Premiata Compagnia Piumini

Dapiccoli, avevamo formato una compagnia, e facevamo il teatro deiburattini. Inventavamo storie di principi e principesse, personaggicattivi e buoni. Le battute erano improvvisate: bastava sapere la tramadel racconto, e poi inventavamo. Quando qualcuno improvvisava unabattuta buffa, veniva da ridere anche a noi che muovevamo gli altriburattini.
Io cantavo spesso, perché ero molto intonata(da grande, mi dissero che avevo la voce da mezzosoprano).
Carla e Roberto davano voci diverse ai personaggi. Soprattuttomio fratello sapeva imitare i nostri compagni e i grandi, nel mododi parlare e muoversi, e noi gli chiedevamo sempre, anche fuori dalteatro, di fare quelle imitazioni.
Non ricordo a qualeetà, alle Elementari, le maestre preparararono uno spettacoloteatrale che ebbe grande successo, e un elogio sui giornali dellaValcamonica.
Io ero la protagonista, Serenella, unabambina trovata da piccola da due vecchi che l’avevano allevatacon amore, ed era, in realtà, la figlia del re.
Lospettacolo era in tre atti, e io portavo vari vestiti colorati,tutti fatti da mia madre. In una scena ero diventata principessa, mamolto triste, e fra le ballerine che danzavano per rallegrarmi c’eraanche mia sorella Carla, piccolina.
Alla fine cantavo unacanzone dolcissima, che diceva:


Gira arcolaio,
gira arcolaio,
girae dipana
la buona lana.

Lavoce che avete appena ascoltato è quella di Marirosa, da Trefratelli Piumini, la nostra ultima novità per laprimavera 2013. Tre fratelli Piumini è l'autobiografiad'infanzia di RobertoPiumini (che non ha bisogno di presentazioni) e delle suesorelle, Carla e Marirosa: il primo romanzo a tre voci della collanaGlianni in tasca. Il perché di questa scelta, losi afferra dal brano che avete appena letto, che testimonia di unavocazione alla narrazione e all'invenzione. Da piccoli, essere fratelli,proprio come avviene in certe fiabe in cui tre fratelli si mettono inviaggio, combattono orchi, sfidano la sorte, conquistano regni, cercanodoni meravigliosi, si perdono nei boschi, è una avventura in sé, unadimensione magica, una cospirazione segreta, a metà fra società di mutuosoccorso e associazione a delinquere.

E se la memorialegata all'infanzia è in larga misura memoria di famiglia, la memoriadi famiglia è una memoria composita, fatta di più voci, di tonalitàe timbro diversi, capaci di fare di un medesimo evento una partituracomplessa.
Interessante, allora, è cogliere come ogniepisodio, frantumandosi in tre voci, tre sguardi diversi, si dilati auna dimensione più ampia, sovraimpersonale, compiuta. Oppure osservarei modi in cui la memoria si appropria del passato e lo restituiscesotto forma di racconto: come, al cinema, guardando la medesima scenagirata da tre registi diversi, da tre punti di vista diversi e contre sceneggiature diverse. In questo senso, penso che questo libro siaparticolarmente interessante per chi, coi bambini e ragazzi, si accingaa parlare di racconti e di memoria.

Il racconto dei trefratelli Piumini, titolo che sembra uscito da una raccolta dei FratelliGrimm, si dipana nell'arco di anni, fra le atmosfere nordiche dellaValcamonica e quelle distese e assolate dell'appennino tosco-emiliano,fra eventi piccoli e grandi, ripercorsi con cura e attenzione nel rispettoprofondo e affettuoso dei segni, delle tracce, lasciate nella storiapersonale e di famiglia.
Molta parte, in questa narrazione,hanno le case in cui i tre fratelli hanno abitato: talmente forti nellaloro presenza da imprimere alle parole e alle frasi una concretezzada materiali da costruzione: mattoni, malta, sassi, travi... La storiadei tre fratelli Piumini costruisce una bella casa ampia, arieggiata,silenziosa e insieme risonante di voci e rumori; d'inverno, profumatadi neve e freddo, d'estate deliziosamente spalancata all'odore buono deitemporali e dei prati sotto il sole. (gz)