A volte nei posti piccoli la vita diventa più grande

Per il ciclo di interviste dedicato alle Case dei Topi, a cura di Beatrice Bosio, oggi parliamo con Filomena Grimaldi della libreria Controvento di Telese Terme. Qui trovate le altre interviste alle nostre librerie fiduciarie: libreria Casa sullalbero di Arezzo; libreria Mutty di Castiglione delle Stiviere; libreria Piccoloblu di Rovereto; libreria MarcoPolo di Venezia; libreria Radice-labirinto di Carpi; Libreria Svoltastorie di Bari;  Libreria (e festival) Tuttestorie di Cagliari; Libreria GiraeVolta di Jesi; Libreria Momo di Ravenna; Libreria Gli anni in tasca di Pisa; Libreria Farfilò di Verona; Libreria degli Asinelli di Varese; Spazio Libri La Cornice di Cantù; La tana del Bianconiglio di Maerne di Martellago; La Pazienza Arti e Libri di Ferrara; Testolinee Libreria dei Ragazzi di Manduria; Libreria Aribac di Milano; 365 storie di Matera; Libreria Dudi di Palermo; Libreria Trame di Bologna; Libreria Punta alla Luna di Milano; Libreria Baobab di Porcia.

 

[di Beatrice Bosio]

Mi racconti brevemente Controvento?
 
Controvento ha aperto il 7 dicembre 2013 a Telese Terme, in provincia di Benevento.
Telese Terme è la cittadina in cui sono andata a scuola e in cui sono diventata lettrice grazie alla libreria che c’era all’epoca, e in cui, anni dopo, ho anche lavorato, scoprendo che questo territorio amava i libri quanto me.
Controvento è nata come libreria generalista, per tutti, e lo sarà sempre. Il percorso tra i banchi e gli scaffali è pensato per persone dagli zero ai novantanove anni e spazia dalla narrativa alla saggistica. Attraverso i suoi libri, Controvento racconta il mondo a lettrici e lettori: le storie, l’arte e le scienze, il gioco e la guerra, le scoperte e il sogno.
Ho aperto da sola e per qualche anno ho avuto dei collaboratori che mi aiutavano al banco solo durante gli incontri dei gruppi di lettura. Dal 2019, però, si è unita a me Alessia Piva, che in pochissimo tempo è diventata una libraia esperta, e da ottobre di quest’anno si è aggiunta anche Sara Pesce.
Per quanto riguarda la struttura, Controvento ha pianta quadrata, ma noi la immaginiamo e la viviamo più come avesse forma di vortice. Modifichiamo spesso la disposizione dei banchi e la collocazione dei libri a scaffale. Dato che il mondo fuori dalla porta cambia, conosciamo sempre più lettori, scopriamo nuovi libri e aggiorniamo sempre il catalogo: anche lo spazio della libreria deve adeguarsi al costante cambiamento. In più, una nuova disposizione dei banchi e dell’allestimento invita i clienti a percorrere gli spazi della libreria in modo diverso, imbattendosi in libri che non avrebbero mai sfogliato. Ci piace condurre i lettori in terre poco frequentate.
 
 
Qual è stato il tuo percorso formativo e lavorativo? Cosa ti ha spinta ad aprire la tua libreria?
 
