[di Rita Gamberini]
Il 26 novembre 2025 su questo blog scrivevo Per appassionati di filastrocche e trottole, un vero e proprio appello in cui chiedevo chi mi potesse aiutare a ritrovare la filastrocca della mia infanzia Io so tutto, di cui avevo perso le tracce: qualcuno, qualcuna, per caso, ne sapeva qualcosa e poteva aituarmi a recuperare le memoria del libro in cui la filastrocca era stata pubblicata di cui ricordavo solo qualche frammento di immagine, ma di cui ricordavo molti, ma non tutti i versi? Questo appello è stato raccolto da molte/i che hanno risposto sulla pagina Facebook della casa editrice, facendo ipotesi, segnalando titoli di vecchi volumi, antologie... ma nessuno sembrava corrispondere a quello che stavo cercando.
Poi, ecco, qualche giorno fa, a Topipittori arriva un messaggio di posta che contiene, in tutto il suo splendore, la foto di una copertina su cui campeggia un titolo: Io so tutto. L’ha inviato Valeria Russo, l’editore me lo gira e io la contatto.

Iosotutto, Carroccio edizioni 1944.
Valeria Russo mi risponde che frugando nella memoria si è ricordata di una filastrocca che le recitava sua madre. Il suo messaggio dice precisamente così:
Buongiorno! L’altro giorno mio figlio di sei anni mi ha raccontato una cosa che mi ha sbloccato un ricordo! Mi sono ricordata che mia mamma mi recitava a memoria una storia del bambino “io so tutto”, così ho cercato su Internet la storia per raccontargliela, ma, ahimè, trovavo solo il primo pezzo di racconto! Frugando nella memoria, mi sono poi ricordata di avere il libro stesso, di quando mia mamma era bambina…


Iosotutto, Carroccio edizioni 1944.
Poi Valeria ha fotografato il libro, appartenuto a sua madre (edito nel 1944!), e me lo ha inviato. Ora non voglio esagerare, ma le farei un monumento. Lo so che è una piccola cosa, ma vorrei attribuirle il piccolo grande valore che merita: la gentilezza di una persona che non conosco, lo stupore di quando senti suonare un campanellino e lasci che suoni fino a che ne ha voglia, la predisposizione alla ricerca che intercetta delle soggettività e le mette nelle condizioni di condividere e scambiarsi con piacere pezzetti di memoria.


Iosotutto, Carroccio edizioni 1944.
Che dire della filastrocca finalmente giunta a compimento? Il bambino è generoso, vuole aiutare la mamma, sente che può tutto, è infastidito dalle voci che pretendono, indicano, suggeriscono, il bosco lo inebria, ma ecco che compare un lupo minaccioso (poteva mancare il lupo cattivo?). Il bambino è perduto, persa la strada, persa la spavalderia. E nello smarrimento non teme di chiedere aiuto (che bella cosa!), ma marmotte, formiche, lucciole, tordi (quelli che indicavano e suggerivano) gli restituiscono pan per focaccia, nessuno ha più voglia di indicare, di suggerire, solo il grande albero (l’immagine a me più cara), con tanto di occhi, naso e bocca, lo accoglie tra le sue fronde fino a che spunta il sole del mattino e si risveglia il piccino. A casa ci sarà la mamma ad accoglierlo e a canzonarlo e IOSOTUTTO diventerà NONSONIENTE (ma si inutisce che viene chiamato così solo per scherzo).


