Libri-campo: dentro la lettura

[di Danilo Di Camillo]

Che cosa accade quando alcuni libri entrano nello spazio reale della lettura condivisa? A partire da un’esperienza osservata al nido con opere di Laura Cattabianchi, Katsumi Komagata, Bruno Munari e Antonio Ladrillo, il testo prosegue la riflessione sui libri-campo interrogando il rapporto tra corpo, gesto, materia e percezione. La lettura non appare più come semplice attraversamento della pagina, ma come esperienza distribuita nello spazio, in cui il poetico emerge come possibilità percettiva e relazionale.

Ci sono libri che non chiedono di essere spiegati. Chiedono di essere messi a terra.
È da qui che nasce questo secondo movimento: non più tentare di nominare ciò che accade quando un libro si apre, ma restare dentro ciò che accade quando entra nello spazio reale della lettura — il tappeto, i corpi, la prossimità, il tempo condiviso.
Un appuntamento al nido. Cinque bambini divezzi. Un gruppo piccolo, già abituato alla lettura grazie al lavoro quotidiano delle educatrici e alla continuità della pratica.
La stanza è quella del sonno: i lettini sono stati disposti verticalmente lungo le pareti, liberando il centro. I bambini occupano lo spazio in modo sparso. L’attenzione non è ancora comune.
Entro nella stanza con la mia sacca. Dentro ci sono gli altri libri. Ma in mano porto già il cofanetto di Ti invio… di Laura Cattabianchi (Start Edizioni, 2025): compatto, raccolto, cromaticamente saturo. Quando compare questo primo oggetto, il gruppo inizia spontaneamente a raccogliersi sul tappeto. I corpi si dispongono in semicerchio senza che venga richiesto. Riappare una memoria corporea della lettura: l’attesa, l’inclinazione in avanti, la prossimità.
L’attenzione comune non precede il libro. Emerge.
Con Ti invio… il campo si attiva già prima dell’apertura. Non è un libro nel senso lineare del termine. È un cofanetto costruito per essere aperto lentamente. Dentro: quattro buste, biglietti autonomi, superfici che possono essere estratte, distribuite, riattraversate.
 
Foto di ©Juan Jerez dal sito della casa editrice Start Edizioni
 
Le carte non introducono semplicemente immagini. Organizzano condizioni percettive. Rilievi, tagli, micro-variazioni tattili chiedono di essere attraversati prima ancora che osservati. Anche il braille entra dentro questa costruzione non come aggiunta accessoria, ma come parte della composizione materiale della pagina.
La prima carta porta scritto: “Ti invio…”. La frase resta sospesa per un istante.
Poi il biglietto si apre: “… il crepitio della mia fiamma”. Compare il cerchio. La materia cambia.
Attraversando lentamente quella superficie emerge subito un dato decisivo: il suono non arriva dall’esterno. Accade nel contatto tra pelle e carta. Dipende dalla pressione, dalla durata del gesto, dalla continuità dell’attrito. Il biglietto sposta immediatamente la lettura fuori dal visivo. Le mani non cercano più soltanto l’immagine. Cercano una misura del gesto. Ogni variazione di pressione modifica il suono. La superficie costringe a rallentare, tornare, verificare. Il senso non è già disponibile sulla pagina. Si produce nell’incontro tra corpo e materia.
Anche gli altri biglietti trasformano progressivamente la lettura. Con “Ti invio… un soffio di vento” la carta diventa quasi impalpabile, attraversata da tagli, vibratili, che reagiscono immediatamente all’aria. Il gesto del soffiare si propaga rapidamente nel gruppo. La lettura si distribuisce allora tra respiro, movimento della superficie, riapparizione intermittente del fruscio. La pagina non viene più soltanto guardata. Viene attivata.
 

 
Con “Ti invio… le fusa del gatto” il ritmo cambia ancora. La superficie oppone una resistenza ondulata, continua ma minima. Il cerchio è costruito con un cartone microondulato diviso in due direzioni: le scanalature scorrono da un lato verso destra, dall’altro verso sinistra. La materia può così essere attraversata naturalmente da movimenti differenti, senza imporre un unico verso del gesto. Qui il libro non rappresenta il gatto. Fa emergere una vibrazione che resta nelle dita. La vibrazione bassa e intermittente del cartone resta nelle dita anche dopo l’interruzione del movimento. La materia continua il gesto oltre il gesto stesso.
Con “Ti invio… qualche passo sulle foglie d’autunno” la carta produce invece un attrito discontinuo, secco, frammentato. Le dita avanzano per interruzioni, piccoli scarti, cambi improvvisi di ritmo. Il fruscio non resta un semplice effetto acustico. Diventa evocazione, memoria sensoriale, immagine interna.
Le carte passano continuamente di mano in mano. Restano aperte sul tappeto, accanto ai corpi, dentro nuove posture della lettura. La lettura non resta più concentrata in un unico punto. Si distribuisce tra voce, gesto, suono, prossimità.
Dentro questa dispersione, gli altri libri continuano a restare nella sacca. Aspettano.
Quando il tappeto sembra ormai abitato dai rilievi, dagli attriti e dai suoni di Ti invio…, estraggo un secondo cofanetto.
È piccolo. Bianco. Essenziale. Little Eyes. First Look ① di Katsumi Komagata (One Stroke Co., 2007).
Il passaggio modifica immediatamente il campo percettivo. Dalla densità tattile e sonora delle carte di Laura Cattabianchi si entra dentro una rarefazione estrema: bianco, nero, geometria, vuoto.
Quando il cofanetto si apre non compare un libro nel senso consueto del termine. Compaiono carte piegate: figure geometriche nere ritagliate nel bianco, aperture, fori, linee.
 