La mia storia di libraia s’intreccia alla mia storia di lettrice, iniziata nella storica libreria Theoria di Telese Terme. Quando uscivo da scuola, in attesa del bus per tornare a casa, andavo da Theoria e passavo in rassegna a uno a uno tutti i libri che tenevano a scaffale. Non c’erano né internet né i social, ma c’erano i cataloghi cartacei che mi permettevano di mappare autori e storie, e mi ricordavano che c’era ancora tantissimo da leggere.
Ho letto di tutto, libri stupendi che fanno ancora indissolubilmente parte di me e libri orribili che, però, mi hanno aiutato a definire il mio gusto. Sbagliando ho imparato a cercare e scegliere.
Ho fatto l’università a Perugia che in quegli anni aveva tante librerie, molto diverse tra loro: le frequentavo e conoscevo tutte.
Ognuna, con la propria selezione e geometria di scaffali, proponeva un percorso unico. C’era quella organizzata per Paese degli autori; quella specializzata in saggistica, storia ed economia; quella con libri d’arte e di viaggio; quella con tutto il catalogo Einaudi (dove, poi, ho lavorato); e tante altre. Ciascuna libreria costituiva un mondo diverso. A quei luoghi, ma soprattutto a quei librai, devo la consapevolezza del fatto che non esiste un solo modo per fare questo mestiere, non esistono solo le novità, non esiste un unico percorso possibile.
Non lo sapevo ancora, ma è allora che ha iniziato a farsi strada dentro di me l’idea di Controvento così com’è oggi.
Dopo Perugia ho lavorato in altre città, qui a Telese, poi in Toscana dove ho cominciato a conoscere e approfondire il lavoro con i gruppi di lettura e la letteratura per l’infanzia, e a Milano nella storica libreria Utopia. Milano è stata come un Erasmus: ho conosciuto editori, autori, illustratori – era tutto a portata di mano.
La varietà di lettori incontrati durante queste esperienze è stata di grande stimolo per me: mi sono aperta a ogni tipo di lettura e ho scoperto continuamente nuovi libri e nuove case editrici indipendenti.
Dopo tanti anni di lavoro in varie librerie, a un certo punto ho sentito che finalmente era arrivato il momento di aprire la mia.
Nel 2013, il sindaco Pisapia mise a bando ad affitto agevolato dei locali del comune, con precedenza a progetti legati alle librerie. Il giorno in cui avrei dovuto presentare la domanda, però, mi sono resa conto che a Milano c’erano già tante librerie, mentre a casa mia no. E così, nel febbraio del 2013, sono tornata a Telese Terme e mi sono messa in cerca del locale giusto.
Dopo una lunga e attenta ricerca, a dicembre dello stesso anno, Controvento ha aperto le porte a lettori e lettrici.
 
Ogni libreria indipendente, quindi, è un mondo a sé tutto da scoprire, a partire dal nome. Come mai hai scelto Controvento?
Per la scelta del nome mi sono fatta aiutare da un gruppo di amici. Ho creato un gruppo chiuso su Facebook (non c’erano ancora i gruppi di WhatsApp) e in pochi giorni abbiamo dibattuto sui nomi più disparati, ma nessuno tra quelli proposti raccontava l’idea di libreria che avevo in mente.
Poi un’amica finalmente mi ha dato il consiglio giusto: “Troverai sicuramente il nome in una pagina di un libro che hai letto e amato”.
Avevo da poco letto Trieste sottosopra di Mauro Covacich (Laterza 2006), acquistato proprio a Trieste su consiglio di Tommaso Contessi della libreria Minerva. Nel racconto Bora a San Luigi, Covacich scrive: “[...] le raffiche entrano compresse e pompano via tutto quello che trovano, ivi compresi bambini con l’eskimo aperto a pipistrello... Ecco la trovata, provare a scendere a rotta di collo con le ali, senza finire a pelle d’orso, oppure – seconda opzione del gioco – resistere contro vento senza spostare i piedi. Inutile dirvi che il divertimento è assicurato: i più leggeri di voi rischieranno non proprio di volare, ma di perdere contatto con la terra be’, questo sì”.
Ecco trovato il nome della mia libreria: giocare controvento a un gioco un po’ pericoloso, ma bellissimo. E cos’è aprire una libreria se non rischiare di volare?
 
 
 
Scegliendo questo nome hai voluto sottolineare l’atto di fiducia che aprire una libreria richiede e, al tempo stesso, fare riferimento a una lettura e a un luogo che sono stati importanti per te. Ci sono altre letture che ti hanno particolarmente segnata? E perché proprio queste?
 
