Per il ciclo di interviste dedicato alle Case dei Topi, a cura di Beatrice Bosio, oggi parliamo con Elena Giacomin della Casa sull’Albero di Arezzo. Qui trovate le altre interviste alle nostre librerie fiduciarie: libreria Mutty di Castiglione delle Stiviere; libreria Piccoloblu di Rovereto; libreria MarcoPolo di Venezia; libreria Radice-labirinto di Carpi; Libreria Svoltastorie di Bari; Libreria (e festival) Tuttestorie di Cagliari; Libreria GiraeVolta di Jesi; Libreria Momo di Ravenna; Libreria Gli anni in tasca di Pisa; Libreria Farfilò di Verona; Libreria degli Asinelli di Varese; Spazio Libri La Cornice di Cantù; La tana del Bianconiglio di Maerne di Martellago; La Pazienza Arti e Libri di Ferrara; Testolinee Libreria dei Ragazzi di Manduria; Libreria Aribac di Milano; 365 storie di Matera; Libreria Dudi di Palermo; Libreria Trame di Bologna; Libreria Punta alla Luna di Milano; Libreria Baobab di Porcia.
[di Beatrice Bosio]
Mi presentate brevemente la vostra libreria?
La Casa sull’Albero è una libreria indipendente specializzata in letteratura per bambini e ragazzi e ha sede ad Arezzo, al numero 15 di via San Francesco, a pochi passi dalla Basilica di San Francesco, che custodisce uno dei più importanti cicli pittorici rinascimentali, La Leggenda della Vera Croce di Piero della Francesca.
La libreria è stata aperta nel marzo del 2013 con un nome che rendesse omaggio a Bianca Pitzorno e al contempo evocasse quel desiderio comune a tutti i bambini di avere a disposizione un rifugio sicuro e tranquillo, dove leggere, giocare, confidarsi i segreti, guardare le stelle.
La Casa sull’Albero è nata dall’idea di creare uno spazio dove i libri fossero a disposizione di bambini, ragazzi e degli adulti che li accompagnano, un luogo accogliente e aperto, motore di diffusione delle più belle letture destinate all’infanzia.
La libreria si caratterizza per una vasta scelta di titoli. Selezioniamo e promuoviamo opere di qualità, sostenendo il lavoro di ricerca sia delle più importanti case editrici, che dei piccoli editori.
Il nostro progetto si contraddistingue per una filosofia di stampo fortemente educativo. Collaboriamo, infatti, strutturalmente e stabilmente con scuole e biblioteche, promuovendo iniziative e progetti di educazione alla lettura come presentazioni, incontri con gli autori, mostre, festival, oltre ai laboratori, letture e atelier che organizziamo periodicamente in libreria: tutte attività improntate alla valorizzazione del libro e dei linguaggi dell’arte.
Ci occupiamo anche di formazione e di aggiornamento degli adulti in genere, insegnanti, educatori e genitori, che hanno desiderio di entrare in contatto con la letteratura per l’infanzia.
La Casa sull’Albero, nel 2019 vincitrice del Premio “Gianna e Roberto Denti” come miglior libreria per ragazzi dell’anno, è diventata un punto di riferimento e un presidio culturale sul territorio della nostra provincia, ma è allo stesso tempo in connessione con realtà che travalicano i confini aretini, una spinta costante al confronto e allo scambio che abbiamo sempre sentito nostra e che ci ha fatto fare una precisa scelta di condivisione associativa. La libreria è, infatti, membro del comitato di gestione ALIR (Associazione Librerie Indipendenti per Ragazzi) e di Ibby Italia.
Crediamo in una dimensione collettiva e politica della lettura, non ci basta vendere buoni libri, attraverso il nostro lavoro vogliamo contribuire a costruire un paese (e un mondo) più civile e democratico.
Chi l’ha aperta e chi ci lavora adesso? Quali precedenti strade (formative e/o lavorative) vi hanno portate tra gli scaffali di via San Francesco 15?
L’abbiamo aperta io (Elena Giacomin), Anna Giacomin e Barbara Gigli ed è la formazione tutt’ora in essere. Io sono laureata in Storia dell’arte e avevo lavorato con i bambini; Barbara è laureata in Storia del cinema e lavorava per la Fondazione Arezzo Wave, quindi nell’ambito dell’organizzazione di eventi; Anna, dopo una scuola artistica, disegnava gioielli.
Aprire una libreria è sempre stato il vostro sogno o ha preso forma nel tempo? Cosa vi lega ad Arezzo e che tipo di contesto è, soprattutto da un punto di vista culturale?
Aprire una libreria non è sempre stato il nostro sogno, anzi. Ci siamo avvicinate alla letteratura per l’infanzia perché i libri erano uno strumento utile nel precedente lavoro con i bambini e a poco a poco è diventata l’unico oggetto della nostra riflessione.
