Pinocchio e le sue cento vite

Viaggio nell’immaginario degli studenti del Biennio Specialistico di Illustrazione dell’Accademia di Belle Arti di Firenze

[di Alessandro Baldanzi*]

Ci sono personaggi che appartengono alla letteratura e personaggi che appartengono allimmaginario. La differenza è sottile ma decisiva. I primi vivono nelle pagine che li hanno generati; i secondi sopravvivono ai libri, li attraversano, li tradiscono, li reinventano continuamente. Pinocchio appartiene a questa seconda specie. Da oltre un secolo il burattino nato dalla fantasia di Carlo Collodi continua a mutare forma. Ogni epoca lo ha riscritto, ogni generazione lo ha adottato come specchio delle proprie inquietudini, delle proprie aspirazioni, delle proprie paure. Lo si è letto come fiaba pedagogica, come romanzo di formazione, come allegoria sociale, come racconto politico, come viaggio iniziatico. Ma forse il segreto della sua inesauribile vitalità risiede proprio nella sua impossibilità di essere definito una volta per tutte. Pinocchio non è mai soltanto ciò che sembra. È un bambino e non lo è. È un pezzo di legno e una creatura viva. È innocente e colpevole. Vittima e responsabile. È un personaggio che vive nella contraddizione e che proprio nella contraddizione trova la propria forza narrativa. Forse per questo, dal 2019, il Biennio Specialistico di Illustrazione dellAccademia di Belle Arti di Firenze ha scelto di farne il centro di una ricerca destinata a crescere anno dopo anno. Il docente Alessandro Baldanzi ha affidato agli studenti un compito apparentemente semplice: progettare un libro illustrato dedicato a Pinocchio. Un libro. Non una tavola singola, né un esercizio di stile o una semplice illustrazione: un libro. La differenza è sostanziale, perché progettare un libro significa costruire una visione del mondo. Significa stabilire un rapporto tra testo e immagine, tra racconto e interpretazione, tra ciò che viene detto e ciò che viene mostrato. Significa decidere quale voce attribuire alle figure e quale silenzio lasciare alle parole. Da questa esperienza sono nati quasi centocinquanta progetti editoriali. Centocinquanta modi diversi di leggere lo stesso testo. Centocinquanta tentativi di dialogare con una delle figure più complesse della cultura italiana. Centocinquanta universi autonomi. Osservati nel loro insieme, questi lavori producono un effetto sorprendente. Non sembrano appartenere a una mostra collettiva. Sembrano piuttosto le stanze di una grande casa immaginaria nella quale Pinocchio continua a vivere assumendo identità sempre diverse. Ogni progetto costituisce un organismo indipendente.

Silvia Mongardini, pennarello su carta

Ogni studente costruisce un proprio sistema visivo, una propria grammatica delle forme, una propria temperatura emotiva. Alcuni scelgono la sintesi e il rigore del segno. Altri esplorano leccesso, la proliferazione dei dettagli, laccumulo narrativo. Alcuni lavorano sul colore come materia psicologica; altri affidano tutto alla forza del bianco e nero. Alcuni si muovono nel territorio della tradizione illustrativa; altri sconfinano nella grafica contemporanea, nel fumetto, nellarte concettuale, nellimmagine digitale. Eppure, ciò che colpisce maggiormente non è la diversità degli stili. È la diversità degli sguardi. Perché ogni illustratore, prima ancora di disegnare Pinocchio, deve decidere chi sia davvero il proprio Pinocchio. È un bambino? È un mostro? È una vittima? È un ribelle? È un sognatore? È un bugiardo? È una coscienza in formazione? Le risposte non coincidono mai. Ed è proprio in questa molteplicità che il progetto rivela la propria straordinaria ricchezza.
La mostra diventa così qualcosa di molto diverso da una semplice esposizione di immagini. Assomiglia piuttosto a un grande laboratorio dellinconscio: non soltanto quello degli autori, ma dellinconscio stesso del personaggio. Come se Pinocchio custodisse, sotto la superficie del racconto conosciuto, una quantità infinita di identità possibili che attendono soltanto di essere rivelate.

Le opere raccolte in questi anni sembrano portare alla luce una dopo laltra queste identità nascoste. Ci sono Pinocchi malinconici e silenziosi, immersi in atmosfere sospese che ricordano il linguaggio del sogno. Pinocchi inquieti, quasi perturbanti, abitati da ombre e metamorfosi. Pinocchi ironici e dissacranti. Pinocchi contemporanei, immersi nelle contraddizioni del presente. Pinocchi fragili, che sembrano raccontare lincertezza delladolescenza. Pinocchi che non cercano più di diventare bambini, ma semplicemente di comprendere chi siano. In ciascun caso il personaggio agisce come un catalizzatore, assorbe la sensibilità dellautore e contemporaneamente la restituisce trasformata.

