[di Anna Saba Didonato*]
“Leggete, usate parole gentili, fate domande”: è questo il motto programmatico di Maria Carmela Polisi, padrona di casa della libreria Mio nonno è Michelangelo, specializzata in letteratura per l’infanzia. Un motto chiaro ed eloquente, che rende bene l’idea della disposizione d’animo e della grazia con cui questa libraia speciale accoglie tutti coloro che si affacciano alla sua coloratissima libreria.
Un posto che sa di casa, di cura e attenzione democratica, perché “qui siamo tutti uguali” si legge sulla porta di ingresso. Un luogo dove si fa cultura, ma anche politica intesa come coinvolgimento attivo dei cittadini nella gestione della vita collettiva, in cui si promuove “l’arte di vivere insieme”.
Il nome della libreria lo si deve a nonno Michelangelo – padre di Maria Carmela, scomparso prima di provare la gioia di diventare nonno - che, a distanza di dieci anni dall’apertura, ha acquisito una marea di nipotine e nipotini, affezionatissimi e informati, di cui andare orgoglioso!
Il 2 ottobre 2016 apre i battenti questo presidio di cultura e legalità in una realtà difficile come quella di Pomigliano d’Arco. L’idea di aprire una libreria per bambini arriva in un momento particolare della vita di Maria Carmela. Diventata mamma, decide di lasciare il suo lavoro di archeologa e scopre il meraviglioso mondo dei libri illustrati. Di qui la decisione di intraprendere una nuova avventura all’insegna della letteratura per l’infanzia. Tanto studio, tanta dedizione e altrettanto coraggio misto a passione.
Una formula perfetta!

Maria Carmela, facciamo un bilancio di questo primo decennio di attività.
Non mi aspettavo di riuscire a resistere tutti questi anni. Eppure, in dieci anni, tante cose importanti sono accadute, a partire dal primo autore accolto in libreria, Bruno Tognolini, fino al Flip Festival. Il suo intervento, a pochissimi mesi di apertura, fu magico! Poi le numerose marce sociali accanto alle donne, accanto alle famiglie arcobaleno, per le popolazioni oppresse. È diventata punto di riferimento della comunità, fino a essere riconosciuta realmente come libreria dalle famiglie. Ci sono voluti anni! Prima mi chiedevano sempre laboratori per le varie fasce d’età, adesso mi chiedono solo dei gruppi di lettura: questo il mio risultato più grande.

La tua è una splendida libreria antifascista. Lo hai scritto anche in vetrina, a caratteri cubitali. Cosa significa essere una libraia antifascista?
Chi entra nella mia libreria non può avere dubbi: si trova in una libreria antifascista. Qui tutti sono uguali, nei diritti e nelle scelte personali. Neanche i fascisti sono esclusi, anzi. Del resto, cosa può esserci di più politico dell’aprire una libreria indipendente, dello scegliere accuratamente i libri da proporre e dell’accogliere tutte le differenze?

Com’è essere librai al sud, oggi?
In questi anni sono stata invitata spesso da molte associazioni di librai e libraie, da scuole dedicate ai librai e alle libraie, per raccontare il lavoro di Mio nonno è Michelangelo. Organizzo numerosissimi gruppi di lettura: quello per la fascia 0-1; quello dedicato agli adulti; quelli specificatamente rivolti a genitori, docenti, madri e figlie, adolescenti; e ancora, quelli nei musei, a scuola, per strada.
Ogni giorno, ogni singolo giorno. Sono tutti affascinati e mi chiedono come si fa… Bisognerebbe chiedere, perché lo si fa?
E la risposta è che, mentre nelle altre regioni d’Italia le persone entrano normalmente in libreria, qui bisogna accoglierli e offrire opportunità. Quindi la libreria diventa anche biblioteca, luogo di ascolto, di scambio, di lettura vera.
E questa è una delle differenze più nette tra le librerie. Lettori che entrano da soli e lettori che devono sempre essere invitati. Uno a uno.

Raccontaci l’esperienza di lettura nei musei e nei luoghi d’arte. Cosa accade quando l’arte diventa cassa di risonanza di una storia?
Io nasco archeologa e ho sempre lavorato come archeologa. Ho conosciuto quindi la bellezza dell’arte. Ho deciso di provare a portare le famiglie a vivere i musei anche con i bambini piccoli. Cosi ho incontrato vari Direttori di musei campani, i quali hanno accettato subito la mia proposta. Le famiglie si prenotano e gratuitamente vengono accolte al Museo Archeologico di Napoli, al Museo di Capodimonte, alle Gallerie d’Italia. Io li aspetto all’ingresso e poi insieme ci accomodiamo di fronte a Caravaggio, Artemisia Gentileschi e lì leggo. Principalmente albi illustrati con tematiche attinenti alle opere presenti. Respirare bellezza cambia tante prospettive di vita.