Barbara e io siamo rientrate ad Arezzo dopo gli studi a Bologna. A noi la provincia piace ed è stato un ritorno felice. Arezzo è una città d’arte, è la città della Fiera dell’antiquariato, è la città dell’oro. La nostra apertura è stata accolta con entusiasmo sia dalla cittadinanza che dal mondo della scuola. Certo, siamo consapevoli che l’educazione alla lettura sia una strada difficile, non priva di ostacoli, ma in questi quasi tredici anni abbiamo avuto molte soddisfazioni.
Tra le molte soddisfazioni, quali sono state le più grandi per voi?
Sicuramente la più grande è stata ricevere il Premio Andersen, un riconoscimento importante a livello nazionale.
Poi è sempre una soddisfazione incontrare, dopo diverso tempo, i ragazzi che da piccoli hanno partecipato ai nostri progetti. Sabato scorso, per esempio, è passato a trovarci in libreria un ragazzo, ora iscritto alla facoltà di Storia a Firenze, con la cui classe, alle superiori, avevamo portato avanti un percorso su Calvino: è stato emozionante per noi rivederlo.
Un’altra bella soddisfazione è stata la laurea magistrale conseguita da Rachele Salvi in Filosofia con una tesi su Ulrich Hub, autore che ha scoperto grazie a noi svolgendo l’alternanza scuola-lavoro in libreria – da allora non ci siamo più perse di vista.
Il rapporto con i bambini e i ragazzi che frequentano la vostra libreria è quindi molto importante per voi: in che modo costruite e vi prendete cura di questa giovane comunità di lettori e lettrici?
Organizziamo periodicamente delle letture in libreria, “Piccoli, molto piccoli, piccolissimi” per la fascia 18-36 mesi e “Tre storie ed una tazza di the” dai tre anni; poi abbiamo un Circolo dei lettori per i bambini e le bambine della scuola primaria.
La scuola è un canale importantissimo, ovviamente. Nel tempo abbiamo avviato solide e durature collaborazioni con alcuni istituti: portiamo in classe i nostri progetti e in questo modo abbiamo l’opportunità di incontrare bambini e ragazzi e accompagnarli nella crescita con i libri.
Com’è invece il rapporto con i clienti adulti della vostra libreria? Ci sono differenze rispetto a quello con bambini e ragazzi?
Non crediamo ci siano particolari differenze nel rapporto con gli uni e con gli altri. La cura di cui necessitano è la medesima, attenzione che è di primaria importanza in tutte le relazioni. Certo, cambia il linguaggio, che con i più piccoli è necessariamente diverso, ma nell’editoria per l’infanzia c’è l’illustrazione, che è un territorio in cui possono incontrarsi tutti, a prescindere dall’età. Ci capita sempre più spesso di organizzare incontri tout public, come dicono in Francia, secondo noi è l’approccio giusto: adulti e bambini seduti “sullo stesso ramo”.
Come scegliete i libri da proporre e come li disponete negli spazi della libreria?
Abbiamo da sempre i conti aperti con tutti i distributori, quindi c’è un rapporto di fiducia con gli agenti, e in più promuoviamo con attenzione il lavoro di sperimentazione e ricerca anche di quei piccoli editori che non si affidano alla distribuzione.
In libreria abbiamo ordinato la narrativa per età, mentre gli albi illustrati per categorie, come prima infanzia, divulgazione, arte. Al fumetto, che è un settore in crescita che stiamo cercando di curare con sempre maggiore attenzione, abbiamo dedicato degli appositi scaffali.
Nel corso della storia della Casa sull’Albero, quali sono stati i libri maggiormente venduti e perché secondo voi?
A parte i classici di autori come Leo Lionni, Maurice Sendak, Julia Donaldson, nella classifica dei più venduti ci sono i libri che abbiamo proposto per i nostri progetti: Il Giardino dei Giusti di Daniele Aristarco (Einaudi Ragazzi); La luna di Kiev di Gianni Rodari e Beatrice Alemagna (Einaudi Ragazzi), acquistato in massa dai nostri clienti per sostenere la causa dei bambini ucraini; Che cos’è un bambino? di Beatrice Alemagna (Topipittori), Il pesce di Dick Bruna (Vanvere Edizioni), Vedere il giorno di Emma Giuliani (Timpetill) e Bambini e giardini di Beatrice Masini e Francesca Ballarini (Timpetill), pubblicato in collaborazione con ALIR, Associazione delle librerie indipendenti per ragazzi di cui facciamo parte.
La vostra Casa sull’Albero è abitata da noi topi, cioè fa parte della rete di librerie fiduciarie della casa editrice e quindi ha a disposizione tutto il catalogo Topipittori: c’è un titolo a cui siete particolarmente affezionate?
Il nostro preferito è Cose che non vedo dalla mia finestra di Giovanna Zoboli e Guido Scarabottolo, un libro aperto che ci è stato utile in tanti laboratori con i più piccoli, ma anche con gli adulti.
Quali libri, non necessariamente per l’infanzia, vi hanno più segnate nella vostra vita e fatte innamorare della letteratura?
