Scrivere di sé con gli albi illustrati

[di Milena Perazzini]

Scrivere di sé con gli albi illustrati (Sanoma Edizioni) nasce dall’incontro tra due pratiche che, nella mia esperienza professionale, hanno mostrato una profonda affinità educativa: la lettura condivisa di un picture book e la scrittura autobiografica. Nel lavoro con alunne, alunni e insegnanti, è emerso in maniera significativa quanto gli albi illustrati possano divenire mediatori privilegiati, capaci di attivare relazioni intra e interpersonali e favorire la scrittura di sé come gesto consapevole e trasformativo. È a partire da questa esperienza che si sviluppa la seguente presentazione, con particolare riferimento all’adolescenza.

Scrivere di sé, ovvero praticare la scrittura autobiografica, è da tempo un’attività diffusa in numerosi contesti professionali: sociologici, antropologici, aziendali e psicoterapeutici. Negli ultimi anni, in ragione dei profondi cambiamenti sociali che hanno interessato il nostro Paese, l’autobiografia ha trovato spazio anche in ambito scolastico, affermandosi come pratica significativa attraverso cui studentesse e studenti possono conoscere, elaborare e condividere le proprie storie e quelle altrui. In un mondo iperconnesso, caratterizzato da un accesso rapido e continuo alle informazioni, ci si può domandare se abbia senso proporre in classe un’attività come la scrittura autobiografica, che richiede una disponibilità all’attesa e alla rielaborazione personale, dimensioni spesso in tensione con i tempi e i linguaggi dell’adolescenza E, più nello specifico, se possa risultare efficace chiedere a ragazze e ragazzi di soffermarsi sul racconto della propria storia personale.

È proprio a partire da questi interrogativi che la scrittura autobiografica può rivelarsi un’occasione privilegiata di narrazione identitaria, finalizzata a promuovere una maggiore conoscenza e consapevolezza della persona che si è nel presente. Scrivere di sé consente, infatti, di riflettere su questioni fondamentali quali: Chi sono io? e Chi sono io in relazione agli altri?

Narrare e narrarsi appartiene da sempre alla storia dell’umanità e rappresenta uno dei principali strumenti attraverso cui gli individui attribuiscono senso alla propria esistenza. Numerosi studi sottolineano come la narrazione costituisca uno dei principali meccanismi psicologici di costruzione dei significati. Secondo Bruner (1992), gli esseri umani organizzano le proprie esperienze sotto forma di racconto, al punto che vita e identità possono prendere forma e consistenza solo all’interno di una struttura narrativa. In questo modo, le conoscenze e le esperienze vissute vengono ordinate e dotate di significato, organizzandosi in unità di senso tra loro interrelate. L’identità narrata interpreta così i molteplici atti narrativi che la riguardano, conferendo coerenza, struttura e significato al reale in una dimensione di co-appartenza al mondo. Il sé che narra e si narra, è opportuno ricordarlo, è relazionale e contempla l’interazione tra l’Io e il Tu.

La possibilità stessa di narrare è indissolubilmente legata alla memoria. La narrazione si fonda sulla memoria di sé, intesa come la capacità di conservare le tracce delle esperienze passate per comprendere il presente e proiettarsi verso il futuro. Nel ricordo, la persona rievoca non solo gli eventi, ma anche i correlati vissuti emotivi e relazionali intrecciandoli in trame di connessioni. Come afferma Demetrio (1995), memoria, esperienza vissuta e ricerca di significato sono in relazione dinamica: i ricordi nascono dall’esperienza e, nel continuo processo di attribuzione di senso, la memoria sostiene e rielabora l’esperienza stessa. In questa prospettiva, la narrazione – e in particolare la scrittura autobiografica – si configura come una ricostruzione della memoria personale e, al tempo stesso, come un percorso di autoformazione, attivando quello che sempre Demetrio definisce un processo di bi-locazione: la possibilità di abitare contemporaneamente il presente e il passato, osservando la propria storia da una prospettiva altra. Questo “sdoppiamento del sé” favorisce la distanza necessaria, cognitiva ed emotiva, per analizzare e risignificare i propri vissuti, integrandoli in una narrazione più consapevole.

Oltre a configurarsi come processo autoformativo, la scrittura autobiografica può svolgere una rilevante funzione di cura, risultando particolarmente significativa nel periodo adolescenziale. Questa fase della vita, segnata da profondi cambiamenti cognitivi, corporei, emotivi e relazionali, rappresenta un momento di transizione in cui i giovani sono chiamati ad affrontare compiti evolutivi cruciali, quali la progressiva emancipazione dai contesti familiari e la formazione della propria identità. Attorno alla domanda Chi sono? si articola il bisogno delle e degli adolescenti di esprimersi e di comunicare la propria ricerca identitaria, attraverso forme molteplici e affini al modo di percepirsi, tra le quali la scrittura ha storicamente occupato un ruolo centrale.