La prima è sicuramente Albero delle parole. Grandi poeti di tutto il mondo per i bambini di Donatella Bisutti (Feltrinelli 1997), purtroppo ora fuori catalogo. È stato il mio primo libro: non sapevo ancora leggere, me lo leggevano i grandi. Ero incantata dalle rime, dai cognomi degli autori pieni di consonanti, dalle parole che non comprendevo e da una poesia che non mi stancavo mai di ascoltare: Blues di Nostalgia del poeta statunitense Langston Hughes. Una poesia che ricordo ancora a memoria, che non ho mai davvero colto pienamente e rivela qualcosa ogni volta che la rileggo. È stato grazie a questo libro che ho fortemente desiderato imparare a leggere.
Al liceo ho letto Germinal di Émile Zola in una fragilissima edizione Newton Compton. Ricordo di averlo divorato in soli due giorni, di nascosto in classe durante le lezioni e di notte senza dormire. È stato il primo libro in cui mi sia veramente immersa, il primo “da grande”, il primo che, mentre lo leggevo, riusciva a cancellare il mondo attorno, ma che, al tempo stesso, al mondo mi ci riportava, diversa. Leggere di lotte, disuguaglianze, ingiustizie, violenze e rinascita in quegli anni Novanta, pieni di televisione e disimpegno, mi ha permesso di conoscere una storia diversa. Ho iniziato allora a cercare libri che raccontassero storie così, che mi guidassero in mondi più lontani, più grandi del mio.
Un’altra lettura determinante l’ho fatta nell’estate del 2013. Ero al mare e nella libreria del paese ho comprato La vera storia del pirata Long John Silver di Björn Larsson (Iperborea 1998). Anche questo l’ho letto in due giorni, senza uscire di casa, senza andare in spiaggia. È un libro bellissimo, un’avventura entusiasmante che tiene incollati alle pagine. Con l’espediente della biografia immaginata, è soprattutto un romanzo storico sulla pirateria, la tratta degli schiavi e il colonialismo. Ho letto poi altri libri sulla pirateria e mi sono chiesta come mai un libro del genere non mi fosse mai capitato sotto il naso prima, da bambina per esempio. Un libro sui pirati, d’altronde, era per i maschi, non per me e le mie amiche. Allora mi sono chiesta cos’altro non mi fosse mai stato proposto: quali avventure reali e letterarie, quali libri, esperienze e giochi non mi erano passati sotto il naso in quanto donna? Questo libro è stato una scintilla, ha acceso una luce nella me lettrice e libraia. Ora mi interrogo sempre sulle scelte che faccio sia per Controvento che per la pila sul mio comodino, esploro con più attenzione i cataloghi degli editori, in particolare quelli per l’infanzia, e presto molta (più) attenzione al rischio di proposta mirata maschio/femmina che vedo (purtroppo) ancora molto presente in Italia.
 
  
 
Mi descriveresti la città in cui Controvento si trova, Telese Terme, e più in generale la regione, soprattutto da un punto di vista culturale? Cosa intendevi quando hai detto di aver scoperto che il tuo è un territorio in cui si amano i libri?
 
Quando, diversi anni prima di aprire Controvento, ho lavorato qui a Telese da Theoria, mi sono resa conto con grande stupore che i lettori c’erano ed erano tanti. Credo di essere rimasta così stupita perché, come tutti i lettori, pensavo di essere sola. E invece ho capito che anche in un piccolo paese come questo, dell’entroterra e in una provincia piccola, se ci sono persone, allora devono esserci anche i libri.
Se al Sud si legge generalmente di meno, non è perché non si ami la lettura, ma perché mancano luoghi dei e per i libri: biblioteche di pubblica lettura, biblioteche scolastiche e librerie. Se ci fosse facile accesso a libri belli, nuovi, tanti e diversi, e se insieme ai libri si incontrassero di frequente professionisti esperti, bibliotecari, educatori alla lettura, librai, allora sì che nascerebbero molti lettori.
Negli ultimi anni, per fortuna, sono cambiate diverse cose in Campania. Sono nate biblioteche scolastiche, librerie specializzate, festival e associazioni di promozione alla lettura. Tutto, però, su iniziativa di privati e, quindi, precario. Una libreria potrebbe chiudere, alle biblioteche scolastiche e ai festival potrebbero mancare i fondi per continuare a esistere… L’educazione alla lettura ha bisogno di leggi dello Stato da applicare e rispettare, fondi pubblici, spazi e stabilità, cose che purtroppo non vedo ancora.
 
