Le fiabe sono vere

[di AnnamariaGozzi]

«Le fiabe sonovere», scrive Italo Calvino nella sua introduzione alla raccolta Fiabeitaliane, sono la spiegazione generale della vita. Chebella sorpresa averne conferma e scoprire che la Vecchina dei Panid’Oro esiste davvero. Chissà se la suacasa è bislacca, di certo vive in un piccolo paese sulle collinedi Parma, a Corniglio, e si chiama Maria.

Ogni anno, all’avvicinarsi del Natale, prepara la spongata,un dolce dal ripieno morbido e speziato. Tutte le famiglie diquel paese custodiscono una propria segreta ricetta tramandata dagenerazioni e ognuna è certa di possedere la più antica, quellaautentica, la migliore spongata.


Tant’è che ogni anno, l’8 dicembre, a Corniglio sitiene la festa della spongata. Il segreto sta nella dose, ilmiscuglio di spezie che dà al dolce quel gusto complesso ditradizione, festa e nostalgia e porta dentro sapori venuti dalontano. Per questo le spongate, una volte preparate, devonodormire per una notte al freddo.

Maria,la donna più vecchia di quel paese, ha un segreto in più: ilmezdo regalatole dal padre il giorno del suomatrimonio. Il mezdo è un bastone di salice chedeve essere tagliato in una notte di luna piena nell’equinozio diprimavera. Tutti vorrebbero possedere un mezdoper impastare il ripieno della spongata, perché è graziea questo strumento magico se l’impasto, da un insieme diingredienti, prende quella consistenza misteriosa in equilibrioperfetto tra morbidezza e sapore.


Purtroppo un mezdo non si acquista e nonsi fabbrica, bisogna riceverlo in eredità, come è successoa Maria. 
Nella fiaba dei Panid’Oro, il primo inganno alla Morte è ciò che restaattaccato ad un cucchiaio di legno. Deve per forza trattarsidi un mezdo.

Maria ènata il giorno della befana del 1914 e il prossimo 6 gennaio compirà101 anni. La domenica va ancora a messa a piedi, a chi le offreun passaggio dice «Vado da sola. Se mi fermo è finita. E quandoè ora di fermarmi lo decido io».


«Sembrava proprio lei» è la frase finale de I panid’oro della Vecchina, a quelle stesse tre parole horipensato ascoltando la storia di Maria.
Grazie a GiorgiaZini che me l’ha raccontata.

(Le illustrazionidi I pani d’oro della Vecchina sono di VioletaLopiz ndr)