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Francesco e l’umiltà cosmica

Da quest’anno il 4 ottobre, giorno di San Francesco, è festa nazionale civile in Italia e noi abbiamo deciso di festeggiarla pubblicando un’antologia sulla figura del santo a cura di Giusi Quarenghi e illustrata da Anais Tonelli: Francesco e le creature. A presentarci la novità è la sua autrice, intervistata da Ilaria Tagliaferri. 

[di Ilaria Tagliaferri]

Perché ha deciso di lavorare su un testo così impegnativo e noto come il Cantico delle Creature?

Il Cantico è lettura che mi si è fatta familiare, mi piace la sua partitura scandita da quel “Laudato si’” e quel volgare per il quale Carlo Ossola l’ha definito “testo incipitario” della letteratura in lingua italiana, nel senso dell’esordio della lingua, non di un quanto mai discutibile identitarismo nazionale. 

La partecipazione a incontri organizzati dalla Cittadella Laudato si’ di Assisi mi ha portata a una bella frequentazione di quella miniera inesauribile che sono le Fonti Francescane e mi sono ritrovata in quell’andare e sostare di Francesco per parlare con quanti incontrava, fossero persone o leprotti, cicale, rondini… soste, intermezzi diventati episodi di vita quotidiana e racconti che si ritrovano tutti nelle tante biografie scritte su Francesco.

Quale ritratto di Francesco emerge da questa ricerca sulla sua quotidianità?

Emerge un Francesco amabile, curioso, bizzarro, non allineato al senso comune, compassionevole e ben provvisto di senso dell'umorismo. Francesco si rivolge a ogni elemento del creato con un “tu” confidente, affettuoso e scherzoso allo stesso tempo, come quando chiede alle rondini di smetterla di garrire perché ora tocca a lui parlare a quanti sono venuti ad ascoltarlo; le rondini si zittiscono e si mettono anche loro in ascolto. Il libro è questo andare e sostare, in cammino con Francesco, per valli, boschi, laghi, sentieri… per non perdere mai l’occasione di un incontro, di un dialogo in controtendenza, che rivela e propone un altro sguardo, un’altra relazione con il mondo e chi lo abita.

L’antologia seleziona episodi specifici. Quali criteri ha seguito e c’è qualche racconto a cui è particolarmente legata?

L’antologia propone buona parte – mi piacerebbe poter dire tutti, ma mi pare azzardato – degli episodi del Cantico in cui Francesco dialoga con gli elementi naturali, con i viventi o attorno a essi, qualunque forma abbiano, arborea, minerale, animale, umana. Sull’episodio dei pettirossi ho avuto delle perplessità: vanno bene l’affidamento e l’adozione ma poi il maggiore si comporta in modo prepotente verso i fratelli, volendo tutto per sé. Francesco fa notare ai frati che questa prepotenza sarà la sua rovina… e così sarà!  Mi pareva quasi eccessivo ma, di questi tempi, mi pare rinfrancante, una profezia necessaria: la prepotenza è di per sé ragione e via per la catastrofe di chi la esercita!

Che cosa vorrebbe trasmettere alle nuove generazioni attraverso questi racconti?

Spero che, anche grazie a questi episodi, i giovani lettori possano trovare un passo, il loro passo, tanto responsabile quanto danzante, tanto prossimo quanto rivoluzionario, capace di mettere al mondo e di mettersi nel mondo e col mondo in relazione fraterna, riconoscendo i legami e le parentele che condividiamo con tutto e tutti. Li stiamo caricando di problemi enormi che abbiamo creato noi, non loro, con il rischio di impedire, di oscurare la “grazia dell'età d'oro”, che è la loro età, tempo più di avventure ed esplorazioni che di allineamenti al pensiero dominante (soprattutto quando il dominare prevarica il pensare…).

Il libro è stato illustrato da Anais Tonelli, come il precedente Ascolta. Salmi per voci piccole. Com'è avvenuta questa nuova collaborazione?

Anais ha il gesto sapiente e visionario dell’amanuense. Non si limita a illustrare, lei “danza” sulla pagina e con la pagina, creando partiture a due, testo e immagine. Il suo lavoro è una scrittura per figure e colori che arricchisce profondamente i testi.

L’antologia si chiude con il concetto di "umiltà cosmica". Come può Francesco guidarci nelle sfide ambientali odierne?

Nell’epoca in cui viveva, attraversata da un tragico e violento dualismo tra spirito e materia – con questa a quello inferiore e sottoposta in quanto territorio del diavolo – Francesco ha operato un vero e proprio rivolgimento in senso fraterno, mettendo tutto e tutti sullo stesso piano, tra terra e cielo, con sopra, in alto, non l’uomo ma “l’Altissimo e bon Signore”. E anche a lui dà del “tu”. 
Il Cantico di frate sole si chiude con la parola humilitate, umiltà, dal latino humilitas. Alle nostre orecchie, umiltà è parola dimessa, suona rinunciataria, indica sottomissione o ritiro. 
Ma humilitas deriva da humus, la terra fertile che genera, alimenta e custodisce la vita. E anche uomo, homo, viene da humus. Ecco dove siamo, questa la nostra misura, la terra, e la Terra. Una misura da ritrovare, se vogliamo avere futuro, passando, appunto, come bene dice Jürgen Moltmann, “dall’arroganza del dominio all'umiltà cosmica”. Francesco ci ha mostrato come sentirci parte di un respiro comune, abbandonando la pretesa di essere i padroni della terra, liberandola e liberandoci dalla logica predatoria che ci ha portato qui dove siamo. Occorre cambiare passo e sentiero, come Francesco ha dimostrato che è possibile fare. Con i piedi sentire la terra. Cuore e testa ne gioveranno.