Come scegli i libri per Controvento? E a quali aspetti presti particolare attenzione, oltre al già citato rischio di proposte basate su stereotipi di genere?
 
Esploro tanto i cataloghi delle case editrici, con particolare attenzione ai libri che gli editori scelgono di continuare a ristampare; approfitto degli incontri con le classi in libreria per ascoltare e osservare i bambini, capire da cosa sono attratti, di cosa hanno bisogno, quali difficoltà incontrano. Stando con i bambini ho potuto sperimentare come tanti libri non nascano veramente con uno sguardo per l’infanzia, bensì come conforto per l’adulto.
Mi interessano i progetti nuovi, la cura e il coraggio delle case editrici che non inseguono le mode o la ricerca del tema, e mi incuriosisce la ricerca che gli editori fanno all’estero, perché mi piace quando una storia, un’illustrazione arriva da lontano, nella mia lingua.
Detto questo, però, in libreria cerco di avere tutto, anche i libri a tema, anche quello che non incontra esattamente il mio gusto, ma quello dei lettori. La libreria non è mia, i libri che scelgo, che cerco, non sono per me, ma per la comunità che frequenta Controvento.
 
 
A tal proposito, sapresti dirmi quali sono i titoli più venduti da Controvento?
 
Non abbiamo mai alte pile dello stesso titolo, preferiamo tenere poche copie per titolo ma tanti titoli. I lettori sono diversi e diverse sono le loro richieste, quindi ci piace proporre varietà.
Nel 2025 i più venduti sono stati sicuramente i libri dei gruppi di lettura: al di là della vendita per l’incontro, questi titoli hanno una vita molto lunga, perché i partecipanti dei gruppi spesso li regalano e anche chi non partecipa li acquista incuriosito dall’etichetta “gruppo di lettura”.
In particolare, il più amato di quest’anno è stato: Il nostro posto nel mondo di Claire Marin (Einaudi 2025). Lo abbiamo inserito nel gruppo di saggistica “Libro Prossimo” e dopo è stato regalato, consigliato, letto ad alta voce, condiviso. L’autrice e filosofa francese riflette su come molti di noi oscillino tra il desiderio di fuggire da ruoli e ambienti soffocanti e la spinta a cercare stabilità e riconoscimento.
 
 
Appartenendo alla rete delle Case dei topi, Controvento ha a disposizione tutto il nostro catalogo: quali titoli preferisci e perché?
 
C’è un libro che continua a raccontarmi qualcosa di nuovo ogni volta che lo apro: Quando sono nato di Isabel Minhós Martins e Madalena Matoso (Topipittori 2009).
Quel nero brillante che illumina la pagina e rivela tutti i colori e le forme, il testo poetico con mille sensi e suoni che si rigenera a ogni lettura, quei rami che sono anche radici, braccia e dita delle mani sempre aperte per accogliere, prendere e toccare.
Lo leggo e lo sfoglio spesso con le classi in libreria: ogni età vede qualcosa che io non ho ancora visto, un dettaglio, o un significato che io non ho ancora colto.
È uno di quei libri che non ci stancheremo mai di raccontare.
 
 
Quali sono i gruppi di lettura di Controvento e quanto sono importanti per te e per la libreria?
 
