Per il ciclo di interviste dedicato alle Case dei Topi, a cura di Beatrice Bosio, oggi parliamo con Milena Minelli e Sara Tarabusi della libreria Castello di Carta di Vignola. Qui trovate le altre interviste alle nostre librerie fiduciarie: libreria Controvento di Telese Terme; libreria Casa sull’albero di Arezzo; libreria Mutty di Castiglione delle Stiviere; libreria Piccoloblu di Rovereto; libreria MarcoPolo di Venezia; libreria Radice-labirinto di Carpi; Libreria Svoltastorie di Bari; Libreria (e festival) Tuttestorie di Cagliari; Libreria GiraeVolta di Jesi; Libreria Momo di Ravenna; Libreria Gli anni in tasca di Pisa; Libreria Farfilò di Verona; Libreria degli Asinelli di Varese; Spazio Libri La Cornice di Cantù; La tana del Bianconiglio di Maerne di Martellago; La Pazienza Arti e Libri di Ferrara; Testolinee Libreria dei Ragazzi di Manduria; Libreria Aribac di Milano; 365 storie di Matera; Libreria Dudi di Palermo; Libreria Trame di Bologna; Libreria Punta alla Luna di Milano; Libreria Baobab di Porcia.
Mi racconti, in breve, la vostra libreria?
La libreria per ragazzi Castello di Carta ha aperto le sue porte nel 2005 nel centro storico di Vignola. È un progetto di Sara Tarabusi e me (Milena Minelli), messo a punto dopo aver entrambe frequentato il corso di studi per librai specializzati in editoria per l’infanzia dell’Accademia Drosselmeier, in particolare grazie alle illuminanti lezioni di Antonio Faeti, Silvana Sola e tanti altri docenti, editori e autori appassionati.

Castello di Carta nasce, quindi, dalla condivisione di una grande passione per la letteratura per ragazzi, da un amore comune per i libri e la lettura, dal desiderio di unire due competenze diverse: il lavoro di Sara come attrice e operatrice teatrale nell’ambito del teatro per ragazzi e l’esperienza di Milena come libraia presso la Feltrinelli di Modena. Castello di Carta è un luogo dedicato al panorama editoriale per bambini e ragazzi, offre una selezione accurata di titoli e propone numerose attività di promozione alla lettura.

Come vi siete incontrate tu e Sara?
Ci siamo conosciute proprio al corso dell’Accademia Drosselmeier, e tra una lezione e l’altra siamo diventate amiche. Il corso rappresentava per me una via per riuscire a realizzare concretamente un sogno che avevo fin da piccola – aprire una libreria, appunto; per Sara, invece, la possibilità di continuare a recitare leggendo ad alta voce e animando racconti a bambini e ragazzi.

Come mai avete scelto di chiamare la vostra libreria “Castello di Carta”?
Il nome della libreria è un omaggio a Castello di carte, un libro che abbiamo amato subito entrambe, sia per gli autori sia per il significato. È un albo illustrato del 1994, edito da Mursia – e purtroppo ora fuori catalogo – con le rime meravigliose di Gianni Rodari e con le splendide illustrazioni di Emanuele Luzzati. Un libro amato, che poteva diventare un luogo proprio grazie a uno dei protagonisti della storia, il jolly tuttofare. Abbiamo allora battezzato la libreria “Castello di Carta” e scelto come logo il jolly (in una versione rivista) con l’autorizzazione di Emanuele Luzzati.

Vignola è la vostra città di origine? Com’è la libreria in termini di spazio e in quale contesto culturale si inserisce?
Io sono di Savignano sul Panaro, un paese vicino a Vignola, e a Vignola ho frequentato le scuole; Sara, invece, è di Modena. La libreria ha una superficie di 200 metri quadrati, è su due piani, e grazie alle molte finestre e vetrine ha tantissima luce. Ci siamo innamorate di questo spazio appena lo abbiamo visto, ancora vuoto: già ci immaginavamo la nostra libreria pronta ad accogliere mostre, laboratori e letture. Siamo vicine al Castello di Vignola e il contesto culturale è molto interessante: si svolgono un importante festival di poesia e un altro dedicato alla musica jazz.

Com’è stata accolta l’apertura della vostra libreria? E come descrivereste la vostra clientela oggi?
All’inizio c’era molta curiosità. Eravamo comunque in un paese e la letteratura per bambini e ragazzi non era ancora molto conosciuta. Negli anni siamo riuscite, o almeno abbiamo cercato e tuttora ci proviamo, a proporci come punto di riferimento culturale per le persone, le famiglie, gli educatori, gli insegnanti non solo di Vignola, ma anche dei paesi vicini.

