Nel tempo di una storia

[di Silvia Trentini]

In un pomeriggio di primavera, durante una visita a mia nonna Bruna, in casa di riposo, vissi con lei una piccola avventura che dopo qualche tempo avrebbe dato vita ad una bellissima esperienza.

Novantaquattro anni, ancora abbastanza lucida e simpatica, la nonna da qualche anno si stava abbandonando alla solitudine e alla monotonia dell’età e del luogo nel quale credeva di aver trovato rifugio. Quel pomeriggio avevamo esaurito i pochi argomenti della sua giornata e i miei aneddoti, quando vidi nella borsa ai miei piedi Il grande libro dei pisolini appena ritirato in biblioteca per i miei bambini. Le dissi allora: «Ah! Guarda cosa ti faccio vedere». Le porsi il libro e insieme lo leggemmo e guardammo le figure. «Usumaria! Cosa i se ‘nventa!» e sorrideva al libro e mi guardava e sorrideva a me e batteva quella sua mano piena di storia sulla gamba come chi si sente felice e senza parole. Abbiamo vissuto quel momento sorridendo insieme a un libro.

L’anno successivo morì e quando fui pronta a tornare nella casa di riposo, vi entrai con un’idea che volevo sperimentare e alcuni libri. Proposi un ciclo di letture di albi illustrati per un gruppo di anziani e Roberto, animatore della casa di riposo, curioso, mi permise di provare. Non avevo idea di dove questa esperienza mi avrebbe condotta. Bruna mi amava tantissimo, qualsiasi cosa dicessi o facessi, ma queste persone sconosciute, che avevano fatto il pieno di vita e a cui pensavo di leggere libri per bambini, come avrebbero reagito? Gianni Rodari mi venne in aiuto qualche giorno prima dell’incontro raccontandomi di quando Un giorno sul diretto Capranica-Viterbo / 
vidi salire un uomo con un orecchio acerbo. 
/ Non era tanto giovane, anzi era maturato, 
tutto, tranne l’orecchio, che acerbo era restato.
 / Cambiai subito posto per essergli vicino
 / e poter osservare il fenomeno per benino. / 
"Signore, gli dissi dunque, lei ha una certa età, / 
di quell’orecchio verde che cosa se ne fa?" / Rispose gentilmente: "Dica pure che son vecchio.
 / Di giovane mi è rimasto soltanto quest’orecchio.
 / È un orecchio bambino, mi serve per capire / 
le cose che i grandi non stanno mai a sentire:
 / ascolto quel che dicono gli alberi, gli uccelli, / 
le nuvole che passano, i sassi, i ruscelli, 
/ capisco anche i bambini quando dicono cose /
 che a un orecchio maturo sembrano misteriose..." /
 Così disse il signore con un orecchio acerbo / 
quel giorno sul diretto Capranica-Viterbo.

Gianni Rodari.

Il contenuto di questa poesia generò compiacimento e approvazione in quel gruppetto che mi ascoltava ancora perplesso cercando di capire quale fosse davvero lo scopo di quell’incontro.

«Ma te ne lezi libri per mateloti?»

«Sì» risposi con convinzione e un sorriso accogliente. La mia titubanza interiore ascoltava ma taceva.

«… sentin», dissero cauti.

Nelle strutture di accoglienza che ho frequentato e conosciuto, gli operatori si danno un gran daffare per proporre con entusiasmo e passione attività artistiche, di lettura di poesie e romanzi, di teatro, di musica. Io intuii un grande potenziale anche nei testi brevi, intensi, correlati da immagini meravigliose e imprevedibili di alcuni albi illustrati. Inizialmente speravo che il piacere derivante dal racconto di belle storie, dalla visione di illustrazioni suggestive, dalla sicurezza offerta da un gruppo potesse accompagnare gli anziani nel corso delle loro lunghe giornate. Ma inaspettatamente gli albi diedero molto di più: il percorso, di una decina di incontri, fu indispensabile per addentrarsi nel mondo sconosciuto dell’albo illustrato; diede tempo ai più riservati di arrivare a condividere storie personali e riflessioni; le immagini e le parole furono complici nel catturare l’attenzione di coloro che soffrivano di una diminuita concentrazione. Portarono il piacere di raccontare, ricordare, condividere insoliti fatti della vita e svelarono la capacità di creare relazioni a partire da se stessi e dai propri vissuti. Tutto questo si compose giorno per giorno, nel tempo di una storia. Un tempo lento e prezioso.

Mia nonna soffriva della certezza dell’inutilità della sua vita, ormai, come accade ai molti anziani che soffrono di solitudini, depressioni e malattie degenerative. A partire dai lievi racconti di una quotidianità fanciulla, nello spazio della delicata e curiosa bellezza dell’albo illustrato, si può invece tentare di ricondurre l’anziano alla sua nobile e antica arte, quella di narratore. Dopo anni di visite in casa di riposo ho riscontrato infatti quanto difficile sia, a volte o anche spesso, trovare argomenti di dialogo. L’albo riporta invece alla mente ricordi inaspettati come la vista fuori dalla finestra della casa della propria infanzia o la sensazione delle mani nelle tasche a cercare piccoli oggetti allora preziosi.

Seleziono gli albi che reputo più adatti agli anziani che vivono nelle strutture, che ne valorizzino storia e intelligenza, ma sempre secondo i miei gusti personali e sensibilità del momento: questo perché devo poterli trasmettere al meglio, trarne dialoghi significativi e ricondurli alle storie e ai racconti di queste persone ricche di vita vissuta. A volte mi confronto con l’inaspettato, l’errore di valutazione, il silenzio. Devo prestare attenzione alla mia titubanza che ancora tace ma ancora ascolta.

Sono imprevisti gli sviluppi a cui questa esperienza sta andando incontro. Ho chiesto aiuto a Roberto, animatore, e ad Alessandra, bibliotecaria e amica, perché operatori e familiari possano prendere consapevolezza di un possibile percorso fatto di storie da portare avanti con gli utenti delle strutture e i con i propri cari. L’obiettivo è trovare un posto per le storie e offrirgli la possibilità di essere vissuto: un luogo che anziani, nonni e bisnonni possano condividere con figli, nipoti e pronipoti. Un luogo che possa ricondurli a quell’intimità lontana nel tempo di una storia, nello spazio di un libro. Un luogo dove ospitare i bambini delle scuole e creare dialoghi di incontro tra generazioni e un luogo da vivere anche in solitudine, dove poter sfogliare un incanto che accompagna oltre il tempo di una storia.

Devo ringraziare coloro che mi stanno accompagnando in questo percorso: Roberto,  animatore della Casa di Riposo Margherita Grazioli di Trento; 
Alessandra, bibliotecaria del comune di Trento; 
Luisa, animatrice di Casa Santa Maria di Vigolo Vattaro
; Maria, consigliera del Comune di Altopiano della Vigolana e tutti coloro che vorranno aprirgli la porta.