[di Rita Gamberini]
La prima persona a cui ho regalato la mia raccolta Poesie della casetta è stata la dottoressa del day hospital oncologico.
Il libro era appena uscito e catturata dall’emozione dovevo metterlo al più presto nelle mani di qualcuno. La paziente non ero io, ma andavo spesso a quell’ambulatorio per accompagnare una persona a me molto cara. Quella mattina, al termine del colloquio medico, non ho nemmeno avuto bisogno di farmi coraggio, ho posato il libro sulla scrivania e in due parole ho annunciato il mio regalo per lei.
Ho visto solo i suoi occhi, le mascherine hanno sempre coperto i nostri volti. Una luce sorpresa e lo sguardo è tornato serio, professionale.
Mi ha ringraziato poi con i saluti abituali, le raccomandazioni e via verso casa.

Illustrazione di Irene Penazzi per Poesie della casetta, di Rita Gamberini.
Per qualche giorno mi sono chiesta cosa avesse pensato, se l’avesse letto o portato a casa o dimenticato nel cassetto. Sono tornata molte altre volte in quell’ambulatorio, del mio libro non abbiamo mai parlato.
L’impazienza di consegnare a qualcuno la mia preziosa raccolta non mi avrebbe certo indotto a donarlo a chiunque, l’ho regalato alla dottoressa del day hospital oncologico per riconoscenza e per una seppur trattenuta confidenza.
Quando non si corrisponde a schemi prestabiliti o non ci si accomoda in scontate circostanze succedono più cose, si immagina molto di più da una parte e dall’altra e anche da una conoscenza limitata, come in questo caso, a questioni specifiche, può scaturire il voler bene. Anche quando le cose non vanno come si vorrebbe.

Illustrazione di Irene Penazzi per Poesie della casetta, di Rita Gamberini.
Qualche giorno fa, a distanza di quasi due anni, sono tornata a quell’ambulatorio con una torta cioccolato e mandorle: «Buongiorno ragazze, vi ho portato la merenda», e con qualche libro per la piccola biblioteca della sala d’attesa.
Non c’è stato bisogno di presentazioni ci siamo riconosciute subito e salutate, qualche minuto soltanto, il tempo lì è dedicato alle persone che hanno bisogno di cure e di accoglienza. Quando poco dopo la dottoressa è uscita dal suo studio ci siamo abbracciate. L’ho vista per la prima volta senza mascherina, una giovane donna dal volto sottile. «Dottoressa vi ho portato la merenda». Mi ha detto: «Siamo contenti che ci pensi». Adesso che i suoi lineamenti sono parte della mia memoria sono più contenta.

Illustrazione di Irene Penazzi per Poesie della casetta, di Rita Gamberini.
Tornando a casa nella mia mente si alternavano confuse l’intensità di un’emozione e la pienezza di un sentimento di responsabilità.
C’è una poesia di Grace Paley, La sporadica alternativa di una poetessa, che inizia così “volevo scrivere una poesia invece ho fatto una torta”, ecco mi sono detta, la mia giornata è iniziata così, potevo scrivere una poesia, invece ho comprato una torta.
Non è poesia anche questa?