Quali servizi e iniziative, oltre chiaramente a un’attenta selezione e vendita di libri, contribuiscono a rendere Castello di Carta un importante presidio culturale all’interno del territorio?
Fin dall’apertura abbiamo proposto in libreria letture animate e narrazioni a cura di Sara Tarabusi, presentazioni di libri con autori, laboratori artistici con illustratori, incontri di formazione per adulti, mostre. Abbiamo collaborato spesso con le biblioteche e le scuole dei dintorni in progetti di educazione alla lettura. Inoltre, abbiamo organizzato a Modena fino al 2023, per undici edizioni, Passa la Parola, un piccolo festival dedicato alla lettura in collaborazione con il CSI (Centro Sportivo Italiano) e il sistema bibliotecario della città. Avendo piena libertà nella conduzione artistica, il festival è stato per noi un’occasione preziosa per raccontare libri, autori ed editori amati.

Come scegliete i titoli che si trovano sui vostri scaffali?
Incontriamo periodicamente gli agenti delle varie case editrici per bambini e ragazzi che ci raccontano le novità in uscita, mentre con alcune case editrici abbiamo rapporti diretti (quindi senza l’intermediazione del distributore). Negli anni l’amicizia instaurata con alcuni editori, autori e illustratori ci ha permesso di conoscere più approfonditamente i libri e i progetti editoriali.

Da Castello di Carta cerchiamo di proporre una selezione che bilanci novità e titoli di catalogo. Inoltre, facendo parte di Alir (l’Associazione delle Librerie Indipendenti per Ragazzi), abbiamo uno scambio continuo con le altre librerie aderenti sulle novità editoriali e sui cataloghi delle case editrici.

Quali titoli avete venduto di più da Castello di Carta in oltre vent’anni di storia?
Sicuramente Che cos’è un bambino di Beatrice Alemagna (Topipittori 2008), che per noi è una vera e propria dichiarazione d’intenti, e Il flauto magico di Emanuele Luzzati (Gallucci 2024).

Il libro più venduto dell’anno appena trascorso è Oggi la parola è meraviglia di Chiara Carminati, Vittoria Facchini, Bernard Friot, Susie Morgenstern (Pension Lepic 2025).

Cosa ci raccontano questi tre titoli di voi, della vostra libreria e di chi la frequenta?
I tre titoli suggeriscono una particolare attenzione alle parole, alle storie e alle illustrazioni, una costante ricerca negli anni finalizzata a promuovere ed educare alla bellezza dei libri. I tre titoli sono anche la conferma della piena fiducia che i lettori e le lettrici di Castello di Carta nutrono nei nostri confronti di libraie.

Castello di Carta è una Casa dei topi e, in quanto tale, ha a disposizione l’intero catalogo di Topipittori: a quali nostri titoli siete più affezionate e perché?
Il pifferaio magico di Hamelin di Robert Browning e Antonella Toffolo (Topipittori 2007), con la traduzione di Umberto Fiori e Livia Brambilla, è un libro che da anni propongo all’interno di un progetto di narrazioni ad alta voce rivolto alle scuole primarie: i bambini sono incantati dalla musicalità del testo e dall’ironia delle illustrazioni.

L’ora blu di Massimo Scotti e Antonio Marinoni (Topipittori 2009), invece, è forse uno dei libri che ho raccontato più spesso ad alta voce a ragazzi e ragazze della scuola secondaria. Fa parte della bibliografia di un progetto per gli adolescenti sull’amore, l’identità e la crescita, molto apprezzato.

Adoro anche: Prendere il volo di Marina Marinelli e Silvia Molinari (Topipittori 2020), un libro estremamente poetico e commovente, ma anche scientifico e rigoroso; Il magnifico lavativo di Tuono Pettinato (Topipittori 2010), un fumetto ironico, leggero e profondo che restituisce il valore del suo autore; Quando il mondo era tutto azzurro di Sara Gamberini ed Elisa Talentino (Topipittori 2020), un racconto sulla magia dell’infanzia e il potere dell’immaginazione.

