A giugno abbiamo pubblicato Primo sguardo, Ecco i colori e Giocare con i colori: i primi tre volumi della serie Little Eyes che l’artista e graphic designer giapponese Katsumi Komagata ha ideato nel 1990 per entrare in relazione con la figlia appena nata Ai e superare così lo sconcerto della paternità. A parlarci oggi sul blog di questi preziosi libri per piccolissimi sono Francesco Saviola e Paolo Cremonesi della libreria Mutty, che da oltre dieci anni dedica grande attenzione al lavoro di Komagata. Mutty è Casa dei topi a Castiglione delle Stiviere (MN).
[di Francesco Saviola e Paolo Cremonesi]
Fu proprio un Little Eyes, trovato al bookshop del MoMA di New York nel 1992, il libro che più colpì Élisabeth Lortic. La rilevanza di questi cofanetti contenenti carte grafiche le apparve subito così evidente da decidere di portarli in Francia, a Parigi. Ed è così che con Les Trois Ourses, l’associazione editoriale e culturale da lei fondata, il lavoro di Katsumi Komagata arrivò per la prima volta in Europa.

La recente pubblicazione dei primi tre volumi della collana Little Eyes per Topipittori rappresenta quindi un capitolo importante. Non solo prosegue il lavoro di diffusione dell’opera del grande designer giapponese scomparso nel 2024, ma rende finalmente accessibile al pubblico italiano una serie di libri che promettono di diventare uno strumento che va oltre l’albo illustrato e il narrativo, e si presentano, munarianamente, come dispositivo grafico capace di attrarre e sorprendere i più piccoli (alla stregua dei Prelibri di Bruno Munari, appunto, editi per Corraini).

Del resto è evidente, oltre che documentata, la conoscenza che Komagata aveva dell’opera di Munari, tant’è che nei titoli di Little Eyes si rintracciano le forme geometriche elementari che già Munari aveva indagato con il suo trittico di libri Il Cerchio, Il Quadrato e Il Triangolo (Corraini). È come se Komagata avesse sviluppato la ricerca di Munari, dedicandola ai più piccoli e, non di meno, ai genitori desiderosi di instaurare un dialogo con loro, proprio nei primissimi mesi e anni di vita, quando il linguaggio deve ancora formarsi e la relazione personale genitore-figlio si manifesta nel riconoscersi, scoprirsi e sorprendersi insieme.

Per chi non avesse ancora avuto la possibilità di sfogliare questi libri, proviamo a descriverli brevemente: Little Eyes è una serie di dieci cofanetti, in progressione, contenenti ciascuno delle carte grafiche, con illustrazioni semplici e sintetiche. Le carte presentano forature e modalità di apertura differenti, che giocano con l’effetto della sorpresa e del ribaltamento del punto di vista. Sembra di avere tra le mani un insieme di acrobazie creative portate al limite della perfezione formale e ideativa. Komagata le sviluppò attraverso la relazione con la figlia Ai, seguendo il suo sviluppo percettivo, motorio e linguistico, nell’intento di stabilire un dialogo con lei nei suoi primi mesi di vita.

Per questo i Little Eyes presentano delle caratteristiche che li rendono una risorsa preziosa nella relazione tra genitori e figli, e più in generale tra adulti e bambini.
Più nel dettaglio:
- lo sfondo bianco e il disegno isolato dal contesto facilitano la visualizzazione e il riconoscimento;
- il focus su pochi elementi essenziali lascia ampio spazio all’immaginazione e permette a ciascuno di vivere l’esperienza secondo i propri tempi e ritmi, alternando lentezza e velocità, attenzione focalizzata ed esplorazione;
- allenano lo sguardo ai particolari senza richiedere uno sforzo intenzionale;
- essendo composti esclusivamente da immagini, trascendono il problema della lingua e non impongono un’unica verbalizzazione del racconto;
- non propongono una storia da seguire, un fine, un insegnamento o una morale prestabiliti;
- l’apertura in tre fasi delle carte crea aspettativa, la ripetizione di forme simili abitua a una sequenza che viene poi interrotta, generando stupore e straniamento positivo;
- la piegatura è studiata affinché la carta si richiuda perfettamente in un solo modo, consentendo al bambino di accorgersi autonomamente dell’errore e di autocorreggersi, senza il necessario intervento dell’adulto;
- la carta, leggera, flessibile e resistente, mantiene la forma ed è più funzionale e durevole del cartonato, che è rigido, pesante e tende a deformarsi e scollarsi; inoltre, è più semplice da riparare (aspetto valorizzato anche da Komagata, che proponeva di aggiustare i libri insieme al bambino per insegnargli la cura e mostrare che un problema può essere risolto insieme).

Non esiste una vera e propria riflessione pedagogica scritta da Katsumi Komagata perché non era un teorico, ma possiamo affermare che abbia formalizzato un linguaggio figurativo e poetico fatto di forme, segni, tematiche originali attraverso la grafica e l’illustrazione. Questo linguaggio trova la sua perfetta sintesi proprio nei Little Eyes: un tesauro di segni e forme che favoriscono un’interazione adulto-bambino sperimentata personalmente da Komagata con la figlia Ai, secondo un approccio che oggi verrebbe definito user-centred.

Alla base, però, c’è lo sguardo di un grafico più che di un pedagogo. In questo progetto editoriale, infatti, Komagata applica le sue conoscenze e capacità nella comunicazione visiva, apprese nel corso di una carriera da graphic designer (fu allievo del maestro di stampa e grafica Kazumasa Nagai) al mondo dei bambini, adeguandole alle loro risposte e diverse fasi di sviluppo.

Il modo migliore per comprendere appieno i libri della serie Little Eyes è farne esperienza diretta, quindi osservarli, sfogliarli e giocarci insieme ai bambini. Come librai di Mutty, continuiamo a proporli negli asili nido e ogni volta ci sorprendiamo dell’effetto che sortiscono: guardare è tra i primi atti di conoscenza e questi libri-gioco rispettano profondamente i tempi, la sensibilità e l’intelligenza dei bambini.
La serie Little Eyes è in definitiva uno strumento fondamentale e pre-linguistico per accompagnare la crescita dei bambini più piccoli ed educarli attraverso il linguaggio visivo.

