La terza parte della ricerca di Lucia Cominoli sui libri accessibili, la loro natura e importanza, continua con l'intervista a Elisa Rossoni, pedagogista e appassionata di letteratura per l’infanzia, di LudoLab, primo Centro di Ludotecnica Inclusiva in Italia. La prima parte della ricerca, la trovate qui; la seconda, dedicata a Elena Corniglia, responsabile di Vietato Non Sfogliare, Centro di Documentazione e Ricerca sul Libro Accessibile di Area ETS a Torino, la trovate qui.
[di Lucia Cominoli ed Elisa Rossoni*]
All’apparenza è un appartamento in un classico palazzo in zona Isola a Milano, ma le finestre di Ludolab-Centro di Ludotecnica Inclusiva di L’Abilità Onlus si rivolgono già da lontano a chi le guarda. Tra queste ce n’è una su cui campeggia una grande scritta lilla: CU-RA. Ed è proprio oltre quella finestra, si finisce presto per scoprire, che abita la Stanza della Poesia, una piccola stanza arancione al cui centro, insieme all’armadio e al tavolino, spicca una delicata tenda-nuvola, coperta sulla sommità da un grande libro aperto, anch’esso di un bell’arancione acceso.

La Stanza della Poesia, come la Stanza dei Saperi, la Stanza delle Magie e la Stanza Incantata, è una delle tante che si affacciano sul lungo corridoio del Ludolab, il primo Centro di Ludotecnica Inclusiva in Italia, interamente dedicato al gioco per bambini con disabilità. Nato dall’intuizione di Carlo Riva, direttore dell’associazione L’Abilità Onlus, la Ludotecnica Inclusiva costituisce oggi un metodo educativo unico nel suo genere, codificato e validato in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione “Riccardo Massa” dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca, e basato sull’accessibilità e la personalizzazione dei contesti, luoghi e momenti in cui la strutturazione di spazi, tempi, materiali e corpi è condizione imprescindibile per garantire a tutti un’esperienza di gioco reale, stimolante e inclusiva.

A coordinare le attività educative della Stanza della Poesia c’è, oggi, Elisa Rossoni, pedagogista e appassionata di letteratura per l’infanzia, che da anni, insieme alla sua équipe di educatori e educatrici e ai professionisti di L’Abilità Onlus, si occupa di garantire l’accesso alla lettura a tutti i bambini, momenti di incontro con il libro che nascono a partire dalla lettura di albi illustrati di qualità che spesso vengono modificati a seconda delle esigenze del lettore, amplificandone di volta in volta il potenziale ludico e narrativo.
Il suo libro La ludotecnica inclusiva. Giocare con i bambini con disabilità come metodologia educativa (Franco Angeli, Milano, 2022), curato con Carlo Riva, offre importanti linee guida e aperture per costruire nella pratica contesti plurali di gioco e di lettura inclusivi, in classe, in famiglia e negli spazi pubblici della vita sociale e culturale.

Cara Elisa, il gioco è il cuore del tuo lavoro quotidiano con L’Abilità Onlus. Da quali desideri e bisogni, se ci sono, sei stata condotta in questa direzione?
L’incontro nasce in maniera casuale, ma forse non troppo. Il mio desiderio è sempre stato quello di lavorare con l’infanzia e, a conclusione del mio percorso di studi, ho cercato di andare in questa direzione. Quando ho intercettato l’annuncio all’interno di uno spazio gioco per bambini mi sono subito buttata.
L’incontro con Carlo Riva, direttore de L’Abilità Onlus, è stato un incontro di sguardi, teorie e prassi condivise sull’infanzia e sul gioco. La mia prospettiva, che si riferisce alla pedagogia del gioco proposta da Francesca Antonacci, docente nel Dipartimento di Scienze per la Formazione Riccardo Massa dell’Università Bicocca con cui collaboro dal 2009, era in linea con le pratiche educative messe in atto nel servizio “Spazio Gioco”, pensato e istituito da Carlo, nel 2000, con l’obiettivo di restituire il diritto, il piacere e la libertà di partecipare al gioco. Il punto di partenza è rappresentato dall’idea che il gioco non sia solo uno strumento per apprendere, migliorare le abilità comunicative, motorie e cognitive, ma anche un’esperienza fine a se stessa, autotelica e, proprio perché si gioca per il solo piacere di farlo, senza obiettivi altri, estrinseci, il piacere e benessere che ne derivano aprono alla possibilità di sperimentarsi, mettersi in gioco e sfidare i propri limiti.
Il gioco è, quindi, un’esperienza vitale e fondamentale nel percorso di vita di ogni persona, non solo per il bambino, ma in tutte le età della vita. A partire da questa comunanza di sguardi ho, quindi, deciso di mettermi in gioco nel contesto della disabilità infantile che non conoscevo.


