Una Coccinella per una cittadinanza nuova

Dal 2010, ogni anno, a Cles, in Trentino, si tiene 1 2 3... Storie! Festival della narrazione per bambini e ragazzi, ideato da La Coccinella e realizzato in collaborazione con la Comunità di Valle della Val di Non, il sostegno del Comune di Cles e di altre istituzioni locali. 1 2 3... Storie! Conosciuto nel nostro settore per la qualità della proposta, il festival seleziona ogni anno i migliori autori, illustratori, editori del panorama nazionale, chiamati a ragionare insieme a piccoli e grandi su un tema specifico che viene poi declinato in una serie di laboratori, incontri, mostre e iniziative culturali.

Ma la Cooperativa La Coccinella, a cui si deve questa iniziativa, cos'è esattamente e cosa fa? Ce lo siamo chiesti (dopo aver letto questa intervista date un'occhiata al sito, bellissimo). E dato che la sua storia ci è sembrata molto interessante, oggi pubblichiamo questa intervista ad alcune delle persone che ne fanno parte: Francesca Gennai (Presidente), Mattia Garibaldi (Direttore), Silvana Buono (referente per il Coordinamento pedagogico) e Barbara Zoccatelli (responsabile Atelier) che molto gentilmente hanno accolto e risposto alle nostre domande. A questa intervista nelle prossime settimane ne seguirà una seconda, incentrata sullo sviluppo delle attività culturali da parte della cooperativa.

 Grafiche di Ilaria Castellan per l'evento 20+1, relativo all'anniversario dei 21 anni della cooperativa.

Quando è nata la Cooperativa La Coccinella, per rispondere a quali esigenze e con quale obiettivo?

La cooperativa è stata costituita nel 1995 intorno all'idea dei nidi d'infanzia (anzi all'inizio era un solo nido in un paese montano). Da poco ha compiuto 20 anni. Un traguardo che ha deciso di festeggiare in modo singolare con un intenso programma culturale composto da eventi che abbiamo proposto a partire da gennaio a luglio di quest'anno su tutto il territorio provinciale. Un programma che abbiamo chiamato 20+1 perché l'intento era sì quello di ripercorrere il passato, ma di rivolgere nel contempo lo sguardo al futuro insieme a tutti i protagonisti di questa storia, quelli interni alla struttura organizzativa (soci e dipendenti), ma anche e soprattutto a quelli esterni: bambini, ragazzi e famiglie; istituzioni; enti culturali e tutti gli altri attori delle comunità in cui operiamo.

Accoglienza al nido.

Da chi era formata all'inizio La Coccinella e da chi lo è, oggi?

Ripercorrere il passato con 20 + 1 ha significato anche ritrovare e valorizzare le tracce degli inizi della cooperativa che in un contesto di crisi economica, ma anche sociale e culturale come quello attuale sono particolarmente significative. La Coccinella è nata da una donna, Giuseppina Foffano, che a quarant'anni perde il lavoro di segretaria di direzione presso il centro culturale in Val di Non dell'Università Cattolica di Milano, che chiude. Nella stessa situazione è anche il marito, che però trova un'altra occupazione. Per Giuseppina Foffano non è così semplice anche perché ha tre figli piccoli e vuole un lavoro che, come il precedente, le permetta di stare molto tempo con loro. Di lì, l'idea di aprire un asilo nido come luogo sicuro e sereno dove i bambini possano giocare, essere accuditi e amati, ma anche uno spazio dove i genitori si incontrino. Così Giuseppina trasforma la sua casa a Cles in Valle di Non, riducendo gli spazi dedicati ad abitazione, e vende l'auto per comprare giochi e arredi. La risposta delle famiglie del luogo è immediatamente positiva, non solo iniziano a usare il nido come servizio, ma diventano soci della cooperativa. Non così facile è stato il rapporto con la comunità e le istituzioni. Per questo è stato necessario un cambiamento culturale che la Coccinella ha compiuto passo passo con il territorio.

Esplorazioni sonore.

Dalla gestione del primo asilo nido, quello di Cles, fino ai 20 di oggi sparsi sul territorio provinciale che accolgono in media circa 550 bambini l'anno. Quali sono state le difficoltà maggiori che avete incontrato? Quanto è cambiato il contesto in cui operate nei quasi vent'anni della vostra attività?

