Il campanellino d'argento

di Maria Lai e Gioia Marchegiani, 2017

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Ci sono storie che ci appartengono perché nelle loro trame si celano i fili che hanno tessuto insieme, chissà dove e chissà come, in un passato che ci accomuna, anche le nostre vite. Così leggerle è tornarci dentro, tornare a casa, ritrovare il filo e ripartire.

La storia del campanellino d'argento, titolo dato ex-novo dall'editore, per non sovrapporsi all'opera di trascrizione già fatta da Maria Lai, che aveva ereditato dalla sua cultura la leggenda, nasce esattamente nello stesso modo, in cui Maria Lai cuciva le sue opere: fili diversi tessuti in un unico disegno per raccontare la storia di come un pastorello, con lo sguardo alle nuvole e il cuore nella matita, trovi il modo, felice, di badare alla sua capretta e al contempo, disegnare.

La storia, all'apparenza semplice, va letta lentamente, lasciando che le parole e le illustrazioni facciano tana, nascondiglio, grotta verrebbe da dire, dentro il nostro cervello, oltre il nostro cuore, in un profondo antico respiro. Perché si tratta di una storia, leggenda o mito che dir si voglia, che ci vuole aprire a uno sguardo più profondo, su quello che ci succede quando abbiamo un desiderio intenso, quasi ossessivo, di seguire il nostro daimon.

Il pastorello, come dice questo termine che lo identifica, deve seguire la sua capretta, portarla al pascolo, e assicurarsi di non perderla. È felice di questo perché così può "contemplare il cielo sulle cime più alte e stare vicino alle nuvole".

Non sappiamo altro di questo ragazzino, per ora. Ma certo non si tratta di un pastorello qualsiasi, perché non ha tutto un gregge sotto la sua responsabilità, solo una singola capretta, che come un filo avvolto intorno all'arcolaio, lo tiene ben attaccato al suolo, non lo lascia andare incontro al suo desiderio, al suo daimon.   Poi accade l'imprevisto, la capretta scompare, il pastorello la segue,  per un sentiero che si fa sotto zampe di animale e piedi di bambino, un sentiero magico prima che fisico, un perdersi della consuetudine.

E con un senso profondo di stupore, arrivano nel cuore di una grotta, oscura, profonda, dove una luce potente li attira. Un tesoro si nasconde nelle sue profondità, un tesoro vero, fatto d'oro e pietre preziose. Una voce invita il pastorello a prendere ciò che desidera, ma la capretta è già risalita, pronta a rimettersi in cammino. Il pastorello guarda allora in fondo a quel cumulo di oggetti preziosi e prende d'istinto un campanellino d'argento. Almeno così la sua capretta, con quello al collo, non potrà più allontanarsi senza che lui lo sappia. È da questo momento che il pastorello inizia a seguire il suo desiderio: disegnare, finalmente libero, contemplando le nuvole e tutto ciò che lo circonda, e disegnare ancora. Ecco finalmente disvelata la natura intima del pastorello-bambino che nell'osservare impara ad amare e dunque a disegnare, per fare proprio ciò vede e ama. 

Ma non basta aver scelto una sola volta la soluzione per seguire il proprio desiderio, perché l'oscurità che abita la vita e noi, getta spesso sciagure a caso, che costringono a farci domande, a rimpiangere il non avere un tetto sulla testa, invece che la matita in mano.

Proprio questo succede al pastorello durante un violento temporale: il cielo si incupisce, i pensieri diventano grovigli spinosi attorno al cuore, non c'è più nulla da disegnare, tutto sparisce in un contrasto di luce e oscurità che taglia l'orizzonte. Resta solo il tempo di rimproveri e amari rimpianti. A nulla serve tornare sui propri passi, invano  il pastorello chiede alla capretta di rimetterlo sul sentiero per la grotta, dove potrebbe chiedere un palazzo con stanze enormi, da cui, al sicuro, guardare fuori.  Anche la capretta lo abbandona, e questa volta a perdersi non è più l'animale ma il bambino.

Questa è la storia, così come Maria Lai l'aveva conosciuta e riscritta. Finiva qui. Ma lei aveva voluto darle un finale nuovo, che non rivelo per non interrompere l'incantesimo di una fiaba potente e antica, come antiche e fondative sono tutte le storie che ci raccontano chi siamo intimamente, o chi potremmo e vorremmo essere.

La narrazione della storia tuttavia non si esaurisce in questo libro nelle parole custodite e restituiteci da Maria Lai. Perché nuovo incanto e incantesimo ci suggeriscono le illustrazioni straordinarie di Gioia Marchegiani, un omaggio all'arte di Maria Lai, che è terra madre nelle sue opere e nella sua vita.

Maria Lai aveva già disegnato la storia,  una storia cucita, in cui gli elementi figurativi, erano codici semantici di un linguaggio asciutto, sintesi iconografica della sua intima corrispondenza alla natura dell'isola, ventosa, arsa, potenza in essere.

Il lavoro di Gioia Marchegiani è nuovo, vero, audace, intenso frutto di una ricerca personale che non si lascia irretire dalla grandezza dell'artista che è stata per lei e per noi tutti Maria Lai.

Ci si inoltra nella storia con passi attenti e circospetti, avvicinandosi da quel fuori, che ogni isola impone a chi approda sulle sue coste: prima da lontano, solo contorni e chiaro-scuri, poi sempre più vicino, nel quotidiano della vita che scorre sui fili appesi tra case e cielo, nelle fronde degli alberi che hanno voce di vento, nei sassi, quasi graffiati, nelle tavole botaniche, realizzate su carta da spolvero a inchiostro.

Ma è ancora un fuori lo sguardo che osserva, fino a quando  con uno scarto quasi impercettibile di prospettiva dal basso, il lettore diventa lo sguardo stesso del pastorello. 

È con lui adesso che il lettore si muove insieme alla sua capretta e che conosce, nel fare a piedi, i cespugli più nascosti e la grotta oscura. Una grotta di cui non vediamo nulla se non la maestosità del suo buio, un buio che si sparge attorno e dentro il lettore, come farebbe una macchia d'inchiostro, lasciata a oscurare anche la nostra storia.

Ma dal quel buio scaturisce la luce, e le illustrazioni esprimono, con ritmo sapiente anche della visione prospettiva, questo alternarsi tra dentro e fuori, tra oscurità e luce.

La scelta di lavorare con penne ad inchiostro, pantone color sabbia, per dare il senso del calore della terra sarda, il segno sottile  e veloce che sembra far muovere ogni elemento rappresentato sulle tavole, e la luce potente che inonda ogni cosa, restituisce alla storia il senso proprio della sua urgenza, ben rappresentato anche dallo stile della scrittura, anch'esso asciutto ed essenziale: l'urgenza di chi sente ineluttabile il richiamo a essere segno vivo, attraverso l'arte, nel mondo che lo circonda. Proprio come è stata Maria Lai.

Molti forse, sono ancora alla ricerca di un campanellino d'argento che li faccia sentire al sicuro, per andare su strade impervie, quelle dell'essere arte nel mondo, senza il rischio di perdersi. Eppure è proprio in quel perdersi e tornare e riandare ancora oltre, che si compie l'attesa del proprio daimon.

In Scelti per voi: Il campanellino d'argento, di Cristiana Pezzetta, in Bookavenuekids. Piccoli lettori crescono, 10.11. 2017.