Dal chiasso alla parola / 6. Cos’è questo silenzio?

Nel 2014 è uscito La gemella H diGiorgio Falco. Di questo scrittore abbiamo scritto suquesto blog quattro anni fa, a proposito della sua raccontadi racconti L'ubicazione del bene, riportando un brano dal raccontoomonimo in cui è descritto un interno domestico dei nostri giorni. Leparole di Falco ci avevano colpito, in quel caso, per la precisionecon cui fotografavano il rapporto fra bambini e adulti, un tema che,come sanno i lettori di questo blog, ci sembra centrale, e sul qualepertanto, è necessario mettere in luce e far conoscere le voci, a nostroparere, più interessanti. 
InLa gemella H, romanzo di levatura eccezionale (qui una bella intervista allo scrittore sulromanzo, la sua costruzione e le sue diverse fonti), quell'infallibilestrumento di osservazione che è la prosa di Falco si concentra peralcune pagine su una bambina, una delle due protagoniste del romanzo,che ha un ritardo nel linguaggio, osservata attraverso il prisma didiversi punti di vista. Leggendole mi sono posta molte domande. Qualisono le parole e i gesti che ogni giorno plasmano un bambino? Qualigli sguardi che gli sono rivolti, le mani che lo toccano, i silenziche lo educano? Quali gli oggetti testimoni delle sue giornate? Qualii muri, le case? Chi sono i medici che lo curano, con quali parole? Chisiamo noi? Di cosa siamo fatti? E chi sonoi nostri genitori, i nostri fratelli, le nostre sorelle? La gemella H è uno di quei libri che consente conestrema precisione di mettere a fuoco quale sia la funzione dellaletteratura, il potere conoscitivo che rende la parola un mezzo diindagine centrale per la comprensione di quanto ci riguarda e ci circonda,nel presente e nel passato. Ringraziamo Giorgio Falco per averci permessola pubblicazione del brano.

Chiincomincia a parlare? Helga, lei è precoce in tutto, sono suoi i primitentativi e vocalizzi, apre la bocca, la chiude attorno a mu, mu, mu,si ascolta compiaciuta, immersa in suoni consonantici e vocalici, muovebraccia, busto, le gambe da seduta, parla il corpo intero, sorride davantial volto di sua madre. Una sera, Helga mi guarda e dice, mut-ti, mut-ti,e infine strilla, mutti, mutti, mutti, mia madre arriva in stanza conlo strofinaccio sulla spalla, dài, ripetilo Helga, mutti, mutti, Hans,ascolta, mutti, mutti, Hans, Helga dice mamma, dice mamma. Mia madredovrebbe sapere che mutti non significa mamma per Helga, mutti è solo untentativo meccanico, l’aggrapparsi a un’estensione, alla vertiginesul vuoto di se stessa. Resto in silenzio, seduta sul mio letto, nonvoglio ancora diventare prigioniera del linguaggio, ma conservare mutal’immagine di mia madre, di mia sorella, di mio padre assente; lui,se arriva, lo fa solo per i momenti che vorrebbe eccezionali, quandotutta la noia dell’esistenza muore e resta la malinconia del meglio,l’esatta percezione dell’irripetibile. Mio padre davanti a me,per estorcere la prima parola alla gemella muta, la faccia casalingascavata, diversa da quella mattiniera in redazione, le prime rughe agliangoli della bocca.

Ilcavalluccio di legno nitrisce su una pedana con le rotelle, ascoltole conquiste di mia sorella, wasser, straße, haus, blume, milch,brot, zeit. Ho ventiquattro mesi, accumulo in silenzio le parole. Ungiorno mia madre dice, vieni Hilde, scendi dal cavalluccio, andiamo daldottor Rosenfeld. Perché apri la bocca solo per mangiare? A tavolaprendi il cibo infilzato dalla forchetta, non devo nemmeno agitarloin aria come una cosa viva, ti avvicini e sento il rumore dei tuoipiccoli denti sul ferro. Usciamo dalla villetta, c’è anche Helga,mia madre a ogni passo si trasforma, a dieci metri da casa è già lasignora Hinner, risponde ai saluti delle vicine, le donne dietro lefinestre puliscono passando panni sopra i vetri, si muovono a scatti,come marionette manovrate da fili invisibili, sembrano molto distanti daivetri, perdute, in un altro mondo. Maria Zemmgrund mi porta dal medicoperché sono una bambina nata strana.

