Quel demonio di Mrs Potter

Hill Topè un villaggio nel Lake District che sembra disegnato da BeatrixPotter: piccoli cottage fra campi, boschi,ruscelli, minuscoli empori, giardini rigogliosi e orti chesembrano coltivati da fate. Ci sono capitata dentro duranteun trekking estivo e lì ho scoperto che sembra disegnato da BeatrixPotter perché qui la più famosa autrice inglese di libriillustrati trascorse le sue vacanze fin da piccola, dove, ormaifamosa, acquistò una casetta che oggi è meta di pellegrinaggio daparte di ammiratori di tutto il mondo.
Internodel cottage di Beatrix Potter in un disegno di StephenDarbishire.


Ovviamente l'ho visitata anche io. E basti dire che qui,in questo cottage dallo stile inconfondibilmente british,di gusto impeccabile, su tavolini e cassettiere fannobella mostra di sé lettere autografe, schizzi e disegnioriginali; che alle pareti sfolgorano suoi deliziosi acquerellinaturalistici e di paesaggio; che in vetrinette gremiteall'inverosimile abitano schiere di conigli, topi, porcospini,lepri riprodotti in ogni tipo di materiale e su ogni genere disuppellettile. Se questo luogo sembri l'archetipo della campagnainglese perché lo fosse già da prima o perché il segno dellaPotter l'ha portato ad esserlo, è difficile capire. Il risultatoè che oggi questo paesaggio fa parte tanto dell'immaginario quantodella realtà.


Oltre ad avere letto lastoria del più famoso coniglio del mondo, a nome Peter,oltre a conoscere le illustrazioni della Potterfittamente popolate di animali, e aver visto ilrecente film sulla vita di Beatrix, e aver letto MissCharity, in parte alle suevicende ispirato, confesso una scarsa conoscenzadi questa incredibile autrice.

Durante il mio mese dipermanenza in Inghilterra, dove la fama di questa signora è paria quella di Darwin e di Lord Tennyson, dopo la visita a Hill Topmi sono poi ripetutamente imbattuta nei suoi personaggi, nei suoilibri, nella sua storia.

Tanto per dire,il suo ritratto campeggia alla National Portrait Gallery, a Londra,pantheon della gloria inglese. Qui ho appreso che il padre di Beatrixfu un noto benché dilettante pioniere della fotografia. Moltele foto di lei e del suo sposo al cottage diHill Top, appunto.

Sparsi un po'dovunque, poi, per tutto il suolo britannico si trovano negozi interamente dedicatial suo mondo dove è possibile acquistare pressoché ognitipo di oggetto decorato da topi, volpi, scoiattoli, gatti etc. uscitidalle perfette minime storie che Beatrix scrisse per la gioia digenerazioni di bambini, non solo inglesi. Basti dire che ordinatecomitive di giapponesi sfilano reverenti per le strade di Hill Top,giunti qui dall'altro capo del pianeta.


Infine, in una piccola libreria di Cambridge, The HauntedBookshop (dove fra torregianti pile di libri si diceabiti il fantasma di una fanciulla che ad ogni apparizione profuma l'ariadi violette; ma il nome della libreria credo venga dall'omonimo romanzodi Christopher Morley) ho finalmente fatto amiciziacon vecchie edizioni dei suoi libri, li ho acquistatie mi sono messa a leggerli, forte della mia rinnovataconoscenza della lingua inglese.

E,come spesso capita con i libri illustrati, mi sono resa conto che se la fama di BeatrixPotter si può pensare legata soprattutto allo stile delleillustrazioni dei suoi celebri personaggi, imitatissime poi ovunqueda miriadi di illustratori, è nella qualità delle storie che stala sua straordinaria fortuna su cui prospera l'impero di piatti,tazze, diari, seggiole, bavagli e cuscini. Storie che datano ormaipiù di cento anni fa (furono scritte dal 1902, The Taleof Peter Rabbit, in poi).

Perché lestorie della Potter, affettuose, imprevedibili, ironiche, scintillantidi intelligenza, fiabesche e mai scontate, sono mirabilmente scrittee illustrate sulla base di una conoscenza ferrea del disegno, dellanarrazione, della parola, del paesaggio e della natura (che Mrs. Potterstudiava con rigore di scienziato). Gli inglesi sono così: deimeravigliosi secchioni senza alcun timore di esserlo e senza mai darlo avedere, e per questo assolutamente anticonformisti nel paese probabilmentepiù amante delle regole del mondo: le due cose non si escludono, anzisembrano andare perfettamente a braccetto.