Vent'anni fa la scelta di portare il proprio bambino al nido era vista da molti, soprattutto in contesti non cittadini, come residuale, una sorta di "ultima spiaggia" da parte di chi non aveva alternative. Molto è cambiato da allora, soprattutto in termini culturali. I servizi all'infanzia, in particolare i nidi, sono senza dubbio nati per sciogliere il profondo dilemma fra famiglia e lavoro, e permettere, soprattutto alle donne, di praticare la “doppia presenza”: essere attive nel mercato del lavoro senza rinunciare agli impegni familiari. L'aumento dell'occupazione femminile ha portato alla loro diffusione, anche in contesti territoriali molto piccoli. Questo sviluppo è stato accompagnato da una progressiva diffusione della cultura dell'infanzia che si basa sull'idea che l'educazione e la cura siano un diritto fin dalla nascita. Cultura sostenuta dal lavoro dei ricercatori coniugato a un confronto continuo con la pratica di chi in questi servizi opera quotidianamente. Oggi la sfida è diventata quella di rendere i servizi di qualità all’infanzia un luogo di crescita non esclusivo, sia perché non riservato a pochi eletti, sia perché basato su pratiche educative che includono modi di stare al mondo diversi (dalle culture familiari, a quelle etniche, alimentari…).

Attività con materiali naturali.

Quali sono i principi cardine che ispirano il vostro operato?

Ci definiamo un'impresa pedagogica, un binomio che può sembrare azzardato, ma che ci pare tenere insieme la complessità dell’agire quotidiano della nostra cooperativa e il percorso di crescita fatto insieme alla comunità che ci accoglie.

Impresa lo siamo a tutti gli effetti in quanto attività economica soggetta al principio della sostenibilità nel pianificare il futuro, a essere innovativa per stare nel mercato e garantire una sicurezza lavorativa ai proprio collaboratori (o più correttamente collaboratrici visto che siamo un’impresa quasi esclusivamente femminile).  Meno intuitivo invece è il termine pedagogica che però coglie appieno la mission della nostra realtà e il nostro modus operandi. Lo scopo della cooperativa infatti non è quello di produrre beni o servizi: pur riconoscendo di offrire al territorio un importante servizio di conciliazione, la nostra finalità è mettere in atto processi educativi orientati ai bambini e alle bambine che abitano i nostri centri e attività, alle loro famiglie, ai nostri collaboratori e a quella che con una espressione più ampia viene definita comunità. Come impresa pedagogica il nostro compito non è riprodurre la società così com’è, ma aiutare a crescere una cittadinanza nuova, una generazione in grado di costruire quello che le precedenti non sono state capaci di fare, di abbracciare e tenere insieme la diversità senza usare la categoria dell’inferiorità.

Educare è un processo sociale nel quale bambini e bambine imparano a stare nel mondo, a diventare persone consapevoli, flessibili, generative, proattive. E per farlo crediamo che debbano essere messi in connessione con le loro emozioni e quelle dell’altro, nella condizione di comprendere i vissuti, le gioie, le paure dell’altro, i fenomeni con i quali coabitano e smascherare gli stereotipi e i pregiudizi.

Attività del tempo libero in natura.

Quali sono  gli elementi che caratterizzano i nidi di infanzia de La Coccinella?

In effetti sono ormai molte le organizzazioni - pubbliche e private, profit e non - che in Italia e in Trentino, gestiscono questi servizi, e spesso in modi molto diversi tra loro. Dalla mission della cooperativa si ricava un modo preciso di intendere il nido: “un luogo dove si fa educazione insieme, dove il sapere delle famiglie incontra le competenze professionali di educatori preparati e costantemente aggiornati. L'educazione è un diritto-dovere della comunità, una scommessa sul suo futuro, per questo la cooperativa progetta i servizi a partire dai bisogni e valorizzandone le risorse. I nidi de La Coccinella sono ambienti accoglienti, sicuri, ricchi di stimoli, che rispettano i ritmi di sviluppo dei bambini e ne promuovono il benessere e l'autonomia; luoghi dove i bambini possano instaurare relazioni stabili e significative che favoriscono la socialità, il gioco e l'apprendimento”. A partire da questa definizione, nel tempo abbiamo sviluppato principi di comportamento, stili e azioni concrete espressi nella nostra Carta dei Servizi e accompagnati da standard di qualità che vanno dal lavoro di gruppo all'attenzione agli spazi, dalle modalità di ambientamento alle routine quotidiane. Nel tempo però la cooperativa ha affinato elementi ulteriori rispetto a quelli riportati in questo documento ufficiale; elementi che attraversano tutti i suoi nidi diventandone un tratto distintivo. Ad esempio, all'approccio interdisciplinare o multidisciplinare che ci ha portato a integrare la pedagogia con altre discipline (musica, arte, natura...). E ancora l'attenzione alla singolarità e contemporaneamente alla pluralità e, infine, la partecipazione al sistema di relazioni ampio e complesso costituito dal territorio nel suo insieme, con la specificità della popolazione che vi abita, delle risorse economiche di cui dispone, dei servizi che offre, delle evoluzioni storiche e attuali che lo configurano. Da qualche anno poi abbiamo caratterizzato tematicamente i diversi nidi.

