Locomoctavia è una casa discografica di letteratura fondata e diretta da Tanja Fahrtmann e Daniele Fior, con sede a Berlino e Trieste. L’audiolibro è da loro concepito come una vera e propria forma d’arte. A novembre uscirà Il giardino segreto di Frances Hodgson Burnett, nella versione tradotta da Beatrice Masini. Ad oggi i progetti realizzati sono diciotto e si possono ascoltare in più modi: in cd, in vinili 33 giri e in digitale, in mp3 download e tramite la App Locomoctavia Audiolibri. Sono in genere classici della letteratura per l’infanzia, fiabe e saghe di tradizione europea ed extraeuropea. Nel 2025 Locomoctavia ha vinto il Premio Andersen per il miglior progetto editoriale. Nelle motivazioni della giuria spiccano alcune parole: coraggio, valore, delicatezza, riscoperta, bellezza, qualità, condivisione, cura, etica.
[di Giulia Mirandola]
“The Ear is the Eye of Soul”, l’orecchio è l’occhio dell’anima, è il titolo del Padiglione della Santa Sede alla 61° Mostra Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia 2026, curato da Hans Ulrich Obrist e Ben Vickers, in collaborazione con Soundwalk Collective. Le parole “orecchio”, “occhio”, “anima”, così formulate, mi colpiscono in sé, in relazione al progetto espositivo di cui fanno parte, ma anche perché mi sembrano provenire o andare in un posto che assomiglia a quello verso cui tende Locomoctavia con la propria musica per orecchie, occhi e anima.

© Giulia Tudori
Chissà se Daniele Fior registri ancora nella dispensa della cucina della casa di Neukölln, a Berlino. Ci sono andata tante volte, in tempi diversi, nella Schillerpromenade. Locomoctavia vive infatti in parte in Germania, in parte in Italia, a Trieste. Un giorno d’inverno di alcuni anni fa, invitata a prendere un caffè, una piccola porta mi apriva gli occhi sul mondo in cui nascevano, e forse nascono ancora, le storie lette ad alta voce di Locomoctavia, la casa discografica di letteratura fondata tredici anni fa da Tanja Fahrtmann e Daniele Fior. Di quel guscio ideato per conservare il cibo e trasformato in una capsula per uscire dal tempo, ricordo il buio illuminato da una lucina, il volume sufficiente per ospitare una persona seduta, un ripiano dove appoggiare il computer, le cuffie e poco altro, la sensazione di essere dentro un uovo, lo spazio vasto creato dalla voce umana per espandere l’immaginazione.

Sono tra coloro che hanno sviluppato precocemente un rapporto speciale con i suoni e l’ascolto. Da piccolissima la cornetta del telefono era un oggetto magico dal quale uscivano voci se indovinavi i numeri. In casa c’era un giradischi. Mi mettevo sdraiata a pancia in giù, con la testa piegata da un lato e l’orecchio attaccato alla cassa, mezza schiacciata tra un mobile e l’altro, quasi volessi entrare con tutto il corpo dentro i suoni, non solo ascoltarli. A casa dei nonni c’erano due vecchie radio degli anni Sessanta. Una funzionava anche come giradischi e stava dentro un armadio, particolare che esercitava un’attrazione speciale. Avevo il permesso di aprire il mobile da sola, di posizionare il disco sul piatto, di ascoltare i 45 giri delle Fiabe sonore di Fratelli Fabbri Editori, senza adulti intorno. Anche adesso, qualcuno che mi parla all’orecchio fa la mia felicità. Il progetto editoriale discografico di Locomoctavia e queste immagini infantili hanno in comune la confidenza con l’invisibile e l’inclinazione a risalire il tempo. Scrivono Daniele Fior e Tanja Fahrtmann: «Il racconto orale è la forma più arcaica delle storie, è il tocco affettuoso che passa da millenni, come una piccola fiammella viva, dalle mani di una generazione all’altra: in forma di fiaba, di filastrocca, di canzone o di una ricetta. Quando sentiamo raccontare, entriamo in un mondo sospeso e magnetico perché è un luogo che abitiamo da sempre».