Laura Baroni, immagine digitale

Alice Gualandi, immagine digitale

È qui che emerge il ruolo fondamentale dellillustrazione. Troppo spesso limmagine viene considerata una semplice traduzione del testo, come se il compito dellillustratore fosse quello di rendere visibile ciò che la parola ha già raccontato. Questi progetti dimostrano esattamente il contrario. Limmagine non traduce, ma interpreta. Talvolta conferma la parola, talvolta la contraddice o la espande, o ancora la mette in discussione. In alcuni libri limmagine sembra accompagnare fedelmente il racconto di Collodi, ma basta uno sguardo più attento per accorgersi che qualcosa è cambiato. Unespressione, una scelta cromatica, una deformazione dello spazio modificano radicalmente il significato della scena. In altri casi il rapporto diventa ancora più complesso: le parole raccontano una cosa e le immagini ne raccontano unaltra. Tra le due nasce una tensione, uno scarto, un cortocircuito interpretativo. Ed è proprio in quello spazio che si genera la vera lettura. Lillustrazione contemporanea non è ancella della letteratura, ma linguaggio autonomo. Possiede una propria sintassi, una propria capacità narrativa, una propria forza critica. I lavori presenti in mostra testimoniano con chiarezza questa consapevolezza, e ogni progetto editoriale si configura come una riflessione sul potere dellimmagine e sulla sua capacità di costruire significati.

Shadi Mancini, immagine digitale

Alessia Mariucci, immagine digitale

Sfogliando idealmente questi libri si comprende che Pinocchio non è soltanto un soggetto narrativo, ma un campo di forze, una materia viva. Un dispositivo simbolico capace di generare immagini sempre nuove. Per questo motivo la mostra non racconta soltanto levoluzione di un percorso didattico, ma racconta anche levoluzione di una generazione di illustratori.

Attraverso Pinocchio gli studenti hanno sperimentato linguaggi, tecniche, approcci progettuali. Hanno costruito identità autoriali e hanno imparato a confrontarsi con un classico senza subirne il peso. Hanno scoperto come la tradizione possa diventare uno strumento di invenzione piuttosto che un limite. Il risultato è un archivio straordinario di possibilità, un repertorio di forme che documenta non soltanto ciò che Pinocchio è stato, ma soprattutto ciò che può ancora diventare.

Annamaria Corazzari, monotipo

Nel 2024 una prima selezione di questo patrimonio è stata presentata al Museo Venturino Venturi di Loro Ciuffenna. Circa cento opere hanno restituito al pubblico la complessità di una ricerca sviluppata nel corso degli anni. La nuova esposizione allo Spazio Odeon Giunti di Firenze rappresenta un ulteriore capitolo di questa avventura. Più ampia, articolata, consapevole. Non una semplice continuazione, ma una nuova occasione per osservare da vicino un fenomeno raro: la trasformazione di un esercizio accademico in un vero progetto culturale.

Chiara Simonato, collage

La pubblicazione del catalogo assume allora un significato particolare: non si tratta soltanto di conservare memoria della mostra ma di fissare un momento di ricerca collettiva, di documentare un dialogo tra generazioni, di testimoniare la straordinaria capacità di un classico di continuare a produrre senso nel presente. Perché, alla fine, ciò che emerge da queste pagine e da queste immagini è una verità semplice: Pinocchio non è mai stato soltanto il protagonista di una storia.

È una domanda, che ogni epoca formula in modo diverso: chi siamo? chi vorremmo essere? quanto siamo disposti a cambiare per diventarlo?

A sinista: Federica Ricci, immagine digitale; a destra: Laura Baroni, immagine digitale

I quasi centocinquanta progetti realizzati dagli studenti dellAccademia di Belle Arti di Firenze non offrono una risposta univoca, ma offrono qualcosa di più prezioso. Mostrano centocinquanta possibilità, centocinquanta percorsi, centocinquanta interpretazioni. E in questa moltitudine di voci, di segni, di colori e di visioni, Pinocchio continua a compiere il suo miracolo più sorprendente: rimanere sempre se stesso mentre diventa infinitamente altro.

La mostra L’Eco di Pinocchio: sette anni del Biennio di Illustrazione è un’esposizione che raccoglie le reinterpretazioni del celebre personaggio di Pinocchio realizzate dagli studenti del Biennio di Illustrazione dell’Accademia di Belle Arti di Firenze, in occasione del bicentenario della nascita di Carlo Collodi. La mostra è stata inaugurata ieri, martedì 16 giugno 2026, presso lo Spazio Giunti Odeon (Piazza Strozzi, Firenze) e l’evento è stato accompagnato dalla presentazione del catalogo della mostra, testimonianza di sette anni di ricerca, sperimentazione e creatività dedicati alluniverso narrativo di Pinocchio.

*Alessandro Baldanzi nasce a Firenze il 31 Marzo 1966, frequenta lIstituto darte di porta Romana e si diploma in Pittura presso lAccademia di Belle Arti di Firenze. Durante e dopo il ciclo di studi si dedica sia alla grafica editoriale e pubblicitaria che allillustrazione collaborando con vari editori e studi pubblicitari. Dal 1994 si dedica alla realizzazione, ideazione e progettazione di testi a carattere divulgativo storico e scientifico per il mercato editoriale internazionale. Autore del testo “Storia di Arte e Artisti” (Bompiani ed) per le scuole medie. Lavora per le maggiori Case editrici internazionali sia per quanto riguarda temi a carattere storico sia per la narrativa. Parallelamente porta avanti la propria ricerca personale espressiva attraverso esposizioni e libri dartista.