Arte e gioco dal progetto "Cantiere Depero".

Come avviene e in cosa si traduce la tematizzazione dei nidi?

Partiamo dalle risorse del territorio e dagli stimoli che avvengono grazie all'apertura ad altri saperi e linguaggi rispetto a quelli pedagogici, come ad esempio la musica, l’arte, la letteratura e la narrazione. Approfondiamo i temi all'interno dei diversi nidi attraverso la formazione del personale e collaborando con esperti ed enti e organizzazioni del territorio e non solo (musei come il MART e Arte Sella, biblioteche, scuole musicali ma anche imprese locali artigiane). Attorno ai diversi temi vengono progettate e sperimentate iniziative formative, percorsi di approfondimento e attività che coinvolgono i bambini, le famiglie e la comunità. Ad esempio partendo dai libri, i nidi hanno sperimentato (e in alcuni casi potremmo dire consolidato) l'uso di linguaggi espressivi come quello teatrale, favorendo così lo sviluppo delle capacità narrative dei bambini (capacità di ri-narrare e re-inventare la realtà), intese come mattone essenziale della costruzione della conoscenza del mondo e di sé.

Attività con materiali naturali.

La vostra impostazione pedagogica prevede un coinvolgimento attivo delle famiglie e dei genitori.

L’esperienza di questi vent'anni ha rafforzato la nostra convinzione che il processo educativo rivolto ai più piccoli acquista senso se condiviso con le loro famiglie. Oltre alla creazione di un rapporto privilegiato e individuale, organizziamo frequenti serate dedicate ai genitori nelle quali si cerca di condividere un linguaggio comune per promuovere contesti in cui rinsaldare l’autostima di bambini e bambine, sostenere le autonomie e aprire spazi di apprendimento nuovi e condivisi. Nel creare questa relazione chi lavora nella cooperativa ha ben presente che la genitorialità oggi non è un ruolo definito da schemi predeterminati, ma che si declina al plurale e che occorre accogliere e accettare in ogni sua manifestazione, ma il pensiero sulle famiglie va anche oltre.

Spesso il nido d’infanzia è per bambini e bambine la prima esperienza di comunità, il primo luogo dove vivere relazioni e costruire legami con coetanei e con adulti diversi dai propri genitori. In una società sempre più frammentata e mobile, in cui le famiglie estese diminuiscono e nei rapporti di vicinato e prossimità, anche per ragioni legate al lavoro e alla frenesia della vita moderna, si fatica a costruire relazioni e a intrecciare legami, i nidi d'infanzia possono essere un'occasione di comunità anche per i genitori. In questa direzione si sono evoluti  gli spazi inizialmente riservati ai genitori di bambini accolti nei servizi che abbiamo aperto anche alle altre famiglie, a mamme e papà, ma anche ai nonni e più in generale al territorio. L'intento è stato ed è ancora quello di mettere a disposizione luoghi in cui gli adulti possono condividere esperienze intense come sono quelle della maternità e della paternità che richiedono alle persone di ripensare il proprio modo di stare al mondo, non solo di organizzare, ma anche di immaginare la propria vita.

Attività in natura.

Siete molto attenti alla anche formazione degli operatori.