Il dottorRosenfeld ha lo studio nel centro di Bockburg. Mio padre vorrebbe chemia madre cambiasse medico. Maria, Rosenfeld è un ciarlatano da fieradi paese, arriva da fuori. Se non ti piace il dottor Ziegler prendi ildottor Köhler, il dottor Rammer, il dottor Preis, scegli chi vuoi, sonotedeschi, medici figli di medici, le loro famiglie vivono a Bockburg,da generazioni: dimentica Rosenfeld, non fare il contrario di ciò incui credi. Il dottor Rosenfeld si chiama Hans, come mio padre. Avràquarant’anni, ne dimostra almeno dieci in piú. Indossa panciotto nero ecamicia bianca, cravatta nera a pois rossi. Gli occhi rimpiccioliti quasiscompaiono dietro le lenti spesse e tonde. La barba rossiccia odora ditabacco anche a due metri di distanza, la peluria copre la pelle pienadi sfoghi, forse dovuti a un’alimentazione sbagliata, a un eccesso divino durante serate accanto al fuoco.


 Mia madre si lamenta di me, il dottor Rosenfeld non miguarda, fissa Helga, cosí posso abbandonarmi, libera di vedere la paretealle spalle del medico: un orologio con le lancette segna l’ora chenon so leggere, accanto a una pergamena in cui probabilmente è scrittonome e cognome del dottore, data di nascita, anno e specializzazione dellalaurea in medicina, la firma di qualche vecchio docente ora prossimo allapensione o deceduto. Vicino all’attestato sono appesi quattro disegnidel corpo umano. Uno scheletro mi guarda senza occhi, la smorfia tramutatain sorriso. Il dottor Rosenfeld si avvicina a Helga e dice, Hilde, bambinacara. Helga piagnucola, non riesce a ribattere, dottore, sono Helga, dicesolo, mutti, allunga le braccia verso mia madre, mutti, no, dottore:lei è Helga, il problema è Hilde.

I genitori sono troppo ansiosi,signora Hinner. Non vorrebbero mai problemi. Le questioni sui gemellicominciano nella Bibbia. «Due nazioni sono nel tuo seno e due popolidal tuo grembo si divideranno; un popolo sarà piú forte dell’altroe il maggiore servirà il minore». I gemelli sono molto spesso incompetizione tra loro nella mitologia classica, lí è quasi naturaleche uno dei due contendenti soccomba, a volte in modo tragico, per finitutt’altro che ignobili: salvare gli abitanti di una città assediata,fondare una nuova comunità. Il conflitto tra gemelli è una costanteche attraversa i secoli, quasi un cliché, come lo scambio di personache induce al riso nella commedia degli equivoci: io stesso mi confondoancora tra Hilde e Helga. C’è nei gemelli la volontà di affermazionedel singolo, la ricerca di un’identità precisa, di un’autonomiache annulli il terrore di perdersi nell’equivalente, nella copiagemellare. Io credo alle affinità e alle differenze, signora Hinner,sebbene alcune comunità, quando nascono i gemelli, ammazzino unodei due. È un caso limite, certo. Motivi forse simbolici, pratici,talvolta economici, questo accade in altri periodi storici, o in altreciviltà: non nella Germania del 1935.

Unadifficoltà di apprendimento può capitare, signora Hinner, non siaschiava del desiderio di avere copie identiche. Le gemelle non sonobambine singole, che imparano il linguaggio tramite lo scambio conla madre, il padre o i nonni. Le bambine singole hanno come modellogli adulti, i fratelli o le sorelle piú grandi. Helga e Hildesono primogenite e, in particolare nel caso di Hilde, il modello diriferimento è Helga. È probabile che le gemelle comunichino, magaria bassa voce, in sua assenza, utilizzando una lingua intima, di paroleinventate, lingua che usano per comunicare solo tra loro, escludendoil mondo attraverso questo legame fortissimo, che tuttavia le assorbein misura diversa: Helga comunica con gli adulti, Hilde è chiusa inse stessa, partecipa tramite Helga. Sí, signora Hinner, anche lei èun modello, lei è il modello, tuttavia non sta sempre nella cameradelle bambine, avrà una sua vita, immagino. D’accordo. Lei dice dipassare quasi tutto il suo tempo con le gemelle, anche se fosse cosí,è impossibile concedere le stesse attenzioni a entrambe. Inoltrepuò darsi che una gemella necessiti di maggiori cure rispettoall’altra, magari proprio colei che noi escludiamo senza renderceneconto. Anche a parità di attenzioni, lei crede di parlare a duebambine, in verità le tratta come un’unica persona: è plausibileche Helga sia velocissima nel rispondere alle sue sollecitazioni,mentre Hilde, sopraffatta da Helga, preferisca nascondersi dietro larapidità della sorella. Vero, Hilde?

