Ribaltare la prospettiva

[di Cristina Berardi] Ho conosciuto Cristina Balbiano D'Aramengo al corsoProgettare Libri. È arrivata una sera, invitatada Paolo Canton, con la sua “scatola magica”, da cui ha tiratofuori i libri fatti a mano più belli che avessi mai visto. Libri chesi aprivano svelando le forme più inconsuete.
CristinaBalbiano d'Aramengo con la scatola magica di DanielaLorenzi.


Proprio lì, proprio allora ho deciso che avrei fatto un corsocon lei. Bastava aspettare l'occasione giusta, seguendo il suo calendario ricchissimo. Non hodovuto aspettare troppo.
Animata da quello spiritoavventuroso che mi spinge, come ha scritto Paolo in un suo recente post, a mangiare malee a dormire poco per qualche giorno, sono partita allavolta di Milano (io che vivo nell'estremo ponente ligure)per fare un suo corso dal titolo per me molto attraente: Ribaltare laProspettiva.

Vipresento Sansone e Micheletto, i fedeli torchi di DanielaLorenzi.


 Un laboratorio che ne contiene due: uno di stampa e unodi legatoria dove si impara a stampare i materiali più diversi cercandocontrasti e effetti nuovi, ribaltando - come intitola il corso - leprospettive, per poi mettere insieme i risultati ottenuti, piegando,cucendo e, di nuovo, anche ribaltandole (come avrete capito, e come sannoper esperienza i miei figli, io adoro ribaltare!).


Nellaparte relativa alla stampa,  Cristina è assistitada Daniela Lorenzi, che ci ospita nelloStudioA14, in via Tantardini, a Milano. La sala dove lavoriamo èampia, colma di libri, carte, barattoli, strumenti, piani di lavorocon rulli grandi e piccoli. Al centro, a troneggiare su tutto,lui: Sansone, un tipino da 900 chili di possente eleganza. Accantoa lui, Micheletto, il fratellino “da viaggio”, leggero, cheaccompagna Daniela e Cristina nei laboratori fuori sede. Sarannoloro i protagonisti del nostro laboratorio.


La luna di cuisotto.
Prima di cominciare, ancheDaniela tira fuori la sua “scatola magica”, dalla quale esconoincisioni stupende. Ci spiega come sono fatte. Io scatto fotografiecome se non ci fosse un domani e cerco allo stesso tempo di nonperdere una parola, ma è difficile. Fra le tante meraviglie, una micolpisce in particolare. Scopro che è stata realizzata durante unlaboratorio fatto con i bambini delle scuole elementari: è una luna,stampata usando oggetti comuni come matrici.

Cristinaci presenta poi il lavoro che si farà e piano piano, dallo stuporee blocco iniziale ci mettiamo a lavorare ed escono fuori cosebellissime.

Unadelle compagne, Lucia Casavola, ha portato con sé una scatolacon tanti fori, forse in origine realizzata per contenere piccoliflaconi: «La tenevo da parte da molto tempo, per poterla stampare efarci qualcosa!» mi dice. Credo che questo virus mi attaccherà ecomincerò anche io a conservare le cose più impensate per poterle poistampare!
E questoè il risultato del lavoro sulla scatola dei flaconcini di LuciaCasavola.

Ilsecondo giorno costruiamo i libri. Io non ho un vero e proprioprogetto. Quindi preparo un libro Zen.  Lo chiamo Zen, perchémi viene in mente che lo si potrebbe usare per stimolare riflessionicompositive. In realtà nasce un po' a caso, ma   le pagine,muovendosi, creano disegni sempre nuovi (la mistica orientale "untanto al chilo" viene sempre buona quando non si hanno argomentivalidi).



Il mio libroZen

Cristinaè un'insegnante tanto paziente quanto io sono un'allieva scapestrata:mi deve ripetere cento volte come si taglia con il cutter e come si piegaun foglio. Io faccio fatica a ritenere le istruzioni: mi convinco chese dimentico tutto è meglio, così avrò una buona scusa per tornarea fare un altro corso.

In ogni caso, le parole non mi bastano per spiegarvi comeabbiamo lavorato. Per fortuna Cristina e Daniela suppliscono allamia afasia, giungendo in soccorso con questo bel filmato.
Insomma, fatelo questo corso. Io lo rifarei. Anzi,quasi quasi lo rifaccio.