Sono state determinanti le letture fatte ai tempi dell’università, prima fra tutte Il codice dell’anima di James Hillman, imprescindibile per chiunque lavori con bambini e ragazzi. Poi abbiamo molto amato i libri di Haruki Murakami, Wu Ming e Chuck Palahniuk, che hanno poco a che fare con i bambini, ma, come dicevamo, alla letteratura per l’infanzia ci siamo arrivate dopo.
Coi libri per bambini avete scoperto anche il mondo dell’illustrazione, immagino. Di quali illustratori apprezzate particolarmente lo stile e i lavori?
Uno è sicuramente Andrea Antinori, che ha disegnato il logo della nostra libreria. Lo ha fatto in assoluta libertà, senza particolari indicazioni da parte nostra, e la sua capacità di sintesi è stata a dir poco perfetta. Altri illustratori che apprezziamo, e che abbiamo recentemente ospitato in libreria, sono Giulia Pastorino, Marianna Balducci e Giovanni Colaneri, tutti giovani e talentuosi.
Com’è cambiata la libreria nel corso dei suoi oltre dieci anni e come siete cambiate voi? Cosa non vi sareste mai aspettate nel 2013 aprendo la libreria?
La libreria è cambiata moltissimo, a partire dalla sua sede: oggi siamo in un posto diverso da quello in cui avevamo aperto, ora ci troviamo proprio di fronte alla basilica di San Francesco, in un ex negozio di antiquariato di cui abbiamo volutamente conservato l’atmosfera.
Anche noi siamo cambiate: abbiamo più consapevolezza, anche se mai abbastanza.
Non ci saremmo mai aspettate di essere ancora qui e di diventare, nonostante tutte le difficoltà, un punto di riferimento importante per il territorio.
Oltre alla scuola, con quali altre realtà, territoriali e non, collaborate?
Collaboriamo con diverse associazioni. Con Pronto Donna, per esempio, realizziamo progetti di educazione contro la violenza di genere che portiamo nelle scuole di ogni ordine e grado, con ANPI e Arci organizziamo eventi e presentazioni. E poi collaboriamo con moltissime biblioteche del territorio.
Com’è invece il rapporto con i colleghi del mestiere? Ci sono librerie che stimate e con cui avete occasione di confrontarvi?
Per noi il confronto e la condivisione con i colleghi è fondamentale, per questo facciamo parte di ALIR (Associazione Librerie Indipendenti per Ragazzi), di cui sono stata (ndr: Elena) anche presidente per cinque anni. ALIR è costituita da oltre 40 librerie che si impegnano a portare avanti progetti culturali e di sensibilizzazione alla lettura. Da quindici anni l’associazione organizza il Premio Orbil, che si propone di avere uno sguardo libero sul mondo dell’editoria per ragazzi, evidenziando la buona letteratura, capace sempre di muovere domande.
L’associazione ha appena pubblicato un manifesto, illustrato da Maria Girón, con le dieci buone ragioni per andare in una libreria indipendente. È un’operazione che, in un momento di crisi come quello che stiamo vivendo adesso noi librai e libraie, vuole riportare l’attenzione sulle librerie indipendenti come presidi culturali.
Come vi distribuite il lavoro in libreria? C’è un aspetto del mestiere che vi piace di più e uno che sopportate di meno?
Negli anni abbiamo ottimizzato la suddivisione dei compiti. Barbara si occupa degli ordini, delle presentazioni, del progetto “Adotta l’autore”, del Circolo dei lettori e delle attività dedicate alla scuola primaria; Anna, della contabilità e dei progetti per il nido e la scuola dell’infanzia; io, dei progetti con le biblioteche e le associazioni, quelli per la scuola secondaria e quelli di formazione.
A tutto questo si è aggiunto il lavoro di produzione dei contenuti che raccontano la libreria sui canali social e nella newsletter, sempre più impegnativo, ma indispensabile.
Ci confrontiamo durante le riunioni settimanali, ma poi portiamo avanti le progettualità in autonomia.
E chiaramente ci dividiamo le ore al pubblico, che possono essere in compresenza o meno a seconda dei periodi dell’anno.
Il nostro lavoro non è mai uguale, progettiamo e ci aggiorniamo annualmente. Le giornate sono sempre diverse e per questo mai noiose. La fatica più grande riguarda gli aspetti burocratici del mestiere.
Avete in serbo qualche progetto speciale per il futuro?
Stiamo approfondendo due figure strettamente legate al nostro territorio, ovvero Carlo Collodi e San Francesco. Potrebbero essere al centro di due importanti progetti, ma per ora è ancora tutto in fase embrionale.
Per salutarci, come invitereste i lettori e le lettrici del blog che ancora non vi conoscono a venire a farvi visita alla Casa sull’Albero?
Domanda difficilissima, perché, ahimè, non siamo molto brave a promuovere noi stesse, ma ci proviamo.
La Casa sull’Albero, come ogni libreria indipendente, è un mondo a sé e per questo merita di essere conosciuta. Ogni libraio o libraia ha la propria visione della letteratura, i propri gusti, il proprio progetto di libreria: è il bello di essere indipendenti.