Un progetto di ricerca sui primi libri di stoffa per l’infanzia
Dal 1° settembre al 3 ottobre 2026, presso la Biblioteca San Giorgio di Pistoia, si è svolta la mostra I Dean’s Rag Books, libri da abbracciare. I primi libri di pezza della storia, nata dalla ricerca e dalla collezione di Fabrizio Mugnaini di questi antichi libri di stoffa pubblicati dalla Dean’s Rag Book Company, casa editrice inglese che, all’inizio del Novecento, intuì che il libro destinato ai bambini poteva essere qualcosa di completamente diverso dall’oggetto fragile che conosciamo. La prima parte dell’esposizione presentava circa ottanta Dean’s Rag Books, attraverso i quali poter seguire l’evoluzione di questa originale invenzione editoriale. La seconda parte ampliava lo sguardo e documentava come l’intuizione della Dean’s venne accolta e sviluppata da altri editori: erano infatti presentati libri provenienti da Inghilterra, America, Francia e Italia, per raccontare la diffusione e l’evoluzione del libro di stoffa nel corso del Novecento. Fabrizio Mugnaini ci racconta più nel dettaglio il percorso di ricerca che lo ha portato a costruire la mostra di Pistoia.
[di Fabrizio Mugnaini*]
Prendiamo un libro di stoffa e immaginiamo un bambino di cent’anni fa. Lo prende in mano, lo gira, lo apre. Lo stringe, forse lo trascina per una stanza tenendolo da un angolo, lo appoggia per terra, lo riprende. Le pagine non fanno rumore come quelle di un libro di carta. Non hanno paura delle mani un po’ impazienti. E quando il bambino ha finito di guardarlo, il libro rimane lì, morbido e un po’ stropicciato, pronto per essere ripreso.
È forse proprio così che dobbiamo guardare oggi i Dean’s Rag Books, i primi libri di stoffa prodotti dalla casa editrice inglese Dean & Son per l’infanzia: non come oggetti preziosi nati per essere conservati, ma come libri pensati per essere usati.

La loro storia comincia nei primi anni del Novecento, quando il tessuto entra nel mondo del libro per bambini e ne modifica radicalmente la natura. La carta viene sostituita dalla stoffa; le pagine vengono cucite; il bordo diventa parte integrante del libro; le immagini si imprimono su una superficie morbida e resistente. Il libro può essere preso, manipolato, piegato, portato con sé.
Il progetto di ricerca nasce dalla mia personale collezione di circa ottanta Dean’s Rag Books e dalla volontà di ricostruire la storia di questi piccoli oggetti editoriali, seguendone non soltanto la produzione e la circolazione internazionale, ma anche le trasformazioni materiali. Perché osservando da vicino questi libri si scopre che anche il modo in cui un libro invecchia racconta la sua storia.

Gli esemplari dei primi decenni portano spesso evidenti i segni del tempo e dell’uso. I bordi si sfilacciano, i fili si sollevano, le cuciture si allentano. Fino agli anni Quaranta circa, questa fragilità rimane una caratteristica riconoscibile di molti esemplari.
Di fronte allo sfilacciamento riaffiora anche un sapere molto antico: l’impiego dell’albume d’uovo per contenere la dispersione delle fibre alle estremità del tessuto. Un piccolo accorgimento appartenente a una cultura materiale nella quale le conoscenze pratiche passavano di mano in mano e gli oggetti venivano costruiti e conservati con ciò che si aveva a disposizione.

Ma l’albume non può fare miracoli. Il tempo continua il proprio lavoro e molti di questi libri sono arrivati fino a noi con i bordi consumati, le cuciture allentate e i fili che sembrano quasi voler uscire dalla pagina. Ed è proprio qui che il libro diventa particolarmente interessante.
Quel bordo imperfetto non è soltanto un difetto di conservazione: è la traccia di un libro che è stato toccato. Ci dice che quelle pagine sono state aperte, chiuse, afferrate. Ci ricorda che il libro per l’infanzia, prima ancora di essere un contenitore di storie, è anche un oggetto con cui il bambino stabilisce una relazione fisica.