Nelle sue declinazioni tradizionali e contemporanee - dal diario alle scritture digitali, dalle stories ai video - la scrittura continua a rispondere a funzioni di riconoscimento di sé, di ricerca personale e di conservazione delle proprie memorie, agendo al contempo come dispositivo autoregolativo. In ambito scolastico, specialmente per alunne e alunni che vivono la propria adolescenza con difficoltà, un laboratorio di scrittura autobiografica può divenire un’opportunità trasformativa e un atto di responsabilizzazione verso la propria persona e verso quella di altre e altri. Come sostengono, infatti, Batini (2008) e Lancini (2020), il riconoscimento dei propri bisogni e desideri, del tutto simili o sovrapponibili al gruppo dei pari, nonché la condivisione delle proprie emozioni, prevengono non solo il ripiegamento in una profonda solitudine, ma allontanano da un processo di passiva accettazione o di estraniamento dalla realtà.

All’interno di questa cornice si colloca la proposta di Scrivere di sé con gli albi illustrati, strutturata attraverso la metafora del viaggio epico in dodici tappe, da Partenza a Ritorno, per esplorare grandi temi esistenziali. Ogni tappa è sostenuta da un albo illustrato, selezionato sulla base di criteri di qualità e dall’esperienza professionale acquisita in contesti formativi, che funge da attivatore delle proposte di scrittura presenti in ogni capitolo. Adatti a qualunque età, gli albi diventano attivatori del possibile, dell’immaginifico, favorendo processi di riconoscimento, identificazione e validazione emotiva. La lettura del picture book, come dono che il docente fa alla classe, apre uno spazio relazionale che dal piano individuale si estende a quello collettivo, offrendo occasioni di dialogo e di interrogazione di sé e dell’altro. Si tratta di una pratica che si colloca nell’“oltre il dicibile” e che, come afferma Campagnaro (2013), attiva un’interrogazione del testo e, al contempo, del lettore su se stesso. Che cosa c’è di me in quello che sto leggendo? Dove corrono, che cosa ricordano, a chi si rivolgono i pensieri nello scorrere delle pagine illustrate? Sono alcune delle domande di crescita e di ricerca di senso, generatrici di un pensiero metariflessivo, con cui le e gli adolescenti possono confrontarsi anche grazie alla presenza di un adulto che si pone in ascolto.

A titolo di esempio, vengono riportati un paio di esercizi di scrittura autobiografica scelti tra quelli pensati successivamente alla lettura dell’albo Dentro me (Cousseau, Crowther, 2007) e contenuti nel capitolo L’approssimarsi al traguardo: la scoperta di sé.

1. Cartoline dal futuro

(Materiale occorrente: cartoncini rettangolari delle dimensioni di una cartolina, pennarelli).

Si invitano le ragazze e i ragazzi a disegnare e a scrivere a loro stessi una cartolina che riceveranno tra cinque anni: su un lato dovranno disegnare l’immagine del luogo in cui immaginano si troveranno (o vorrebbero trovarsi) e sul lato opposto, oltre all’indirizzo (è il medesimo di quello attuale o uno diverso?), un messaggio, un saluto, un incitamento o un ammonimento rivolto a sé.

In plenaria saranno liberamente condivise le letture delle cartoline di tutte e tutti.

2. Lettera a me stessa, a me stesso nel tempo che è stato

Si invitano le ragazze e i ragazzi a scrivere, in dieci minuti, una lettera a loro stesse/i all’età di dieci anni. Cosa avrebbero desiderato sapere degli anni a venire? Che esperienze si sarebbero dovute assolutamente vivere? E quali suggerimenti sarebbe stato opportuno dare alla bambina, al bambino che sono state e stati?

In plenaria, chi lo desidera, condivide la lettura della lettera (uno stralcio o nell’interezza).

A conclusione, in un’ottica di promozione del benessere scolastico, è possibile individuare nell’utilizzo dell’autobiografia, associata alla lettura e alla condivisione di un albo illustrato, la possibilità di: dare parola alle ragazze e ai ragazzi; far maneggiare la scrittura per incrementare il pensiero riflessivo in un’ottica autoformativa e promuovere il confronto interpersonale; incrementare l’azione del prendersi cura di sé anche attraverso l’uso della fantasia e dell’immaginazione; avere una prospettiva autobiografica che contempli il proprio passato e l’attuale presente per proiettarsi nel futuro.

 

Bibliografia
Batini F., Giusti S., L’orientamento narrativo a scuola. Pagine di orientamento narrativo, Erickson, Trento 2008.
Bruner J.S., La ricerca del significato. Per una psicologia culturale, Bollati Boringhieri, Torino 1992.
Campagnaro M., Educare lo sguardo. Riflessioni pedagogiche sugli albi illustrati, in “Encyclopaideia”, vol.XVII, n.35, pp. 89-108, 2013.
Cousseau A., Crowther K., Dentro me, Topipittori, Milano, 2007.
Demetrio D., Raccontarsi. L’autobiografia come cura di sé, Raffaello cortina, Milano 1995.
Lancini M., Cirillo L., Scodeggio T., Zanella T., L’adolescente. Psicopatologia e psicoterapia evolutiva, Raffaello Cortina, Milano 2020.