La formazione per la Cooperativa è un processo che coinvolge tutti ruoli professionali ed è finalizzato non solo all'acquisizione di informazioni nuove e all'aggiornamento rispetto alle diverse mansioni, ma anche e soprattutto a promuovere: la consapevolezza che esistono diversi modi e significati dell'educazione, la conoscenza dei principi qualificanti del progetto educativo, il contatto e lo scambio con competenze e saperi specifici in una prospettiva multidisciplinare. La formazione per la cooperativa è un processo quotidiano, aperto e improntato alla reciprocità, spesso sviluppato con partner locali e nazionali. Un processo quindi che si realizza in più direzioni: da dentro a fuori e viceversa  in un rapporto di circolarità continua. Da fuori a dentro: con il coinvolgimento di esperti in campi diversi  (dall'arte alla narrazione, dalla pedagogia della natura a quella musicale, dall'illustrazione al design) provenienti da più parti di Italia. La disseminazione interna assume invece il significato di riflessione sulle pratiche quotidiane e di circolazione di saperi specifici. Il personale viene stimolato a riflettere sulle prassi consolidate, a sviluppare un approccio critico e riflessivo sulle proprie pratiche educative e a condividere pensieri ed esperienze maturate con i colleghi anche di altri servizi grazie a momenti e strumenti specifici.

 

Arte e gioco dal progetto "Cantiere Depero".

Dedicate molta attenzione anche agli spazi: oggetti, arredi, architettura. Quanto conta per un bambino l'ambiente?

Gli spazi e il modo in cui sono organizzati, possono facilitare o limitare l’esplorazione e la sperimentazione da parte dei bambini, condizionarli nelle relazioni (vicinanza, contatto, autonomia), contribuire a creare senso di orientamento, sicurezza, appartenenza e benessere. Per questo fin dalle origini, La Coccinella ha investito tempo e risorse nella progettazione e l'allestimento dei nidi coinvolgendo esperti di materie diverse, in una logica multidisciplinare che ha intrecciato competenze architettoniche, pedagogiche e artistiche. L'organizzazione degli spazi - che rimane oggetto di ricerca e sviluppo continuo – parte dalla consapevolezza che il nido è luogo in cui si fa educazione insieme e perciò, oltre a offrire opportunità di crescita per i bambini, deve essere pensato come risorsa anche per gli adulti, educatori e genitori in particolare. Gli spazi di ogni nido sono diversi, influenzati dalla loro storia e posizione, dai materiali con cui sono costruiti, dal contesto che li circonda.

Momenti di incontro tra adulti al nido.

Oggi La Coccinella però non si occupa più solo di nidi. La vostra cooperativa è presente, infatti, in diversi altri ambiti della vita collettiva, come il tempo libero e le attività culturali. In che modo si è evoluto questo percorso?

Con le stesse modalità dell'inizio: l'ascolto dei bisogni delle famiglie e del territorio. Innanzitutto abbiamo arricchito e aperto il servizio dei nidi d'infanzia: ad esempio gli spazi per le neo mamme (il Nani Kama Mama) e per i genitori aperti anche alle famiglie che non frequentano il nido, o ancora Din dinner ovvero la possibilità di ordinare la cena per tutta la famiglia e ritirarla quando si va a prendere il proprio bambino.  Poi abbiamo creato servizi ulteriori e altri rispetto ai nidi d'infanzia, come le attività del tempo libero (sia quelle estive che i centri aperti per bambini e ragazzi) che sono nate per rispondere al bisogno di conciliazione lavoro/famiglia dei genitori quando le scuole chiudono, e si sono sviluppate tenendo conto del fatto che il tempo libero, se collocato in una prospettiva educativa, diventa un'opportunità per acquisire autonomia e responsabilità e per conoscere meglio se stessi. Offrire questa opportunità richiede però un grande sforzo organizzativo e la capacità di trovare il giusto equilibrio tra i laboratori creativi che permettono di fare nuove esperienze sotto la guida di educatori appositamente formati e il gioco non strutturato. Lo sviluppo di attività e servizi culturali (dall'Atelier all'organizzazione di mostre, spettacoli, festival e altri eventi, di cui parleremo nel dettaglio nella prossima intervista) è il risultato della volontà di aprire a tutta la comunità la possibilità di vivere le esperienze maturate nei nidi grazie al dialogo tra i linguaggi dell'arte e dell'espressione creativa e i saperi pedagogico-educativi. La "cultura" si è quindi strutturata come un ambito di attività ulteriore rispetto ai servizi all'infanzia e alla famiglia più tradizionali con l'obiettivo di promuovere benessere collettivo.

Massaggio neonatale al Nani kama Mama (spazio mamma-bambino 0-12 mesi).

 

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