Fahrtmann e Fior hanno avuto una formazione teatrale, si sono entrambi diplomati all’Accademia di Arte Drammatica Silvio D’Amico. Del teatro portano con sé nel lavoro attuale gli elementi che non hanno bisogno di palcoscenico, allestimento, illuminotecnica, scenografia, maschere, costumi. Secondo Fior, «lavorare sulla voce è come lavorare per un falegname il legno, sebbene sia una materia inafferrabile, è una materia plasmabile». Con la parola, la voce e la musica, da esperti conoscitori della recitazione, della drammaturgia, della regia, danno forma a mondi fantastici. Invece di replicare ogni sera in una sala diversa, arrivano a noi su supporti agili e trasportabili facilmente, cd, vinili, app e ci porgono la migliore letteratura in forma di non-spettacolo: «Una cosa che si ascolta con le orecchie, ma si vede con gli occhi».

Del teatro portano con sé anche il processo creativo e il metodo di produzione, basato sul coinvolgimento di attori, compositori e musicisti professionisti, che cambiano di volta in volta. Il testo, che i due fondatori di Locomoctavia chiamano partitura, è oggetto di un profondo scrupoloso lavoro, nel rispetto della versione originale. Le illustrazioni sono una componente caratterizzante la custodia e il libretto che accompagna l’audiolibro. A tutti gli effetti si tratta di una forma d’arte. Prendo a esempio Il giardino segreto di Frances Hodgson Burnett, nella versione tradotta da Beatrice Masini, da novembre in libreria. La voce è di Andrea Collavino, le musiche originali sono composte ed eseguite dal pianista jazz Alessandro Scolz, il montaggio audio e l’arrangiamento musicale è di Daniele Fior, le illustrazioni sono dell’artista iraniana Mahboobeh Yazdani, la grafica è di Giulia Tudori, la curatela è di Tanja Fahrtmann.

Ho chiesto a lei di spiegarmi l’origine del nome Locomoctavia. «Locomoctavia era il nome dell’associazione culturale che avevamo fondato appena finita l’Accademia. Si tratta di un neologismo formato da due elementi: “locomotiva” e “Ottavia”. La locomotiva trasporta cose e persone, nel nostro caso storie, lettrici, lettori. È pure il disegno del nostro logo. Con le parole vogliamo andare lontano, con le storie vogliamo viaggiare e far viaggiare. Ottavia, invece, è una delle Città invisibili di Calvino, i cui abitanti vivono sospesi, soltanto legati in aria da funi e ragnatele. Portare il nome di questa città dentro il nostro nome è un’eco di quella leggerezza, ma anche dell’instabilità propria della vita».

Nel 2026 Topipittori ha dato alle stampe Venti buone ragioni per ascoltare un bambino, venti cartoline con testi di Giovanna Zoboli e illustrazioni di Yoshiko Hada, che invitano ad avere una cura diversa per l’ascolto dedicato all’infanzia, una forma di comunicazione sottile e unica, alla quale dedichiamo scarsa attenzione, eppure essenziale per fare sì che un bambino, una bambina si sentano benvenuti a questa vita, a questo mondo. L’ascolto, in special modo la combinazione tra contatto fisico e suono, sono la regola aurea della lettura ad alta voce, secondo i programmi nazionali di educazione alla lettura e alla salute Nati per Leggere e Nati per la musica. Locomoctavia si spinge in una direzione ancora diversa, non è solo una casa di progettazione e produzione di libri da ascoltare, ma è un progetto culturale che si impegna a studiare e dichiarare perché un audiolibro ben fatto è fonte di benessere per chi lo utilizza. Nelle loro note di lavoro leggiamo che «un audiolibro attiva la multisensorialità», che «l’assenza di immagini in movimento fa sì che si visualizzi tutto nella nostra mente», che «a differenza dell’iperstimolazione, come ad esempio l’attività dello scrollare su cellulare, l’audiolibro allena l’attenzione nel tempo», che «se il bambino non è ipnotizzato da una fonte magnetizzante come uno schermo, la storia fluisce in un corpo libero e rilassato», che «l’audiolibro è un luogo di conforto […] Quando la voce è quella giusta, può diventare magia».

