I Martedì della Emme/ 17: Bill, prenditi la coda!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Anche oggi, per i nostri Martedì un super classico Emme: uno dei numerosi capolavori di Iela Mari. Grazie a Franco Fornaroli.

[di Franco Fornaroli]

Non conosco la storia di questo libro, quel che so si trova nel catalogo Iela Mari. Il mondo attraverso una lente a cura di Hamelin Associazione Culturale (Babalibri, 2010), dove si vedono un prototipo con rilegaturaa spirale, originali a china e prove di stampa, così come si facevano negli anni ’70. Mangia che ti mangioè stato pubblicato nel 1980 e sicuramente ha una storia. Tra quelli pubblicati dalla Mari nel corso della sua vita professionale è uno degli ultimi. Si tratta di un libro senza parole, ma non per questo silenzioso. La narrazione è densa di suoni della natura e delle voci dei lettori. È un testo che permette una bella interazione con i bambini. Ma trovo riduttivo pensare che sia un libro solo per i bambini dell’asilo nido e della scuola per l’infanzia, così come tutti i libri di Iela Mari.

Nella mia esperienza di bibliotecario e di promotore della lettura ho avuto la possibilità di sperimentarlo più volte in ambiti differenti e con pubblici differenti, e funziona. Mangia che ti mangio, già a partire dalla copertina, ludica e giocosa, spiazza immediatamente. Si vedono una coda e una zampa posteriore, nere, sulla destra, e la testa e la zampa anteriore di un lupo, brune, sulla sinistra. Ancora non sai di quale animale sia la coda, ma capisci che il lupo con la rossa lingua, i canini ben pronunciati e l’occhio giallo stretto è pronto a prendere quella coda. Ma se ruoti il libro e ti ritrovi in quarta di copertina ti accorgi che la coda dell’animale è del lupo stesso, che non sta facendo altro che rincorrersi. Ed è quiche inizia il mangia che ti mangio, perché la paura di essere mangiati si trasforma in gioco quando la mamma dice al suo bambino “adesso ti mangio” e diventa il pretesto per inseguimenti, fughe, nascondigli, ma anche sorprese, versi, urla e risa. A me questo libro ricorda un cane pezzato della mia infanzia, Bill, di un’albergatrice di Varazze, che aveva l’abitudine di volersi prendere la coda. Vederlo concentrato in quell'inseguimento divertiva moltissimo me e i miei cugini. Si esibiva in questro strano passatempo ogni volta che la sua padrona in genovese gli diceva: «Bill, prenditi la coda!». L’immagine in copertina suggerisce un inseguimento e una fuga, o meglio l'attimo prima che abbiano inizio. In scena entrano subito la coppia cacciatore-preda.

Dopo questo exploit, e dopo la pausa dei risguardi, ci si trova davanti alla nera coda del frontespizio, sempre sulla destra, che dialoga con la coda precedente e con tutte le altre code a seguire. Ma non è la stessa coda della copertina, ma quella di un grande animale tutto nero, che ruggisce. Una pantera ritratta proprio nel momento in cui si prepara allo scatto utile per catturare la sua preda. E sembra dire: Mangia che ti mangio, così come lo dicono le pantere, con la lingua rossa, i canini appuntiti  e la fessura degli occhi gialli. Ed ecco che la preda inizia la sua fuga. E inizia anche il dialogo fra gli animali, che alternano teste e code, inseguimenti e fughe, attese e corse, cacciatori e prede, in cui i ruoli si scambiano e le immagini si modificano pagina dopo pagina.

Se prima il cacciatore mostra la lingua rossa, c’è poi chi cacciatenendo la bocca stretta, come il gatto o l’uomo. Se il cacciatore che insegue corre, c’è anche chi si apposta, chi striscia, chi salta e così via. E allora viene l'idea che quelli di Iela Marisiano veri e propri libri di di vulgazione scientifica. Perché qui lo spettacolo in scena è quello della catena alimentare, con il falco che vuole artigliare la vipera che vuol mangiare la rana che vuole catturare una libellula che vuol prendere una zanzara.

 

Immagini dall'edizione Mangia che ti mangio, Babalibri,2007.

Ma la zanzara potrà dire a un piede umano Mangia che ti mangio? E l’uomo potrà dire alla tigre Mangia che ti mangio?