E così ne hai colto il rischio e l’avventura.
L’incontro con la dimensione della disabilità è avvenuto con il supporto dell’esperienza dei colleghi e, soprattutto, grazie ai percorsi formativi che L’Abilità garantisce ai suoi operatori.
Da quando ho iniziato, nel 2010, il numero dei bambini è cresciuto e con questo anche il mio impegno e il servizio che, a oggi, è ancora in continua evoluzione a partire da una cultura della ricerca educativa che da sempre caratterizza l’associazione. Nel corso degli anni abbiamo realizzato numerosi progetti sperimentali in collaborazione con diverse università, con l’idea di continuare a interrogare le teorie e le pratiche che guidano il nostro lavoro quotidiano con i bambini, e per comprendere i nuovi bisogni delle famiglie nella complessità del contesto contemporaneo, sempre mutevole e cangiante.
Nel lavoro educativo, è fondamentale mantenere una postura di ricerca, altrimenti si continuano a perpetuare le solite pratiche - si fa così, perché si è sempre fatto così -, ma in questo modo si perdono di vista i bambini e le loro famiglie.
Tra il 2018 e il 2021, in collaborazione con alcuni ricercatori e docenti del corso di Laurea in Scienze dell’Educazione dell’Università di Milano-Bicocca, abbiamo svolto un processo di ricerca empirica e qualitativa che ha portato alla definizione e alla codificazione del metodo educativo Ludotecnica Inclusiva. La Ludotecnica Inclusiva è costituita da 5 strategie educative che abbiamo individuato come fondamentali per creare un contesto di gioco accessibile, inclusivo e possibilitante, per rendere, quindi, l’ambiente adatto ad accogliere l’identità unica e particolare di ogni bambino.
Con la definizione del metodo abbiamo modificato il nome del servizio – LudoLab-Centro Ludotecnica Inclusiva – e abbiamo ristrutturato gli spazi, grazie anche a una collaborazione con gli studenti del NABA (Nuova Accademia di Belle Arti).

In questo lavoro di ristrutturazione degli spazi ogni stanza ha assunto un nome preciso, un nome che richiama all’esperienza di gioco proposta e che per i bambini diventa facilmente riconoscibile. Mi ha colpito che la stanza dedicata alla lettura fosse intitolata la Stanza della Poesia e non, per esempio, la Stanza delle Storie o simili. Nel tuo libro e nelle tue ricerche, tra l’altro, si rintracciano spesso rimandi alla voce dei poeti, come se gioco e poesia fossero parenti stretti, territori in cui abitare un’area potenziale e un’occasione per vivere un'esperienza formativa e trasformativa insieme.
Esattamente. Il gioco e l’arte, come la lettura, sono esperienze che si svolgono in un tempo e uno spazio circoscritti, un cerchio magico. Sono esperienze extra-ordinarie che si inseriscono nel fluire della vita ordinaria e, in virtù della loro potenza immaginativa e poetica, amplificano e arricchiscono la vita e il reale. Il gioco e l’arte coinvolgono la persona nella sua globalità coinvolgendola a livello emotivo, cognitivo, relazionale, corporeo e sono, quindi – come dicevi, esperienze formative e trasformative. Per questo, abbiamo deciso di includere le storie e i libri nel nome della stanza dedicata al gioco: Stanza della Poesia.
Il libro, per noi è un gioco, nel senso che è prima di tutto un’esperienza a cui si sceglie volontariamente di accedere per il solo gusto di farlo, per il piacere di immergersi nelle pieghe tra illusione e realtà, come direbbe Suzy Lee. Quando si legge, o quando si gioca, si alberga in un presente tranquillo e, per tramite dell’immaginazione, si viene catapultati in un tempo ulteriore.
Introdurre a LudoLab il momento di gioco con le storie ha significato, per noi, proporre e condividere con i bambini un’esperienza di piacere e di benessere, un’esperienza poetica e immaginativa che consentisse loro di abitare un mondo altro per poter guardarsi e guardare la realtà da altri punti di vista.
In questo senso, abbiamo proposto ai bambini il libro Le cose che passano di Beatrice Alemagna (Topipittori, 2019), che ha accompagnato i bambini al saluto finale prima delle dimissioni dal servizio. O ancora A che pensi? di Laurent Moreau (Orecchio Acerbo, 2012), ha consentito di aprire una finestra sull’identità peculiare di ogni bambino, sui pensieri, le emozioni e i desideri che ogni bambino custodisce dentro di sé, anche i bambini con fragilità.