Successivamente cambiano i materiali e cambiano anche le soluzioni costruttive. Varia il tipo di tessuto e compare una lavorazione del bordo a piccoli triangoli, più efficace nel proteggere il perimetro del libro.
Il risultato è un oggetto più resistente, più capace di sopportare il tempo e l’uso. Ma, osservando questi esemplari, si ha anche la sensazione che qualcosa sia cambiato. Il libro è diventato più sano, ma forse meno emozionante.

Nei primi modelli il bordo sfilacciato appartiene quasi al carattere del libro: lo rende vivo, fragile, diverso dagli altri. Nei modelli successivi la maggiore resistenza rende l’oggetto più ordinato e durevole, ma attenua quella particolare impressione di manufatto che porta ancora addosso la propria storia.
È una delle contraddizioni più affascinanti che emergono dalla ricerca: conservare meglio un libro può significare ancheallontanarlo dal suo destino di oggetto che cambia col tempo e con l’uso.

Nei Dean’s Rag Books convivono così diversi livelli di lettura: libro-oggetto, infanzia, tessile, illustrazione, collezionismo, storia dell’editoria, accessibilità, tattilità.
Le immagini raccontano animali, bambini, alfabeti, mestieri, fiabe e piccoli episodi della vita quotidiana. Il tessuto è contemporaneamente supporto dell’immagine e parte della narrazione. Le cuciture, i colori, il dorso, il bordo e la particolare costruzione delle pagine partecipano alla stessa esperienza.

Uno degli elementi più riconoscibili della produzione Dean’s è il marchio costituito da due cani che si contendono un libro di stoffa, un’immagine che sintetizza con grande efficacia la promessa di un libro Quite Indestructible (“praticamente indistruttibile”) e sembra quasi anticipare il destino di questi oggetti: il libro non come qualcosa da tenere immobile su uno scaffale, ma come qualcosa da usare e toccare.

La ricerca segue anche ciò che accade dopo i primi Dean’s Rag Books. Libri di stoffa analoghi vengono prodotti in diversi Paesi e secondo modalità differenti. Il confronto permette di seguire la trasformazione del libro tessile per l’infanzia e di comprendere meglio ciò che rende particolare la prima produzione Dean’s.
Ma il progetto non guarda soltanto al passato.
La tattilità, che per questi libri era una caratteristica naturale, può diventare oggi anche una possibilità di accesso. Accanto agli esemplari storici possono essere proposti materiali da toccare e osservare, permettendo anche a chi non può vedere le immagini di avvicinarsi al libro attraverso la forma, le superfici, le cuciture e la materia.

In fondo, forse, questi piccoli libri ci ricordano una cosa molto semplice: un libro non deve necessariamente stare fermo. Può essere preso in mano, portato in giro, consumato, toccato. Può perfino perdere qualche filo lungo il cammino.
E forse proprio quei fili che si staccano, dopo più di un secolo, sono ancora capaci di raccontarci qualcosa del bambino che un giorno lo ha tenuto tra le mani.
*Fabrizio Mugnaini (Scandicci, 1961) è bibliografo, collezionista e ricercatore. Si occupa da molti anni di libri, editoria, bibliografia e storia del libro, con particolare attenzione alle forme meno convenzionali dell’oggetto librario. Ha pubblicato studi e contributi dedicati, tra gli altri, a Luigi Bartolini e alla storia dell’editoria italiana, e ha curato numerose mostre e pubblicazioni. Nel 2019 ha pubblicato La Zattera Bompiani (1942–1945) per le edizioni SimOn. La sua attività di ricerca comprende anche il collezionismo e lo studio dei libri illustrati, delle plaquette d’artista e dei libri di stoffa, ai quali dedica attualmente una ricerca sui Dean’s Rag Books e sulla storia dei primi libri tessili per l’infanzia.