Nel 2014 è nato il primo gruppo di lettura di narrativa. Da allora, in pochissimo tempo, abbiamo capito quanto l’esperienza dei gruppi sia unica e imprescindibile sia per la libreria sia per i lettori. Ci si incontra, ci si ascolta e si scoprono nuove storie e nuovi amici.
Oggi i gruppi di Controvento sono sei per gli adulti (due di narrativa, uno per gli insegnanti, uno di saggistica, uno di poesia, uno di racconti e uno di arte); quattro per i bambini e le rispettive famiglie, divisi per fasce d’età; infine “Spazio Libero”, un gruppo appena nato e autogestito da ragazzi tra i 14 e i 18 anni che accolgono in libreria coetanei in cerca di un posto sicuro in cui parlare di libri.
Il gruppo di lettura dà l’opportunità di immergersi tutti insieme in un libro. Il gruppo dispiega le pagine e rivela i lettori. A me libraia, infatti, permette di imparare a conoscere i lettori, di capire come leggono, cosa li attrae, cosa cercano e cosa non sanno ancora di volere. Tutte informazioni che il solo acquisto di un libro non può restituirmi. Una volta comprato un libro, non so nulla sulla sua lettura: cosa accade al lettore mentre lo legge? Cosa sottolinea? Quali altri libri gli richiama alla mente? Quanto lo trova facile o complesso?
Lo stesso accade con i gruppi per bambini e famiglie: imparo tantissimo su come si legge a casa, sulle preferenze e difficoltà dei bambini. Si tratta di un momento unico e privilegiato in cui non c’è mediazione tra me e i bambini e posso raccontare e mostrare loro libri che altrimenti non vedrebbero mai, con grande stupore dei genitori…
I gruppi sono occasione non solo di scoperta di nuovi libri, ma anche di incontro tra persone con la stessa passione per la lettura: ci si (ri)conosce, nascono amicizie e reti fittissime di relazioni. In più i gruppi sono di supporto per i lettori più fragili, spingono a terminare il libro, ad affrontare pagine che non avrebbero – forse – mai letto.
I gruppi di lettura richiedono moltissimo lavoro, chiaramente: la scelta del libro giusto per ogni gruppo è sempre molto complessa, dobbiamo studiare con attenzione i cataloghi delle case editrici e avere i sensi all’erta per quanto riguarda le novità. La comunicazione con tutti i partecipanti ci assorbe completamente e l’agenda della libreria ruota tutta intorno agli incontri dei gruppi. Eppure, non potremmo farne a meno: sono il cuore pulsante di Controvento, il cerchio che unisce i libri, le persone e la lettura.
 
 
Mi descriveresti a grandi linee la clientela di Controvento?
 
Controvento è una libreria di varia, per adulti e bambini, con scaffali che “cercano” di toccare tutti i settori. E proprio come i libri che abbiamo, così è la clientela.
Tra i clienti ci sono insegnanti, famiglie con bambini, turisti d’estate, universitari fuorisede che ritornano a casa per le feste, e tante persone anziane con richieste di ogni genere. Ci sono i lettori Adelphi, quelli che “io leggo solo saggi scientifici”, quelli da editori indipendenti e quelli da romanzo in classifica. Ci sono clienti che si affidano completamente a noi per la scelta, e altri che si avventurano da soli tra gli scaffali, lì dove risiedono le nostre scelte più speciali.
 
 
Oltre ai gruppi di lettura, quali altri eventi vengono organizzati da Controvento? E sono anche questi importanti nella gestione della libreria?
 
Dallo scorso anno accogliamo le classi ogni mattina, tre incontri all’anno per ogni classe, un’agenda complicata da organizzare, ma un’occasione unica e fondamentale per noi per conoscere davvero il mondo fuori. Non tutti partecipano ai gruppi, ma tutti i bambini vanno a scuola. Abbiamo incontrato bambini da varie parti del mondo che ora vivono qui a Telese, abbiamo ascoltato lingue e storie diverse e, soprattutto, abbiamo iniziato a scegliere i libri tenendo conto della reale infanzia che c’è fuori dalla nostra porta.
Un’altra iniziativa è nata lo scorso anno a partire da una lettura del gruppo di narrativa, La quarta parete di Sorj Chalandon (Guanda 2024). Durante l’incontro si è parlato moltissimo di teatro ed è sorto spontaneo il desiderio di altri incontri dedicati proprio al teatro. Quando arriva una richiesta così bella dai lettori, non possiamo non organizzarci. Da questo febbraio, quindi, partiranno gli “Incontri a scena aperta” condotti da Daria D’Aloia, attrice e amica della libreria, in cui parleremo di storia (e storie) del teatro, di messa in scena, di adattamenti e copioni, di testi, monologhi, dialoghi e di teatri nel mondo, dall’antica Grecia alle più moderne strutture sceniche.
 