Già,non rispondi, ma io, Hilde, non sono Helga o tua mamma. Signora Hinner,lei dovrebbe condividere un piccolo momento con sua figlia, un luogo,un compito specifico: leggere una fiaba, un libro illustrato, sistemareil giardino, i bambini amano mettere le mani nella terra, dovrebbelavare la verdura e preparare qualcosa da mangiare. Hilde, sai comesi fa lo strudel? Tutto ciò non significa escludere Helga, che a suavolta avrà altri spazi solo con lei, signora Hinner. Alcune gemelleincominciano a esprimersi dopo i due anni di età, tuttavia quandoiniziano sono precise, come se lo facessero da mesi. Non si limitanoa usare solo sostantivi, buttati nel discorso come giocattoli con cuiscoprire il mondo. Niente verbi all’infinito, cantilene dei bisogniprimari o aggettivi storpiati. Non si preoccupi, signora Hinner, Hildevuole solo essere indipendente anche da lei, ma apprende, ne sono certo,custodisce le parole, è gelosa, e il giorno in cui arriverai a mille,Hilde, tornerete qui tutte e tre insieme, e le ripeterai. Piuttosto,signora Hinner: come va la sua tosse?

Hilde,cos’è questo silenzio? Vuoi vivere senza la tua lingua madre? Non amila tua lingua o non ami tua madre? Oppure non ti senti amata da lei? Lasfidi attraverso il mutismo? È solo tua madre, sebbene tu non vogliadire mutti. Il tuo silenzio è filiale. Come se la prima esperienzaattorno al capezzolo fosse la cosa piú importante, l’eterno esordiodell’umanità, la riscrittura continua dell’universo. Hilde, credicosí tanto nella relazione con tua madre, unica forma di verità,da sentire vacuo tutto ciò che verrà dopo. Ti sbagli. Incominciaa parlare. Non è cosí fondamentale la prima parola, esiste già,è nel luogo che ti ostini a proteggere, giunge lí prima di te,ma tu immagini di esserne l’autrice. Verranno altre parole esaranno eredità di secoli, di vite differenti, parole sopravvissuteo portate qui con mezzi che nessuno ricorda: cavalli affaticati,carovane, pergamene arrotolate nelle tasche assieme al tabacco, gambedi legno, impronte di ubriachi nel terriccio, copertoni, cingolidi carri armati, onde radiofoniche.

Cerchi disalvarti, di salvare tua madre, i tuoi cari, tu hai il terrore diperderli, tutti. In fondo, vorresti allearti con tua madre, per poterribadire, noi, noi, noi, lo spaventapasseri invisibile che sorreggele nazioni, gli eserciti, le famiglie. Hilde, tu sopporti la dolorosasuperficialità di tua madre, ti rimproveri, quando ti accusa di essereuna bambina sbagliata e cattiva, taci e aumenti il senso di colpa,l’ostilità, sei sempre piú convinta della tua scelta se osservila stolta grettezza di nonna Christa, di nonno Michael, lo sguardoannebbiato di zio Peter, la crudeltà dei giorni festivi, i codicisociali, nonna Rosie rinchiusa in un mondo immaginario, modulatosu un canovaccio in cui lei è la signora indiscussa di Bockburg,vive alla fine del XIX secolo ed è amica intima di una statua– Sissi imperatrice d’Austria – ma utilizza un frigoriferodel 1930: come dare torto a nonno Herbert, se passa tutta la suavita nella penombra?
Noi mangiavamo le melesolo nello strudel, prima.

Eallora, Hilde, sei disposta a cambiare alleato. L’alleato ètuo padre. Dieci anni prima di quella frase,sei nel 1935, a Bockburg, lui distante, immerso nella carriera,spinto dall’ambizione personale e da tua madre, che vuole anchealtro, ignori cosa, neppure lei lo sa. Hilde, dovresti accettaretuo padre, intendo padre in ogni aspetto, tutto ciò che Hans Hinnerrappresenta, per aggredire tua madre, sminuirla, separarti da lei,dalla tua gemella Helga. Trattieni da troppo tempo parole che ritienisacre. Sei sopraffatta dal senso di responsabilità, non vorresti maiiniziare farfugliando due sillabe. Ma quel tempo non esiste piú damolto. Tua madre è Maria Zemmgrund. Maria Zemmgrund è la signoraHinner. È solo tua madre. Accogli tuo padre, Hans Hinner, direttoredel giornale di Bockburg, il settimanale diffuso in tutta la zonasud di Monaco. Hilde, accetta di perdere qualcosa di piú della tuaprima parola. Per questo motivo, all’età di 735 giorni, ripeti:Mutter.

Le immagini di questo post,autoritratti di bambini di quattro anni, provengono dall'archivio Early Childhood Center, Psychology Department, pressoSarah Lawrence College, che raccoglie i lavori realizzatidurante i laboratori artistici organizzati dal Centro, nei quali bambiniin età prescolare sono invitati a esprimere idee e pensieri attraversol'uso di materiali diversi.