Per scelta Locomoctavia si tiene a distanza dai ritmi frenetici della produzione e fa uscire al massimo due lavori all’anno, esito di periodi lunghi di lavorazione. Ogni audiolibro ha una genesi lenta e lentamente si ascolta. C’è una caratteristica propria del tempo, che sfocia in esperienza diretta, quando avviene di ascoltare un audiolibro. Tempo oggettivo e soggettivo si incrociano. Il tempo reale coincide con la durata dell’ascolto, si misura in ore e minuti, è scandito da parametri cronologici. Il tempo soggettivo è profondamente diverso dall’altro, è immisurabile ed è influenzato dalla percezione interiore e psicologica del trascorrere del tempo. Ascoltare dall’inizio alla fine un audiolibro Locomoctavia è un modo per sperimentare entrambi, ma anche per scegliere di adottare un altro tempo. In una società che tende a dare peso soprattutto all’organizzazione cronometrica del tempo, ascoltare un audiolibro può davvero assomigliare a un’evasione: meno orologi, meno controllo, più tempo nostro.

© Giuliegiordi
Ad oggi i progetti realizzati sono diciotto e si possono ascoltare in più modi: in cd, in vinili 33 giri e in digitale, in mp3 download e tramite la App Locomoctavia Audiolibri. Sono in genere classici della letteratura per l’infanzia, tra i quali Le avventure di Pinocchio di Carlo Collodi, Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carrol, Il giornalino di Gian Burrasca di Vamba, Il mago di Oz di Frank L. Baum, La conferenza degli animali di Erich Kästner, Canto di Natale di Charles Dickens, Moby Dick di Herman Melville, Il giardino segreto di Frances Hodgson Burnett. Un altro filone del catalogo riguarda il recupero di fiabe e saghe di tradizione europea ed extraeuropea, come accade per Andersen fiabe, la fiaba palestinese Jbeneh oppure per Il drago di K e altre fiabe polacche, Spiriti, streghe e briganti le fiabe di Hauff, Ali Baba e i quaranta ladroni.
Italo Calvino dedica la quarta delle Lezioni americane alla Visibilità. Scrive Calvino: «Se ho incluso la Visibilità nel mio elenco di valori da salvare è per avvertire del pericolo che stiamo correndo di perdere una facoltà umana fondamentale: il potere di mettere a fuoco visioni a occhi chiusi, di far scaturire colori e forme dall’allineamento di caratteri alfabetici neri su una pagina bianca, di pensare per immagini». Locomoctavia non compie direttamente il gesto di scrivere, compie un’operazione diversa, si basa sulle parole di grandi scrittori e a partire da esse mette in moto un processo che agisce sulla fantasia potentemente, attraverso la voce e il suono. Sono insieme la parola pronunciata, la voce umana e l’ambiente sonoro che ci fanno vedere a occhi chiusi, fanno scaturire colori e forme dai testi letterari, fanno pensare per immagini. Calvino prospettava una pedagogia dell’immaginazione che sapesse accompagnare a prendere confidenza con questo tipo di movimenti interiori. Locomocatvia si colloca su questa traiettoria maestra e non manca di invitare ascoltatrici e ascoltatori, lettrici e lettori, ad accostarsi anche alle immagini dipinte, che fanno da vestito elegante a ogni produzione. Sono opera di Manuele Fior, Walter Trier, Winnie Gebhardt, Pietro Nicolaucich, Cristina Sitja Rubio, moki, Rueben Russel, Baraa Awoor, Mahboobeh Yazdani.

© Cristina Sitja Rubio
Nel 2025 Locomoctavia ha vinto il Premio Andersen per il miglior progetto editoriale. Nelle motivazioni della giuria spiccano alcune parole: coraggio, valore, delicatezza, riscoperta, bellezza, qualità, condivisione, cura, etica.