 
Ne apro due davanti al gruppo. Poi inizio a distribuirle nello spazio.
La lettura perde immediatamente il proprio centro frontale.
Le carte vengono attraversate controluce, sovrapposte, ruotate. I pieni e i vuoti modificano continuamente lo sguardo. Le aperture diventano maschere, tunnel, cornici provvisorie attraverso cui osservare gli altri corpi nella stanza.
 
 
Il libro organizza traiettorie dello sguardo prima ancora che una sequenza di pagine. Più l’immagine si riduce, più il gesto si espande. Le forme non vengono nominate. Vengono attraversate.
Anche riguardando le fotografie dell’incontro emerge con chiarezza questo slittamento: le carte quasi non vengono mai osservate frontalmente. Entrano tra i corpi, modificano distanze, producono nuove posture. La lettura continua ad accadere nello spazio.
Dentro questa disseminazione dello sguardo, estraggo un altro libro dalla sacca.
È piccolo. Sta quasi dentro una mano. Libro illeggibile MN 1 di Bruno Munari (Corraini, 2021).

 

Dopo il bianco radicale di Komagata arriva improvvisamente il colore. Ma anche qui il colore non rappresenta nulla. Agisce come ritmo, superficie, deviazione. Le pagine cambiano continuamente forma: si restringono, terminano in diagonale. Il libro sembra modificarsi già dentro il gesto dello sfogliarlo.
Qui la lettura perde direzione. Non procede. Non avanza. Si attraversa.
Il gesto non cerca più il suono della materia né l’apertura geometrica dello spazio. Inizia invece a seguire pieghe, ritorni, deviazioni. Le mani rallentano sulle soglie della pagina. Tornano indietro. Trattengono aperture incomplete. Il tempo della lettura torna continuamente su se stesso.
Non c’è perdita. C’è apertura.
Il colore costruisce spostamenti più che immagini. Rosso, giallo, verde, blu compaiono e scompaiono attraverso pieghe diagonali, sovrapposizioni parziali, tagli improvvisi.
Il libro non chiede di essere finito. Chiede di essere abitato.
 
 
Riguardando le fotografie emerge un dato preciso: i bambini non cercano mai dentro il libro una storia da ricostruire. Restano invece dentro le variazioni prodotte dal libro stesso. La lettura continua ad accadere lì: nel cambiamento continuo dei rapporti tra forma, gesto, colore e spazio.
Dentro questa concentrazione silenziosa, estraggo dalla sacca altri due libri. Dots e Lines di Antonio Ladrillo (Éditions du livre, 2020).
Anche qui il campo cambia configurazione. Dopo le pieghe instabili di Munari compaiono strutture regolari: punti, linee, ripetizioni minime, sequenze geometriche.
All’inizio non consegno i libri ai bambini. Li sfoglio lentamente davanti al gruppo.
Le prime doppie pagine sembrano quasi identiche. Poi una piega si apre, un lembo si solleva, una continuità si interrompe.
Minime variazioni riconfigurano continuamente la pagina.
 
 
Con Dots la pagina non viene attraversata per arrivare oltre. Viene trattenuta nel momento in cui cambia. Le alette modificano continuamente la configurazione della superficie. La ripetizione non produce identità. Produce trasformazione.
 
 
Con Lines il gesto cambia ancora. Le linee non restano stabili: cambiano direzione quando le pagine vengono combinate, piegate, aperte solo parzialmente. I bambini non cercano più la pagina successiva. Cercano configurazioni.
Le traiettorie si interrompono, tornano continue, deviano improvvisamente. Una minima variazione della piega produce un nuovo assetto percettivo.
Qui l’immagine non precede il gesto. Accade dentro il gesto.
 
 
Le parole iniziano ad arrivare.
“Una casa.”
“Questo è il mio giardino.”
Non per spiegare. Per abitare. Il senso non è contenuto nel libro. Accade nell’incontro tra forma, gesto, tempo e relazione.
Alla fine rimetto tutti i libri e le carte sul tappeto. Restano aperti. Inclinati, sovrapposti, lasciati a metà tra una piega e l’altra.
Il gruppo torna immediatamente dentro quello spazio disseminato.
Non esiste più un centro unico della lettura. Ogni bambino costruisce il proprio attraversamento. I libri continuano a passare di mano in mano senza una direzione unica. Alcuni gesti ritornano. Altri si interrompono. Alcune superfici vengono riattraversate più volte. La lettura non si conclude. Resta disponibile.
 
 
Forse è proprio qui che il campo si rende visibile.
Ogni rilievo, piega, fustella, variazione minima o attrito non aggiunge semplicemente informazioni alla pagina. Produce uno spostamento percettivo. Sposta il gesto. Modifica l’attenzione. Apre possibilità di relazione inattese tra corpo, materia e immaginazione. Accade quando la percezione smette di funzionare automaticamente e il mondo torna, anche solo per un istante, a mostrarsi come se fosse la prima volta.
È in questo spazio instabile e attraversabile che il libro si fa davvero campo.
 
La foto in copertina è di ©Juan Jerez, dal sito della casa editrice Start Edizioni.
 
Libri citati:
Laura Cattabianchi, Ti invio…, Start Edizioni, 2025.
Katsumi Komagata, Little Eyes. First Look ①, One Stroke Co., 2007.
Bruno Munari, Libro illeggibile MN 1, Corraini, 2021.
Antonio Ladrillo, Dots, Éditions du livre, 2020.
Antonio Ladrillo, Lines, Éditions du livre, 2020.