Iosotutto, Carroccio edizioni 1944.
Ed ecco qui il testo completo:
“IOSOTUTTO!” era un bambino negligente e birichino.
Se una cosa non sapeva “Iosotutto!” rispondeva:
“Io so i numeri a memoria, le vocali, so la storia!”
ma quel bimbo negligente non sapeva proprio niente!
Senza legna una mattina si trovò la sua mammina
disse: “Al bosco devo andare se vo’ fare da mangiare”
“Vado io mammina bella, te ne porto una cestella.”
“Tu sei troppo piccolino per conoscere il cammino.”
IOSOTUTTO disse allora: “Vado e vengo in men d’un’ora
il sentiero lo conosco” prese il gerlo e andò nel bosco.
Nel boschetto vide un fungo con il collo lungo lungo.
“Questo sì ch’è un fungo bello!” disse subito il monello.
Là nel bosco a far la legna IOSOTUTTO già s’impegna
quando arriva una formica e gli pare che gli dica:
“Su, raccogli quei rametti, in cascina poi li metti
quando mamma accende il fuoco gliene dai ognora un poco.”
Permaloso IOSOTUTTO le rispose asciutto asciutto;
“Io so tutto, non seccare… lascia far ciò che mi pare.”
“Non è buono” disse un tordo, ma il piccino fece il sordo.
Poi rispose asciutto, asciutto: “Già, figurati, so tutto!”
Il funghetto, tira e molla, non usciva dalla zolla
più il monello lo tirava più il suo gambo s’allungava
ed il sole tramontava, il boschetto s’oscurava…
Alla fine il birichino volle mettersi in cammino.
Ma nel bosco nero, nero, non trovava più il sentiero
Una buona luccioletta disse: “È quella la stradetta!”
IOSOTUTTO, risentito, le rispose impermalito:
“Luccioletta, cosa vuoi? Pensa un poco ai casi tuoi”.
”Mio carissimo monello, tu sei troppo saputello!”
E la lucciola, pian piano, tremolante andò lontano.
Camminando nella notte vide il bimbo tre marmotte:
“Bambinello dove vai? Bada che ti smarrirai!”
“Io smarrirmi? Ma vi pare? La via buona so trovare!
Io so tutto! Buonanotte gentilissime marmotte!”
Poi nel bosco cupo cupo al piccino apparve un lupo…
IOSOTUTTO che spavento se ne scappa come il vento.
Vide allor la luccioletta, “Lucciolina benedetta,
mi vuoi dir qual è la via per tornare a casa mia?”
“IOSOTUTTO cosa vuoi? Pensa un poco ai casi tuoi!”
E la luccioletta bella andò via come una stella.
Incontrò la formichina che portava una fascina:
“Formichella per piacere mi vorresti far vedere
il sentiero che conduce fuor del bosco?… non c’è luce…”
“IOSOTUTTO non seccare, porto legna debbo andare…
non ho tempo d’ascoltarti e consigli non so darti…”
la formica se n’andò ed il bimbo abbandonò.
Ecco il tordo sopra un pino: “Tordo! Tordo…” fa il piccino
“Mi vuoi dir per cortesia il sentier di casa mia?”
Questa volta è il vecchio tordo che vuol fare un poco il sordo.
Poi risponde asciutto, asciutto: “Già, figurati, sai tutto!”
Trova il lupo la sua traccia e spalanca la boccaccia…
Il monello come un lampo im un buco cerca scampo.
In quel buco tra le spine ci son tante marmottine…
Ed allora dice il piccino :”Ho smarrito il mio cammino!”
“Tu smarrirti? Ma ti pare! La via buona sai trovare!
Tu sai tutto! Buonanotte! Non seccare le marmotte!”
IOSOTUTTO poveretto solo solo nel boschetto
si dispera piange e dice: “Sono proprio un infelice!”
Stanco, lacero, impaurito guarda intorno ed è pentito:
“Se potessi almen trovare un asil per riposare.”
Ad un albero fronzuto il piccino chiede aiuto
stende un ramo l’alberello ed in su tira il monello.
Al sicuro d’ogni lupo in quel bosco cupo cupo
IOSOTUTTO lentamente chiude gli occhi dolcemente.
Spunta il sole del mattino e risvegliasi il piccino.
Finalmente può trovare il sentier per rincasare.
Nel vederlo la mammina piange tanto poverina
e domanda: “Come è stato che il sentier non hai trovato?”
“Non so niente” fa il piccino e rimane a capo chino.
Da quel dì naturalmente fu chiamato NONSONIENTE!

Iosotutto, Carroccio edizioni 1944.