La sorpresa non sta solo nelle immagini che Iela Mari propone, ma anche nel linguaggio che ci sta dentro, dietro, che permette di arricchire l'espressione di tutte le sfumature lessicali e sintattiche della lingua.

 

Mangia che ti mangio, Emme Edizioni 1980.

Con la zanzara che punge, si prepara il lettore alla sorpresa successiva: un uomo, a caccia, che spara, con tutte le implicazioni e i ragionamenti al riguardo. Quindi da mangia che ti mangio a mangia che ti prendo, a spara che ti pungo, a mangia che ti sparo, attraverso, a seconda di chi è ritratto, i diversi punti di vista. Se è quello di chi fugge, allora scappo che mi mangi e corro che mi prendi. Il libro si chiude con il ritorno al gioco iniziale tra code e teste, cacciatori e prede, a rassicurare che è così: con la tigre insegue il coccodrillo che insegue la pantera che insegue…e il gioco continua, dalla pantera alla zanzara, all’uomo e dalla tigre alla zanzara a suggerire che questa storia è circolare, non si conlcude e va dal grande al piccolo e dal piccolo al grande.

Iela Mari. Disegno preparatorio per Mangia che ti mangio.

Il libro realizzato con il segno grafico pulito che è il marchio di fabbrica della Mari, ha disegni comprensibilissimi e, nonostante questo, ricercati, sullo sfondo di bianche pagine che lasciano immaginare ambienti in cui gli animali rappresentati vivono, a seconda dell’esperienza di ciascun lettore. Se c’è la pantera nera, ci sarà allora una foresta equatoriale? Se ci sono un cane o un gatto, ci sarà un ambiente domestico? E, se riconosco un coccodrillo, immaginerò un grande fiume? Una storia, un libro circolare, come accade a certi versi di filastrocca, ai movimenti dei bambini quando dondolano se stessi. Così è la vita: nulla si perde, prima o poi lo si ritrova. Chissà se è questo che l’autrice vuole dirci? Chissà se sono anche gli affetti a entrare ingioco? Chissà se è solo ciò che accade in natura? Ma questo è un'altra cosa ancora, e ognuno mette del suo.

 

Edizioni Emme ad anelli e Babalibri rilegata. Dal sito Animalarium.

Sono Franco Fornaroli, vivo e lavoro a Melegnano. Mi occupo di biblioteche e promozione della lettura. Tra le mie passioni, i libri per i bambini e i ragazzi e l'illustrazione perl'infanzia occupano un posto importante. Organizzo mostre ed eventi per bambini e ragazzi e non solo.

Dal nostro catalogo, Franco Fornaroli ha scelto Case stregate di MassimoScotti e Antonio Marinoni.

Se siete bibliotecari, insegnanti, librai, promotori della lettura oappassionati di libri illustrati e desiderate partecipare alla rubrica I Martedì della Emme, presentando in un vostro post un libro di Emme Edizioni di Rosellina Archinto scriveteci qui, specificando di quale volume volete scrivere.

 

 

 

 

 

 

Vi ricordiamo che alla storia di Emme Edizioni e della sua fondatrice è dedicato il nostro La casa delle meraviglie. La Emme Edizioni di Rosellina Archinto, a cura di Loredana Farina. Sempre a questo tema è dedicata la mostra La Emme Edizioni di Rosellina Archinto. Vent’anni di successi in mostra (1966-1985), a cura di Loredana Farina, Alessandra Mastrangelo e ABCittà, con il patrocinio di Nati per Leggere e della sezione lombarda dell’Associazione ItalianaBiblioteche. Tutte le informazioni sul percorso espositivo che la mostra propone, per tutti coloro che la volessero visitare o ospitare, le trovate  qui. Qui trovate tutte le puntate precedenti de I Martedì della Emme:

I Martedìdella Emme / 1: Un gioco per bibliotecari felici

I Martedì della Emme / 2: Federico, topo bambino

I Martedì della Emme / 3: Un’avventura invisibile

I Martedì della Emme / 4: Un colpo di fulmine 

I Martedì della Emme / 5: Un albo molto rumoroso

I Martedì della Emme / 6: Elogio dell'immaginazione

I Martedì della Emme / 7: Il sapore di una rivoluzione

I Martedì della Emme / 13: Sull'esser gufo

I Martedì della Emme / 14: Vedere l'altrove


I Martedì della Emme / 15: Possedere una fattoria