In che modo vengono scelti e proposti i libri a chi entra nella Stanza della Poesia?
Il primo criterio di scelta dei libri è forse la bellezza e la loro qualità poetica, libri capaci di condurre sulla soglia del mistero.
Cerchiamo, quindi, di non scegliere solo libri “utili” che noi adulti riteniamo necessari per “educare e istruire” e per trasmettere dei contenuti, delle idee o dei comportamenti.
Un altro criterio riguarda la pluralità delle forme e dei linguaggi dei libri per consentire il coinvolgimento di bambini con diverse caratteristiche e preferenze. È fondamentale partire dai bambini, dalle loro inclinazioni, passioni, modalità di stare nel mondo e di conoscere per proporre storie diversificate e molteplici.
Proponiamo albi illustrati, libri fotografici, libri gioco, libri tattili o sonori, libri a leporello o tradotti con i simboli della CAA. Di uno stesso libro, come nel caso de L’onda di Suzy Lee (Corraini, 2008) o Federico di Leo Lionni (Babalibri, 2012), abbiamo creato molteplici versioni differenti.



Proponiamo anche la lettura delle storie con il teatro Kamishibai, con le ombre, con le story box polisensoriali, contenenti elementi materici di richiamo alla storia e ai suoi protagonisti oppure utilizzando pupazzi di cartapesta.
Anche in questo ambito la formazione è costante: i pupazzi di cartapesta, per esempio, sono stati realizzati dalle educatrici nel corso di un laboratorio tenuto dall’attrice Sara Ghioldi, che ci ha guidati anche nel dare loro movimento e voce e a lavorare sulla presenza scenica dell’educatore.
Quando si tratta di modificare artigianalmente un libro c’è sempre un lavoro di squadra che richiede tempo per realizzare le eventuali modifiche, semplificazioni e personalizzazioni e per progettare il contesto in cui proporlo. Per garantire la partecipazione di tutti e di ciascun bambino al gioco con le storie e con i libri mettiamo, quindi, in atto le cinque strategie della Ludotecnica Inclusiva.

In questa stanza ci sono il tavolino luminoso, un armadio chiuso contenente i libri, un tavolino mobile con sedie e, a lato della finestra, una tenda-nuvola molto speciale.
L’obiettivo del nostro lavoro è progettare e curare l’esperienza della lettura. In presenza di fragilità a livello attentivo, emotivo e relazionale il libro da solo può non garantire la partecipazione e il coinvolgimento nell’esperienza della lettura.
Allestiamo, dunque, lo spazio della Stanza della Poesia in modo differente a seconda delle caratteristiche dei bambini. In alcuni casi si legge un libro sotto la tenda, sdraiati o seduti sul morbido materasso, in altri ci si siede intorno a un tavolo o si lascia al bambino la possibilità di muoversi quando ne ha bisogno. Con alcuni bambini è importante proporre la lettura lontani da stimoli distraenti, come la finestra, che potrebbe precludere la possibilità di prendere parte all’esperienza.
La tenda, realizzata con due materassi e una stoffa leggera e trasparente, è sormontata da un tetto che è poi un libro aperto. Si tratta di fatto dell’allestimento di un angolo morbido, che richiama una dimensione onirica, di intimità e raccoglimento e che sicuramente favorisce la concentrazione e il contenimento, ma è anche un supporto visivo che dice al bambino dove posizionarsi in autonomia, anche senza il bisogno di una spiegazione verbale.
Un’ultima riflessione che riguarda la strutturazione della Stanza della Poesia riguarda il fatto che lo spazio non viene utilizzato in maniera esclusiva e rigida. Per leggere storie legate al mare, ad esempio, ci siamo spesso imbarcati sul materasso ad acqua posto nella Stanza Incantata, una stanza allestita secondo la metodologia Snoezelen con giochi e materiali multisensoriali. L’occasione perfetta, insomma, per divertirsi con una storia di pirati.