Perché far parte di Alir è importante per voi? E di quale iniziativa portata avanti dall’Associazione siete particolarmente orgogliose?
Far parte di Alir significa costruire e alimentare uno scambio periodico (online, ma anche fisico se possibile) tra librerie indipendenti per discutere criticamente dell’attuale panorama editoriale per l’infanzia – novità e cataloghi – e del mestiere di librai per bambini e ragazzi e per promuovere la lettura nei diversi territori in cui viviamo. Questo confronto si traduce concretamente nel premio Orbil, che come associazione assegniamo ogni anno, durante la Bologna Children’s Book Fair, ai titoli che reputiamo più interessanti, vuoi per la qualità del testo, delle illustrazioni, della traduzione, o per la cura del progetto. Articolato in varie categorie – Albi illustrati, Narrativa 6-11 anni, Narrativa 11-14 anni, Young Adult, Fumetti e Divulgazione –, questo premio si propone, quindi, come uno sguardo libero sul mondo dell’editoria per ragazzi e vuole evidenziare la buona letteratura, quella sempre capace di muovere domande.

Quale aspetto del lavoro di libraie vi piace di più e quale invece sopportate di meno?
[Sara] Considerando la mia anima di narratrice, l’aspetto che più mi piace di questo lavoro è poter entrare in libreria, leggere libri nuovi, ascoltarli e trovare quelli la cui voce più mi colpisce, per poi inserirli in dei progetti. Sopporto meno, invece, dover impiegare tanto tempo per adempiere alle questioni burocratiche richieste per realizzare anche il più semplice dei progetti.

[Milena] Di questo lavoro adoro leggere, stare in libreria tra i libri, sistemare gli scaffali, selezionare i libri e dare consigli di lettura. Gli aspetti meno piacevoli per me sono sicuramente quelli burocratici e amministrativi, seppur necessari.

Cosa non vi sareste mai aspettate aprendo una libreria?
Negli anni non ci saremmo mai aspettate l’impoverimento e il degrado del centro storico, non solo di Vignola, ma di molti altri borghi italiani; non ci saremmo mai aspettate – sicuramente mai augurate – la forte concorrenza dell’online, né la crisi economica che ha ridotto il potere d’acquisto delle famiglie, né tantomeno la mancanza di riconoscimento a volte, sia nel pubblico che nel privato, della nostra libreria come soggetto culturale e non solo esercizio commerciale legato alla vendita di libri.
Castello di Carta ha aperto più di vent’anni fa: com’è cambiata la libreria nell’arco di questo tempo? E come siete cambiate voi libraie?
[Sara] Per quanto mi riguarda, sono cambiati molto i progetti di educazione alla lettura. L’oggetto libro è diventato l’elemento principale del mio raccontare storie. Oggi più che attrice mi definisco una narratrice di libri: leggo e racconto ad alta voce per far innamorare chi mi ascolta dei libri per bambini e ragazzi, che sono i veri protagonisti delle mie narrazioni teatrali. Ogni progetto si basa su una bibliografia di almeno 30-50 titoli. Abbiamo cominciato con quattro o cinque proposte, e adesso abbiamo un’offerta di circa 40 narrazioni ad alta voce, per un pubblico dai 3 ai 14 anni. Poter offrire a scuole, comuni e biblioteche un ricco repertorio di progetti ha contribuito significativamente alla sopravvivenza della nostra libreria e alla definizione della sua identità. I libri di qualità si trovano in libreria, ma è grazie ai progetti che possono raggiungere pubblici più ampi.
[Milena] Nell’arco di questi anni abbiamo sempre cercato di mantenere fede alle promesse iniziali della libreria, ovvero mettere al centro dei nostri progetti, percorsi o attività il libro. Non ha mai smesso di guidarci il pensiero di Emanuele Luzzati secondo cui i bambini e i ragazzi hanno bisogno di esperienza e mestiere, e la ferma convinzione che essere librai richieda impegno intellettuale, etico e civile. In questi vent’anni sono state fondamentali le relazioni e gli scambi con scrittori, illustratori ed editori che ci hanno permesso di crescere professionalmente e umanamente. In più, è davvero una grande gioia essere un punto di riferimento per autori non solo nazionali, ma anche internazionali.

Quali sono le principali sfide che vi sembra riservare il futuro per una libreria come la vostra?
La sfida più grande per noi è poter continuare a fare il nostro mestiere, poter crescere ancora tanti lettori e lettrici, supportarli e arricchirli, non perdere, insomma, la comunità di Castello di Carta costruita negli anni con grande impegno.
Vi chiedo di salutarci con un’ultima buona ragione per cui chiunque dovrebbe fare un salto da Castello di Carta.
Perché, chiunque tu sia, troverai sempre un libro che ti aspetta da Castello di Carta.
