Mettere al centro la scrittura

[di Silvia Rubechi]

Da cinque anni, alla mostra e al concorso Libri fatti a mano, che si tengono ogni anno a Pieve Santo Stefano nel mese di Aprile, affianchiamo un evento parallelo con il quale il nostro pubblico bambino e adulto ha l’occasione di incontrare la bellezza attraverso immagini e testi di qualità. È così che abbiamo ospitato Else, Casa Editrice di libri serigrafici, lo studio grafico valenciano Milimbo, i poliedrici Mook e Oscar Sabini con il suo poetico collage.

«E quest’anno?» ci siamo detti.

«Quest’anno forse è arrivato il momento di sovvertire il punto di vista. Mettere al centro la scrittura.»

A questo punto non abbiamo avuto dubbi sulla scelta. Silvia Vecchini ci ha sempre convinto per la sua scrittura vera, essenziale e delicata, tanto nella poesia quanto nel racconto e nel fumetto. Abbiamo iniziato a ragionare su che forma dare alla mostra: ci piaceva l’idea che il pubblico avesse a disposizione gli elementi per tentare di comprendere di cosa si alimenta la scrittura di Silvia Vecchini e in cosa consiste il percorso che fa dialogare parole e immagini nei suoi libri. Abbiamo deciso che la parte centrale della mostra si sarebbe concentrata su come scrive Silvia non in termini di stile, ma mirando a indagare i materiali e le occasioni di scrittura che cerca di cogliere e sollecitare anche negli altri, quindi le poesie scritte a caviardage o a collage, i taccuini, le polaroid e la macchina da scrivere.

Il resto del percorso volevamo che vedesse protagonisti sette libri scritti da Silvia Vecchini. Desideravamo creare intorno ad essi una piccola installazione fatta di oggetti quotidiani, così presenti nella scrittura dell’autrice, di parole definitive ma anche provvisorie, di bozzetti, schizzi, ritagli, storyboard, così da cercare di comprendere il dialogo dell’illustratore o illustratrice con il suo testo. Perciò abbiamo coinvolto Francesco Chiacchio per Acerbo sarai tu (Topipittori); Marina Marcolin per Poesia della notte, del giorno, di ogni cosa intorno (Topipittori); Daniela Iride Murgia per Una foglia (Edizioni Corsare); Cristina Pieropan per Vetro (Fulmino); Sualzo per Telefonata con il pesce (Topipittori) e La zona rossa (Il Castoro); e infine Arianna Vairo per In mezzo alla fiaba (Topipittori). La partecipazione di questi illustratori è stata davvero generosa e ha iniziato a prendere forma Poesia di ogni cosa intorno. L’opera di Silvia Vecchini nelle immagini di sei illustratori.

I materiali che ci siamo trovati a disposizione erano davvero notevoli ma ovviamente molto diversi tra loro. Abbiamo ragionato tanto sull’allestimento: era necessario creare degli spazi diversi per i vari libri, assecondando le caratteristiche del testo e dei contributi proposti dai sei illustratori, ma garantendo anche una certa uniformità all’esposizione.

Un primo filo rosso nell’allestimento sono stati i materiali: il ferro e il legno vissuto dal tempo si sono adattati diventando wunderkammer per accogliere i ritagli di Daniela Iride Murgia, bacheche per i taccuini di Silvia Vecchini, cornici per i bozzetti di Francesco Chiacchio e Arianna Vairo, tavoli e espositori per i materiali di Sualzo, Marina Marcolin e Cristina Pieropan.

Illustrazioni di Cristina Pieropan.

L’altro trait d’union sono stati gli oggetti. Come abbiamo già detto, la scrittura di Silvia è fortemente ancorata al quotidiano. Ci sembrava che unire parole, immagini e oggetti ci potesse aiutare nel narrare il suo lavoro. In effetti questa scelta si è rivelata quanto mai azzeccata. I primi a rendersene conto sono stati gli addetti alle visite guidate: avvicinarsi (così si dice sempre) alla poesia sembra cosa complessa sia per i bambini sia per gli adulti; la poesia, in realtà, è già vicinissima a noi, è in un pezzo di pane, è in una candela accesa, è in un sasso ricoperto di muschio, è in ogni cosa intorno.

L'allestimento per Vetro, con illustrazioni di Cristina Pieropan.

L'allestimento per Una foglia, con illustrazioni di Daniela Iride Murgia.

L'allestimento per In mezzo alla fiaba, con illustrazioni di Arianna Vairo.

Dobbiamo confessare che ci siamo davvero stupiti della risposta del pubblico. Fino all’ultimo abbiamo temuto che questo percorso così particolare, eterogeneo potesse creare delle difficoltà, invece la risposta è stata entusiasta, c’è chi ha scritto «Entrando in quella stanza si ha letteralmente l’impressione di entrare nei libri di Silvia Vecchini». Questo sguardo sul farsi di un libro illustrato ha appassionato i visitatori: è stato come un viaggio dietro le quinte, tra cancellature, riscritture, bozzetti scartati, storyboard non definitivi, dove si sono potuti intuire i meccanismi che fanno dialogare testo e illustrazione.

L'allestimento per Poesie della notte, del giorno, di ogni cosa intorno, con illustrazioni di Marina Marcolin.

L'allestimento per Acerbo sarai tu, con illustrazioni di Francesco Chiacchio.

L’evento parallelo ha avuto sempre come obiettivo quello di perseguire l’educazione alla bellezza. Quest’anno ci sembra di aver raggiunto qualcosa in più: esplorare il percorso che porta alla bellezza. La bellezza difficilmente si trova dietro l’angolo. Per raggiungerla spesso è necessario un lavoro lungo e complesso, fatto necessariamente anche di errori. Non sempre è il risultato del lavoro di uno: lo scambio, il dialogo, il mettersi in ascolto dell’altro possono fare la differenza. Ci sembra che questo dialogo sia stato colto dal numeroso pubblico, sia adulto che bambino.

L'allestimento per Telefonata con il pesce e La zona rossa, con illustrazioni di Sualzo.

Silvia ha voluto giocare con noi fino in fondo proponendo - coperta dallo pseudonimo La matassina - un libro fatto a mano per il nostro Concorso, giunto alla undicesima edizione. In questo libro di stoffa ci sono il senso del suo fare poesia e quello del percorso che abbiamo allestito. Il testo, ricamato sulla stoffa, dice:

Come un ricamo
bianco su bianco
la poesia ti aspetta
ma occorre
che guardi
s  e  n  z  a      a  l  c  u  n  a
fretta.