Una volta dunque predisposti i libri e individuato lo spazio in cui leggerli, ai bambini è lasciata anche la possibilità di muoversi liberamente tra le storie, di scegliere cioè da soli quella che, quel giorno, può fare al caso loro?
Sì, per ogni bambino o gruppo di bambini vengono predisposte le condizioni adeguate per favorire la scelta. Alcuni bambini scelgono un libro direttamente dall’armadio in cui sono riposti, per altri, che presentano fragilità a livello di attenzione e discriminazione, è necessario limitare il numero di libri per garantire la possibilità di scelta. Per questo, per favorire e stimolare la scelta, lasciamo a loro disposizione un quadernone ad anelli in cui sono riposte le fotografie delle copertine dei libri presenti.

Come portare un’esperienza del genere fuori da Ludolab? Come si disseminano le storie?
Penso sia importante, prima di tutto, per noi professionisti della cura e per i genitori, riscoprire il piacere della lettura e della letteratura per l’infanzia. È necessario creare delle occasioni formative per conoscere e dialogare con i libri, per leggerli e rileggerli e scoprire ogni volta la magia di immergersi in una storia.
Inoltre, credo, sia necessario ampliare la prospettiva strumentale che considera il libro solo come uno mezzo utile per istruire o impartire una lezione o per riempire il tempo vuoto in attesa di intraprendere un’attività utile. Il libro offre la possibilità di vivere un’esperienza educativa ed estetica, dove si incontrano la cultura, la bellezza, il gioco, la partecipazione. Diritti che dovrebbero essere garantiti a tutti i bambini.
Occorre dare concretezza al paradigma biopsicosociale, per non sentirsi disabilitati dall’ambiente, da contesti sfavorevoli che sono costituiti non solo da barriere fisiche, ma anche da costruzioni e visioni limitate e senza futuro delle persone con disabilità.
Concludo citando una frase di Luca Carli Ballola, tratta dal libro Di arte in arte. Linguaggi artistici per la formazione e la cura di Lucia Carriera, Letizia Luini, Franca Zuccoli (Franco Angeli, 2024), “non c’è cura senza cultura”. E io aggiungerei “non c’è cultura senza cura”.

Per approfondire:
La Ludotecnica Inclusiva. Giocare con i bambini con disabilità come metodologia educativa (Franco Angeli, Milano, 2022)
*Elisa Rossoni è pedagogista e coordinatrice del servizio educativo LudoLab – Centro Ludotecnica Inclusiva di L’abilità. È dottore di ricerca e docente a contratto presso il Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione “Riccardo Massa” dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca, dove collabora con le cattedre di Pedagogia del gioco e Pedagogia dei Linguaggi artistici. È membro del comitato di redazione della rivista Bambini e del gruppo di ricerca Puer Ludens. Oltre ad articoli e saggi in diversi volumi collettanei, ha pubblicato Le culture del gioco in famiglie migranti di bambini con disabilità (FrancoAngeli, 2026), I giochi di Enea (Erickson, 2021) e ha curato con C. Riva La Ludotecnica Inclusiva. Giocare con i bambini con disabilità come metodologia educativa (FrancoAngeli, 2022) e con F. Antonacci Intrecci d’Infanzia (FrancoAngeli, 2016).