Un girasole per giocare con tutti

[di Valentina Lungo ed Enrico Delmastro, DieciOcchi]

Le dita delle nostre mani sono dieci occhi che riescono a vedere ciò che la vista non percepisce. DieciOcchi siamo noi, Valentina Lungo, designer, e Enrico Delmastro, grafico, amici di lunga data e colleghi di lavoro; ed è anche il nome che abbiamo scelto per il nostro progetto che consiste nell’ideare libri e materiale tattile illustrato: una ricerca che si basa sul principio di far dialogare e convivere design e accessibilità. Un principio che non ci siamo inventati noi: è la filosofia che sta alla base del design-for-all o progettazione universale: oggetti, spazi, servizi, tecnologie ideati tenendo conto di diverse tipologie di fruitori. Ideati, e non adattati successivamente: un particolare fondamentale.

Quando diciamo che progettiamo libri tattili illustrati ci viene spesso chiesto, come prima domanda, da dove viene l’interesse verso questo genere di libri.

In quanto designer, siamo inclini a vedere qualsiasi elemento come “oggetto”; un oggetto composto da parti analizzabili singolarmente, tenute insieme da un’estetica piacevole, con uno scopo preciso. È così anche per i libri: copertina, legatura, forma, contenuto, testo, utilizzo. Quando ci siamo imbattuti per la prima volta nei libri tattili, grazie a curiosi e inaspettati incontri, la nostra idea di libro-oggetto o libro-scatola, si è resa ancora più evidente: c’erano veri oggetti dentro a quei libri, fatti di veri materiali. È stato un innamoramento istantaneo che da semplice interesse si è concretizzato in ideazione e creazione quando abbiamo scoperto l’esistenza di un concorso internazionale, Typhlo&Tactus, a cui partecipano i migliori prototipi di libri tattili del mondo.

 

Consci che il campo fosse piuttosto complesso, abbiamo intrapreso una formazione da autodidatti, sfruttando tutte le occasioni di incontro, ascolto, scambio con diverse figure professionali: tiflologi, editori, terapisti, esperti di linguaggi accessibili, enti operanti nell’ambito della cecità e dell’ipovisione. Quando ci siamo sentiti sufficientemente pronti, ci siamo iscritti al concorso e abbiamo partecipato con il nostro primo prototipo: La strada di casa.

L’esito decisamente positivo (il progetto, superate le selezioni nazionali, si è classificato secondo al concorso internazionale, è stato successivamente pubblicato in Francia dalla casa editrice Les Doigts qui Rêvent, ha partecipato a esposizioni e altri concorsi, è stato inserito in diverse bibliografie, segnalato e citato in saggi e pubblicazion, ha avuto un ruolo decisivo nella presa di coscienza di voler proseguire su questa strada: dedicarsi alla progettazione di libri e di altri materiali accessibili a più tipologie di lettori, specificatamente anche da quelli ciechi o con deficit visivi.

Successive partecipazioni al concorso (che, nel 2017, vinciamo con Una storia imprevedibile) e altre esperienze sempre nel campo dell’accessibilità, hanno senz’altro contribuito a farci comprendere con chiarezza tutti i punti di forza di queste pubblicazioni; ma, allo stesso tempo, anche tutti i limiti e le difficoltà con cui si devono misurare. Abbiamo, quindi, sentito il bisogno di fermarci un attimo a riflettere su come avremmo voluto proseguire.

Le difficoltà con cui si deve confrontare l’editoria tattile accessibile sono molteplici, ma hanno una radice comune: le difficoltà tecniche di realizzazione. Le illustrazioni tattili, quelle che tanto ci hanno entusiasmato all’inizio del nostro percorso, sono materiche: la multimatericità è un elemento fondamentale del processo di apprendimento nei bambini con difficoltà visive, e non può essere abbandonata o soppiantata. Ma multimatericità vuol dire anche tecniche complesse di realizzazione, consistente necessità di manodopera, costi elevati, diffusione ridottissima e, per forza di cose, circoscritta a determinati ambienti.