I libri che ho compratoandranno ad alcune persone che mi sono sembrate perfette per loro,quindi presto me ne dovrò separare. Poco male. In ogni loro paginabrillano perle e queste rimangono.

ComeLucinda e Jane, le bambole proprietarie della casetta esplorata esaccheggiata da Tom Thumb e Hunca Munca, coppia di topi curiosi in TheTale of Two Bad Mice (1904). Alla vista deldisastro provocato dai due sorci nell'immacolata dimora, Lucindae Jane, contro ogni aspettativa dei lettori, non esprimerannoaltro che un perfetto sorriso sedendosi compostamente sulla cucinarimasta intatta.

In effetti, sono bambolee le bambole, si sa, esauriscono la loro imbambolata vicenda ineterni sorrisi. La bambina proprietaria di Lucinda e Jane, invece,per difendere la casetta da future incursioni topesche progetta dicomprare un poliziotto giocattolo.

Solola tata penserà ad acquistare una trappola per topi. La qualenaturalmente sui topi non avrà alcun effetto: una illustrazionemostra al lettore la famiglia di Tom e Hunka che per nulla intimorita,sosta davanti allo stupido congegno.

Un gioco perfetto di scatolecinesi, questa breve storia, dove dalla finzione si passa alla realtà eda questa, imprevedibilmente, di nuovo alla finzione: ma alla realtàdella finzione che non è meno potente di quella che pretendiamoautentica, come sanno benissimo i bambini che nei loro giochi passanocontinuamente dall'una all'altra senza imbarazzo.

O perle come Ginger e Pickles, il gatto e il terrier che, in TheTale of Ginger & Pickles (1909), gestisconofantasiosamente, senza ricavare un solo scellino, l'emporio di unimprecisato villaggio, dove si possono acquistare merci deliziose comecaramelle, biscotti, wafer, latte e crackers alla crema.

I clienti topi, spaventati da Ginger, preferiscono farsi servireda Pickles, e viceversa i clienti conigli, a disagio con Pickles,preferiscono le maniere di Ginger.

Hanno perfettamente ragioneperché i due si confessano vicendevolmente di avere l'acquolinain bocca all'apparire di ogni cliente.
“Ma nonpossiamo mangiarli” conclude saggiamente Pickles, “altrimentiandranno a servirsi al negozio di Tabitha Twitchit's. E non livedremmo più.”

La vena surreale dellenursery rhymes, terreno fecondo di ispirazione per la letteraturaanglosassone non solo per ragazzi, da Lewis Carroll a Edward Lear,da Milne a Stevenson, a Dylan Thomas, scorre in queste storie, pervenire a galla, a volte, all'improvviso, limpidissima, come inThe Tailor of Gloucester (1903), nellemeravigliose, folli canzoncine cantate da una truppa di topiricamatori durante la notte di Natale sotto lo sguardo famelico delgatto Simpkin, rimasto senza cena.

O come nei lazzi canorischiamazzati dal ribaldo e incosciente scoiattolo protagonista di TheTale of Squirrel Nutkin (1903), al cospetto delserissimo Mr. Brown, vecchio e ieratico gufo, incontrastato sovranodella desiderabilissima isola dei noccioli.

Unracconto incantevole che comincia così: “Questa è la storiadi una coda – una coda che apparteneva a un piccolo scoiattolorosso, e il suo nome era Nutkin.” Se non è genio questo...

Rammarichiamoci pure delle schiere di conigli,maialetti e gatti che da Beatrix in poi affollano le pagine di tantaletteratura per ragazzi.
Ma teniamo sempre a mente cheil problema non fu lei, ma chi pretese di imitarla senza rendersiconto che il successo non stava nel confezionare storielle conanimali, ma nel genio di chi scrisse quellestorie di animali.



Se dopo Beatrix Potter, in tuttoil mondo, l'idea corrente è che per mettere insieme unlibro per bambini, è sufficiente, come disse l'editor UrsulaNordström, “prendere una storia di conigli e farlaillustrare da vostro cugino”, la responsabilità non fu sua, madei tanti che senza l'ausilio di un'idea, di un talento e di alcunaconoscenza di quello che si piccavano di fare, vollero imitarela Potter senza accorgersi minimamente di dove scintillasse iltesoro nelle sue inimitabili storie.