Il periodo del Covid e le sue difficoltà ce li siamo buttati, per fortuna, alle spalle. Come hai vissuto professionalmente quei lunghi mesi?
Per me il Covid è stato preziosissimo. Avevo trasformato il mio Piaggio Porter in libreria ambulante. Grazie a quel prezioso mezzo di trasporto ho consegnato libri ovunque. La cosa straordinaria era che a chiedere di consegnare i libri fossero anche, per esempio, i pediatri. Mi mandavano l’età dei bambini, le cui famiglie avevano maggiori difficoltà, e io sceglievo con grande cura i libri più belli e glieli consegnavo. Anche molte insegnanti lo hanno fatto. Spesso mi sono ritrovata in situazioni sconvolgenti e ho conosciuto davvero l’assenza dello Stato, l’infanzia abbandonata, la nostra superficialità.
Il periodo del Covid è stato per me di grandissima crescita personale.

Non siamo nati per leggere, la mediazione educativa dell’adulto è fondamentale per avvicinare alla lettura, soprattutto i bambini in età prescolare. La tua libreria è molto attiva su questo fronte. Quali sono le attività che quotidianamente dedichi a questa finalità?
Da dieci anni in libreria si svolgono solo incontri di lettura, non accompagnati da laboratori. Si legge e basta. Il gruppo di prima elementare, ad esempio, inizia a gennaio quando le bambine e i bambini hanno “magicamente” imparato a mettere insieme le sillabe. Leggono a turno, con i genitori; prima il bambino e poi l’adulto, così da sentire anche l’emozione e la paura del genitore che legge. È sempre un momento particolarmente emozionante.

La storia preferita dalle bambine e dai bambini?
La vera storia della strega cattiva di Luca Tortolini e Maja Celija (Terre di mezzo) è amatissima. C’è dentro la paura, il giudizio e ha un lieto fine che lascia il lettore interdetto - la strega era solo una bambina non amata. E poi, Ninna nanna per una pecorella di Eleonora Bellini e Massimo Caccia (Topipittori); Bella e il gorilla di Antony Browne (Camelozampa); Italo Calvino con Zio lupo, in Fiabe da far paura (appena appena, non tanto) edito da Mondadori, che racconto spesso. Potrei continuare all’infinito.

Come cerchi di “agganciare” i nuovi lettori che si affacciano in libreria?
Provo con gruppi di lettura specifici, come il “gruppo lettura delle ragazze”, il “gruppo lettura medie e superiori”. Provo, cioè, a creare delle microaree di comfort zone che permettano loro di stare bene, confrontarsi, decidere se il genere che ho scelto possa andare bene o vada cambiato...

Nella tua libreria hai svolto anche corsi di italiano per stranieri. Qual è la circostanza da cui è nata questa esigenza e come l’hai affrontata?
Con l’inizio della guerra, dapprima in Afghanistan e poi in Ucraina, arrivarono moltissime famiglie qui a Pomigliano d’Arco e nei paesi campani. Non furono attivati i servizi a sostegno di queste famiglie, se non mesi e mesi dopo. Erano tutti impreparati. Così, attraverso un post pubblico, informai le persone che ogni sabato, dalle 13.30 alle 16.30, avrei aperto la libreria per accogliere tutti quelli che volevano imparare la lingua italiana.
Il sabato successivo, 15 famiglie ucraine e una afgana mi raggiunsero in libreria e, trasformate le sedute in banchi, iniziammo questa esperienza straordinaria che durò diversi mesi.

Nel 2021 nasce il Festival della letteratura indipendente di Pomigliano d’Arco. Ci racconti com’è avvenuto?
Il Flip Festival nasce da tre amici: Fabio D’Angelo, Ciro Marino e io. Fabio ha un blog letterario, Una banda di cefali, e Ciro una libreria che è anche casa editrice, Wojtek.
L’idea era - e spero resti sempre questa - incontrare nomi straordinari e far sì che tutte e tutti possano ascoltarli, invitarli per un caffè, sedersi a pranzo tutti insieme.
E cosi è stato con Bruno Tognolini, Isabella Labate, Chen Yang Hong, Francesca Archinto, Marco Somà, Roberto Saviano, Beatrice Zerbini, Daniele Aristarco e tantissimi altri.
Roberto Saviano, ad esempio, è venuto dopo che gli ho scritto una lettera ed è stata la sua prima volta in un parco pubblico, all’aperto. Un’emozione incredibile!

Che consiglio daresti a chi desidera intraprendere il mestiere di libraio?
Di studiare, tantissimo. L’unico modo per appassionare è essere appassionati e preparati.
*Anna Saba Didonato è storica dell'arte, appassionata di fotografia e libri illustrati.