Ci siamo, quindi, chiesti: è possibile trovare un’alternativa? Con DieciOcchi ci concentriamo su progetti che possano essere una sintesi tra i comuni libri-gioco cartonati e i libri tattili accessibili: una tipologia di libri che apra un varco tra queste due, tenendo conto degli aspetti fondamentali di entrambe; della prima, l’utilizzo di un unico materiale (carta/cartone); della seconda, le caratteristiche essenziali per risultare fruibili anche da lettori ciechi/ipovedenti (illustrazioni tattili e presenza del testo anche in braille). È una ricerca di compromesso tra costi di produzione ragionevoli e qualità, tra alte tirature e specificità necessarie alla lettura tattile.

Abbiamo detto libri-gioco: perché questa scelta in particolare? Perché ci è sembrato che fossero la tipologia di libri più vicini ai libri tattili, in quanto si fruiscono con tutto il corpo (non solo con gli occhi), sviluppano la sensibilità ai dettagli (il gioco richiede una certa soglia di attenzione), risultano interessanti per tipi di lettori molto diversi tra loro.

Seguendo questa nostra ricerca, arriviamo così alla decisione di autopubblicare uno dei nostri progetti, Il girasole. L’autopubblicazione è stata una scelta molto ponderata, a cui siamo giunti con ben chiaro in testa quale avrebbe dovuto essere il suo obiettivo: riuscire a dimostrare, con risultati concreti, che un libro tattile può anche essere in carta/cartone, che può essere venduto a un prezzo abbordabile (l’accessibilità deve partire già da qui…), che si può trovare nelle comuni librerie, che non viene categorizzato solo perché è anche presente il testo in braille (“per bambini ciechi”), ma che al contrario arriva in mano a lettori molto diversi tra loro proprio perché lo si può trovare in luoghi molto diversi: sugli scaffali della libreria specializzata in design, ma anche della biblioteca generica, esposto alla mostra di grafica o inserito nella bibliografia di proposte per piccolissimi, utilizzato in classe come spunto di sensibilizzazione alla cecità o proposto come attività verde nel giardino pubblico cittadino.

Abbiamo detto “dimostrare”, ma dimostrare a chi? Prima di tutto, probabilmente, a noi stessi. Per quanto si possano avere le idee chiare, il dubbio che la strada sia davvero giusta rimane sempre, e l’unico modo per saperlo è provare. Ma soprattutto alle case editrici, mostrando loro un progetto che non è solo teorico e col quale possiamo affermare “guardate, lo abbiamo fatto, funziona!”. Un progetto che esplicita non solo la sua fattibilità, ma anche che l’interesse, la richiesta e l’apprezzamento verso questo genere di libri esistono, e sono tangibili.

Forse il risultato che ci ha reso più orgogliosi è proprio l’intero percorso che Il girasole ha fatto finora: dalla progettazione, all’autoproduzione, alla vendita in tante librerie in Italia e in Svizzera, al saperlo letto, giocato e utilizzato in diversi modi. Ma certamente una delle soddisfazioni maggiori è l’inserimento nella Guida nazionale Nati per Leggere. Probabilmente è la prima volta che un libro senza una casa editrice alle spalle arriva all’interno di questa accurata e diffusissima pubblicazione!

L’attenzione e la sensibilità verso libri che tengono conto di diversi tipi di lettori è già realtà; diverse case editrici si sono già mosse o si stanno muovendo ad esempio verso la pubblicazione di libri illustrati che si rivolgono anche a chi legge in simboli, o a chi necessita di un font ad alta leggibilità. I libri tattili, invece, fanno ancora fatica e c’è bisogno che se ne parli, che si diffondano, che vengano richiesti e utilizzati. Ci auguriamo che tutto quello che facciamo con il progetto DieciOcchi (che sia un nostro libro o un lavoro su commissione, un laboratorio, un incontro di formazione…), nel suo piccolo, possa contribuire a spingere in questa direzione: far sì che i libri tattili illustrati arrivino davvero a tutti.