Sotto le stelle del jazz

[di Ilaria Tagliaferri]

È tempo di un nuovo incontro speciale tra animali e grandi città: Paolo Ventura, fotografo e artista, lo ha dedicato all’Avventura di un topo a New York, dopo aver portato in gita una lucciola a Milano, un delfino a Venezia e un merlo a Parigi.

La serie di libri fotografici è caratterizzata da uno sguardo attento e divertito rispetto al punto di vista degli animali, e da scorci a volte insoliti, a volte più riconoscibili di città memorabili che si offrono con grande forza al girovagare dell’animale e allo sguardo del lettore. Sia che ci si trovi nella luce diurna che in quella notturna, è come se l’atmosfera delle città in questi libri fosse sempre sospesa, ideale per scoprirle pian piano, lasciandosi sorprendere. Ventura, nella puntata del podcast di Topipittori dedicata all’Avventura di un topo a New York, racconta come trovi divertente l’operazione di ritoccare manualmente le foto per “sollevarle leggermente dal reale”, ed è proprio questo leggero scostarsi dalla realtà che rende avvincente e poetica al tempo stesso anche l’esplorazione del topolino protagonista di questo ultimo albo.

Il topolino in questione ha un carattere ben preciso, come del resto lo hanno tutti gli animali della serie: è innamorato pazzo della musica jazz, genere che a New York rappresenta una vera e propria colonna sonora (viene subito in mente Woody Allen con il film Manhattan). Tutto inizia con la casa del nostro protagonista, che è il leggendario Village Vanguard, Jazz club attivo dal 1935 dove il topolino dorme beato tra i tasti del pianoforte del locale, quindi tra le note, circondato dagli altri strumenti musicali. Il colpo di scena arriva quando viene trovato e letteralmente buttato in mezzo alla strada, dove inizia il suo viaggio alla ricerca di una nuova sistemazione, ma soprattutto della musica, perché di quella non ha intenzione di fare a meno.

Le immagini di New York scelte da Ventura sono tra quelle più immediatamente riconoscibili della città, popolate di figure umane che camminano di buon passo, e che il topolino scruta con un certo sconforto. È molto interessante il gioco delle proporzioni tra lui, piccolissimo, e gli umani giganteschi, dei quali non possiamo non notare prima di tutto le scarpe, proprio perché il punto di vista è quello del piccolo quadrupede, perplesso ed errabondo che si ritroverà a chiedere aiuto alla statua di Duke Ellington e a fare amicizia con un musicista di strada, ma sarà solo con l’aiuto di una saggia gazza che scoprirà il luogo ideale per ascoltare la sua musica del cuore, che non vi sveliamo per non rovinarvi la sorpresa.

Vi diciamo, però, che proprio per la specificità della passione di questo topo – che si concentra su un genere musicale e sui suoi luoghi e personaggi, forse non così noti a tutti i lettori – sui risguardi finali ci sono alcune brevissime vignette informative stagliate sull’azzurro del cielo newyorkese che vi faranno con tutta probabilità venire voglia di saperne di più sul mondo del jazz nella Grande mela, tanto caro all’intrepido topino.