 
 
Come sono i rapporti con gli addetti ai lavori – editori ma soprattutto colleghi librai? Ci sono librerie con cui collabori o alle quali guardi con stima e ammirazione?
 
Nel tempo, grazie agli incontri, alle fiere e ai social, tanti colleghi sono diventati amici. In particolar modo nei mesi del Covid ci siamo stretti tutti in una rete fittissima di supporto e amicizia, abbiamo imparato insieme a gestire quei giorni così complessi, ci siamo raccontati le difficoltà e alcune siamo riuscite a superarle insieme.
Non posso immaginare la mia vita da libraia senza Serena Casini della libreria Volante di Lecco, Manuela Malisano della Libreria W. Meister Co. di San Daniele del Friuli, Ludovica Giuliani de Le notti Bianche di Vigevano, Paola Piolatto de I libri di Eppi di Torino, Andrea Geloni della Libreria Nina di Pietrasanta, Salvatore D’Alessi della Ubik di Foggia, Chiara Condò de Il Pensiero Meridiano di Tropea e le sorelle Maria Carmela e Angelica Sciacca della Prampolini di Catania.
Abbiamo un gruppo WhatsApp tutti insieme e lo scambio sulla nostra “chat fissata in alto” è quotidiano: ci confrontiamo su ogni aspetto del lavoro, condividiamo nuove decisioni, progetti singoli o di gruppo e se negli anni ho evitato tanti errori è solo grazie a loro. Siamo profondamente diversi, le nostre librerie non si somigliano e i territori in cui lavoriamo non potrebbero essere più lontani. Eppure siamo accomunati dalla stessa curiosità, dalla voglia di imparare e lavorare cercando ogni giorno un modo nuovo per raccontare i libri ai lettori.
Questo è un lavoro di relazione, non solo tra libraio e lettore, ma anche e soprattutto tra libraio e altri librai. Da soli si resta in un recinto limitato e non ci si evolve.
 
Quale aspetto del tuo lavoro ti piace di più e quale invece sopporti di meno?
 
La ricerca mi appassiona sempre. Studiare i cataloghi delle case editrici più e più volte perché se i tempi cambiano, cambia anche lo sguardo e l’urgenza che abbiamo per i libri. Mi piace ripensare gli scaffali della libreria, ricrearli sulla base di nuovi temi, ascoltando le voci che arrivano da fuori. Mi piace il momento in cui mi accorgo di connessioni tra libri lontani, mi piace progettare un nuovo gruppo di lettura, mi piace leggere un libro e pensare ai suoi possibili lettori. Mi piace stare con i libri. Sempre.
Non sopporto tutto quello che mi tiene lontana dai libri. La quantità di contabilità, la casella di posta sempre piena, la pressione dei social che spinge verso direzioni che non sempre condivido.
 
 
Quali libri hai al momento sul tuo comodino?
 
Pensare senza parole. I doni nascosti di chi ragiona per immagini, pattern e astrazioni di Temple Grandin (Adelphi 2025); Memoria della memoria di Marija Stepanova (Bompiani 2020); Viaggio in Siria di Gertrude Bell (Polaris 2014).
 
  
 
Infine, per salutarci, un’ultima buona ragione che convinca anche i più scettici a fare un salto a Telese Terme per visitare la tua libreria.
 
Le aspettative dei lettori sono sempre tante e, forse, nessuna libreria riesce davvero a soddisfarle tutte. Controvento, come tutte le librerie indipendenti, ha una storia da raccontare fatta di libri scelti uno alla volta che non si trovano in altre librerie, scaffali tematici e tanti gruppi di lettura pensati e immaginati per i suoi lettori. Perché a volte nei posti piccoli la vita diventa più grande.