciopero dei newsboys, i ragazzini che distribuivano i giornali, o in Italia nel 1902, con lo sciopero delle ‘piscinine’, le apprendiste sarte di Milano).

Gruppo di ‘piscinine’ - Società La Fraterna, dagli Archivi dellUnione Femminile Nazionale

Alla fine di ogni intervista, puntualmente, si presenta la domanda cruciale: cosa possiamo fare di concreto per promuovere il ‘bambinismo’, e contrastare l’‘adultismo’?

Secondo Wall bisogna prima di tutto costruire il terreno su cui il ‘bambinismo’ può crescere: quello della consapevolezza di quanto la nostra società sia ‘adultista’. Quello che viene proposto è un vero e proprio cambio di paradigma: l’obiettivo non è tanto “dare il voto ai bambini”, quanto portare la società a fare propria questa idea e riconoscerla come necessaria. Movimenti globali come quello dei Fridays for future e assemblee come i Parlamenti e i Consigli dei bambini sono sicuramente la punta di diamante del “movimento bambinista”.

Ma per generare un cambiamento radicale, serve agire in modo capillare. Usare parole nuove per riconoscere gli atteggiamenti ‘adultisti’. Creare sempre più spazi di partecipazione di bambini e ragazzi, in ogni ambito, a partire da quello culturale e sociale. Ascoltare con rispetto e considerazione le opinioni e le esperienze delle persone fin dalla più tenera età.

Venti buone ragioni per ascoltare un bambino, Giovanna Zoboli, Yoshiko Hada, Topipittori 2026.

Nel mio piccolo, mi sono dato l’obiettivo di fare la mia parte. Non mi occupo di diritti dell’infanzia o di psicologia dello sviluppo (è quindi possibile che questo articolo, che ho scritto mosso dall’entusiasmo per quello che per me è un mondo affascinante ancora da esplorare, contenga qualche inesattezza e semplificazione un po’ grossolana), ma nei progetti che svilupperò come curatore di un archivio di testimonianze di infanzia mi sforzerò di far risuonare il più possibile, attraverso pratiche concrete, questa parola nuova che tanto mi piace: ‘bambinismo’.

Museo dei Quaderni di Scuola (via Broletto, Milano)