Contano le parole

                                      

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Se leggiamo la definizione di Wikipedia, l'alfabeto è «un sistema di scrittura i cui segni grafici (i grafemi) rappresentano singolarmente i suoni delle lingue (foni e fonemi).» Beh, non è vero.  In tutte le lingue, questa corrispondenza fra segno alfabetico e suono vocale è men che perfetta. George Bernard Shaw, che si è molto dedicato alla questione con il suo consueto, pungente umorismo, ha dimostrato che nella lingua inglese è possibile scrivere gli stessi suoni in maniera molto diversa, dimostrando come il gesto della scrittura e della lettura sono (o sarebbero) molto diversi dall'atto della fonazione, rendendo pressoché impossibile dedurre la pronuncia dall'ortografia. Per esempio, la parola fish [pesce] potrebbe essere scritta ghot: i tre suoni che compongono la parola [f-i-sh]si trovano anche, rispettivamente alla fine di tough [taf], nella lettera o di women [uìmen] e nella t di nation [nèscion].


In questa ottica, l'alfabeto è un semplice strumento per la costruzione dell'elemento fondamentale del linguaggio: le parole. Le lettere, che non hanno un senso - se non simbolico - per se stesse, sono tasselli di un gioco combinatorio che permette di narrare il mondo attraverso la scrittura e di renderlo fruibile attraverso la lettura. Nel mio ricordo, e nel racconto di alcuni altri, la scoperta della lettura non corrisponde al acquisizione della capacità di riconoscere le lettere, ma alla scoperta che non sono le lettere, ma le combinazioni delle lettere a dare un senso a quel che è scritto. Non è il riconoscimento delle lettere, ma la composizione delle parole che riempie di gioia e apre la porta a un mondo non più solo visto e parlato, ma finalmente narrato, quindi espanso, potenzialmente infinito.


Still Another Alphabet Book, di Seymour Chwast e Martin Stephen Moskof (McGraw Hill, 1969) propone un modo nuovo (ancora oggi, a quasi cinquant'anni di distanza) per accostarsi all'alfabeto e alla sua importanza, enfatizzandone proprio questa funzione. Diversamente da quanto accade con i tradizionali libri, qui non si chiede al bambini di memorizzare una forma e di associarla a una o più parole che iniziano con quel segno, ma di giocare con le lettere per imparare a usarle in maniera creativa. È un gioco quasi enigmistico di riconoscimento e composizione.


In ogni doppia pagina, si propone un'immagine e si evidenziano, nella sequenza alfabetica, alcune lettere. Al bambino si chiede di riconoscere quel che è rappresentato e di usare le lettere evidenziate in diverso colore per costruire la parola corrispondente. Un modo eccellente per imparare la lingua (e funziona anche perimparare una lingua straniera).


La difficoltà varia. Alcune immagini propongono oggetti e creature noti: aeroplano, gatto, pesce, cavalletta, cappello. Altre cose meno familiari: radiografia, iceberg. Altre concetti astratti: nulla, scomparsa, alto. In esergo, la chiara spiegazione: Questo abbecedario è anche un enigma e un gioco. Osserva attentamente l'alfabeto al piede di ogni pagina: puoi trovare una parola che descriva l'immagine? Se non ci riesci, le soluzioni sono alla fine del libro.


Quando venne pubblicato, negli Stati Uniti, fu accolto come «un ABC di oggi; un ABC che accoglie tutti i più recenti ed entusiasmanti sviluppi della grafica americana; un ABC che delizierà grandi e piccini. Parole, concetti e idee sono tutti contenuti nelle illustrazioni.» L'AIGA lo incluse fra i 50 migliori libri del 1970. Un analogo entusiasmoha accolta la recente riedizione.

L'entusiasmo del recensore è quello trasmesso dal libro. E di questo tipo di entusiasmo per l'alfabeto c'è un gran bisogno nel momento in cui si vuole conservare alla lettura quell'aura di magia che la circonda nel momento in cui cominciamo a impararla. È solo conservando questo entusiasmo che si può trasformare il leggere da attività meramente utilitaristica in una vera gioia. E fare di un bambino un lettore.

Il nostro esemplare, rilegato in finta tela con sopraccoperta, appartiene all'edizione destinata alle biblioteche, pur non riportando alcuno dei soliti segnali di provenienza bibliotecaria. È stato acquistato a New York, per soli 10 dollari, in una bellissima e accogliente libreria-caffé. Online si trovano facilmente la riedizione Dover (2014) e l'edizione originale a prezzi di poco superiori.